domenica 26 luglio 2015

lettera aperta a mons Nunzio Galantino Segretario CEI


CHIESA + CRISTIANA ANTICA + CATTOLICA E + APOSTOLICA
DIOCESI DÌ MONZA PER L’ITALIA
                                                                                    DÌ TRADIZIONE ORIENTALE          
+ MARIO METODIO
VESCOVO AUSILIARE




AMENDOLARA 25 Luglio 2015
Dalla residenza vescovile.


Lettera aperta a MONS NUNZIO GALANTINO
SEGRETARIO GENERALE DELLA CEI


ECCELLENZA,
ormai è da tempo che tra noi intercorre a sprazzi, una comunicazione epistolare, e nonostante i suoi impegni onerosi per il servizio che svolge, presso la CEI, trova il momento di rispondermi, con missive di avvenuto ricevimento delle mie.
Non sono passate inosservate le sue dichiarazioni in merito alla sentenza della corte di cassazione, che riporto testualmente:

*    Una "sentenza pericolosa" che limita fortemente "la garanzia di libertà sull'educazione che tanto richiede anche l'Europa.
Mi permette di smentirla
Forse sarebbe meglio, che lei citasse l’Europa in modo appropriato, perché .la storia le mi insegna docet. La suprema corte di cassazione ha valutato anche in base a quanto già  accennato nel 2010. Di seguito la storia.
 L'Italia, infatti, dal settembre del 2010 è al centro di una procedura d'infrazione da parte dell'Unione Europea per "violazione della concorrenza e illegittimo aiuto di stato". La sentenza era prevista per maggio 2012 e, di fronte a una (molto probabile) condanna, la Chiesa sarebbe stata costretta a pagare le tasse arretrate dal 2005 ad oggi. Ma, con questo colpo di spugna (demagogico per di più), molto probabilmente la procedura di infrazione sarà prima congelata e poi cancellata, così lo Stato del Vaticano inizierà a pagare solo dall'anno prossimo, risparmiando circa 4 miliardi di euro (secondo stime per difetto). Insomma, Monti fa pagare al Vaticano 10 per fargli risparmiare 1000. Piccolo excursus storico: perché proprio dal 2005? Perché proprio quello fu l'anno in cui Silvio Berlusconi decise di introdurre l'esenzione dall'Ici per la Chiesa, rispolverando una proposta del governo (di centrosinistra) Amato, ripresa dal secondo governo Prodi, in cui Pierluigi Bersani (proprio lui) era ministro dello sviluppo economico. È curioso notare come, in materia di agevolazione ecclesiastica e altre porcate come la legge elettorale del "porcellum", Pd (e predecessori) e Pdl si trovino sempre d'accordo.
Un'altra curiosità è rappresentata dalla guerra di cifre, che si è scatenata in questi giorni a proposito del futuro decreto legge. Secondo l'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) lo Stato risparmierebbe dai 500 ai 700 milioni di euro sicuri; l'Ares (Associazione di Ricerca E Sviluppo sociale) stima un rientro di ben 2,2 miliardi di euro; Avvenire, invece, basandosi su misteriosi dati che corrisponderebbero secondo il quotidiano della Cei ai conti pubblici, stima un risparmio di meno di 100 milioni di euro. Della serie povera Chiesa, che la facciamo pagare a fare?
Le "famiglie" in Italia sono circa 22 milioni. Dunque, come si vede nella tabella che segue, la chiesa costa ad ogni "capo-famiglia" (cattolico o no) circa 600 euro all'anno. Se consideriamo "sostanzialmente non-cattolici" il 70% di cittadini che non frequentano le chiese, questo vuol dire che la chiesa cattolica costa allo Stato quasi 2.000 euro all'anno per ogni "cattolico" e che il 70% di questo peso economico grava sui non-cattolici.
Qui si intende per "famiglia" ogni "nucleo familiare", anche composto di una sola persona. Quindi sono considerati "capi famiglia" anche coloro che vivono soli.

spese o perdite fisse dello Stato, per ogni anno
(valori 2007)
milioni di euro

Immobili di proprietà di enti ecclesiastici: esenzione da IVA e altre imposte statali
9.000,0
8 per mille sul gettito IRPEF
1.000,0
Insegnanti di religione nella scuola pubblica
682,0
Turismo cattolico, elusione fiscale (*)
650,0
Finanziamenti a scuole private
527,0
Esenzione delle attività commerciali ecclesiastiche da IRAP e IRES
500,0
Esenz. ICI per le proprietà ecclesiastiche
300,0
Grandi eventi (per es. Giubileo) (***)
250,0
Esenz. fiscale per i reddito delle scuole private (*)
150,0
Contr. regionali e comunali per gli edifici di culto (*)
126,0
Esenz. fiscali per l'attività dei preti, per es. funerali, matrimoni, battesimi (*)
45,0
Finanziamenti alle università cattoliche
44,0
Cappellani militari
10,8
Contributo al fondo di sicurezza sociale per i dipendenti del Vaticano
9,0
Fondo per gli edifici di culto
7,2
Contributi al fondo di previdenza per il clero
7,0
Esenz. fiscali ai dipendenti del Vaticano
4,0
Contributi agli oratori
2,5
Nuovi edifici di culto
2,0
Istituto S. Pio 5°
1,5
Assistenti religiosi nel SSN
1,2
Totale
13.319,2
   (*) stima approssimativa
  (**) imposta sul reddito dei fabbricati e delle persone giuridiche, imp. sulle compravendite
(***) media degli ultimi 10 anni

Tutto questo senza contare (mancano i dati) le elargizioni alle varie università, ospedali ecc. della chiesa, i contributi e le esenzioni fiscali alle associazioni di cattolici laici ed alle ONG gestite dalla chiesa: un giro d'affari che coinvolge almeno due milioni di persone, probabilmente con spese e perdite delle Stato intorno ai trecento milioni di euro all'anno.
Stiamo parlando di oltre 13 miliardi di euro, cioè ventiseimila miliardi di lire tutti gli anni, cioè  36 milioni di euro al giorno.  Per rendersi conto della portata del problema, basta considerare che con 13 miliardi di euro lo Stato potrebbe costruire  ogni giorno800 appartamenti di 75 mq ciascuno e venderli per 600 euro al metro quadro (un quarto del prezzo di mercato nel 2007) dando così  lavoro a circa 1 milione di persone, facendo sparire la disoccupazione (quella vera) e mettendo fine per sempre alla speculazione sugli affitti e sulle aree.

·          


Mi permetta, di far notare una contraddizione in terminis,a proposito  della citazione dell ‘ Europa che lei fa, perché stranamente poche settimane prima ,aveva espresso dissenso verso altre indicazioni suggerite dall’ Europa all’Italia, in materia dei diritti civili. intervenendo con vigore e sottolineando come non vincolante per l’ordinamento giuridico italiano .Ancora pochi giorni fa ha sottolineato come le priorità per il paese Italia sono altre, e lei non vede questa urgenza dell’approvazione dello governo di nuove forme di riconoscimento affettivo,  anche delle coppie gay. Vorrei capire se lei, interviene come vescovo, come cittadino o come politico, perché il suo argomentare, lascia ampio spazio ,a leggerla ,come preoccupato a una lotta di conservazione dello status quo, non a caso per lei l’Europa è vincolante per alcuni versi .mentre per l’altra no, più che dello status ad quem. Eccellenza, Come vescovo di una piccola chiesa, che ho la gioia di vivere lontano da questi inciuci e compromessi, mi rendo conto giorno per giorno, di come le parole del Vescovo di Roma, Sua beatitudine, Francesco, a proposito della non intromissione dei vescovi e del clero nelle questioni politiche di governo, trovano sempre più accoglimento.
Probabilmente sono io che leggo male le omelie e i discorsi del Papa Francesco ,perché lo ritengo uomo di Dio ,ma sono sempre più convinto che , la parola del Santo padre, lo riveli un profeta dentro a una chiesa clericale.
Smettiamola di pensare che sia la Chiesa cattolica ad affamare l'Italia".
Così lei conclude la sua dichiarazione riguardante la sentenza della cassazione.

Excusatio non petita, accusatio manifesta.


Le allego le risposte di alcuni italiani in merito alle sue dichiarazioni, ogni tanto conoscere l’odore delle pecore aiuta.
Con i sensi di stima.

+Mario Metodio

























giovedì 9 luglio 2015

LETTERA APERTA ad ANGELA MERKEL Cancelliera di Germania e Leader in Europa Gentile Signora, Lei è salita al potere in Germania dopo una parentesi della SPD durata qualche anno e ha continuato la politica della sua CDU che per vari decenni ha visto il Cancelliere Helmut Kohl alla guida incontrastata della nazione tedesca... In questi frangenti Kohl ha potuto vedere la fine del Muro di Berlino che umiliava la vostra nazione per tanto tempo da dopo la seconda Guerra mondiale... Kohl come Lei Signora Merkel era ed è, oggi a 85 anni, un politico cristiano cattolico di un partito cristiano conservatore denominato Unione di Centro Cristiano Democratica: io credo che i principi di "economia sociale e solidale" debbano essere al centro di una azione di governo sia nazionale che internazionale di un leader che si ispira ai valori cristiani e dunque evangelici. Io non sono un esperto di intricate questioni economiche e bancarie e di tutti i risvolti tecnici e contabili che sempre sentiamo sui media da quel giorno un po' malaugurato in cui siamo entrati nella moneta unica europea, cedendo una parte notevole di sovranità nazionale. Non sono esperto e oltre tutto se ascoltiamo tre economisti di estrazione diversa udiamo tre scuole di pensiero tanto differenti da non riuscire a capire più niente... Signora Merkel gli economisti ed osservatori bancari e statistici ci dicono una infinità di nozioni economiche di cui non capiamo alcunché... Anche la politica oggi si è ridotta in sostanza ad economicismo... Quello che capiamo è che sia noi che la Grecia come la Spagna e il Portogallo e qualche altro paese più debole economicamente non riusciamo a stare al passo di nazioni come la vostra e come la Francia e Inghilterra che hanno economie forti costruite su basi più solide e frutto anche di grandi imperialismi economici nei secoli scorsi... Il primo imperialismo di Spagna e Portogallo si è esaurito nei secoli mentre quello delle vostre nazioni, essendo più recente, in altra maniera continua con metodi moderni e veloci dovuti alle tecnologie attuali... Ebbene noi capiamo una sola cosa: a parte un degrado già esistente in Italia, oggi le cose vanno sempre peggio... La Mafia impera peggio di prima... Le nostre istituzioni sono piene di corrotti che fanno lievitare le tasse a livelli insopportabili a causa delle loro continue ruberie in ogni ambito... L'inefficienza delle pubbliche amministrazioni ha raggiunto traguardi assoluti considerando anche i tagli in ogni ambito possibile: scuola sanità e servizi. In mezzo a tutti questo degrado arriva Lei con la sua corte di tecnici e banchieri di Bruxelles a strangolarci ancora di più: avete imposto un "patto di stabilità" che non si capisce che cosa sia e in cui entra di tutto... Oggi a causa di questo disgraziato patto, firmato da chi e per chi non si sa, noi in Italia non riusciamo più nemmeno a riparare le nostre strade che versano in uno stato tale che risulta indegno di un paese civile... Lei in Germania ha questa considerazione per la Sua nazione?! Tutto ciò crea prima un degrado e disfattismo mentale e morale nelle persone, e non solo un degrado materiale... Dobbiamo ringraziare Lei per questa situazione?!... O dobbiamo ringraziare altri?! Ce lo dica Lei!... Lei non è mai venuta a vedere da buona amministratice germanica ed europea come si vive qui in Italia in una famiglia normale o in una di anziani o di coppie con bambini che non riescono più a sopravvivere? Lei sa quanto è cresciuta la povertà in questo nostro paese che anni fa era un paese di grande capacità economica e imprenditoriale?! Non ho mai sentito un solo discorso suo di cristiana protestante che sia verso le persone che soffrono povertà e stenti... Nè da Lei né dai suoi sodali amici burocrati e tecnici di Bruxelles: Lei dirà che si occupa di conteggi e io da Vescovo e cristiano Le rispondo che mi occupo di umanità e di opportunità di benessere offerto a tutti come dono di Dio al mondo intero... Il dono, si badi bene, di cui nessuno è padrone!... Lei persegue il rigore che può avere anche delle giustificazioni contabili, ma chi è credente o anche solo umano persegue il bene non solo dei conti ma delle persone reali in carne ed ossa! È in gioco l'umanità stessa, il senso dell'umano!... Lei Signora Merkel non può pensare di essere cristiana ( e se fosse cattolica lo stesso ) solo quando deve opporsi (errando) ai matrimoni gay e alle adozioni dei gay!... I suoi Vescovi cattolici e i Pastori protestanti tedeschi non glielo hanno mai detto questo, Signora Cancelliera! Molto male! Perché durante il Terzo Reich i predecessori di questi stessi Vescovi e Pastori fecero giuramento di fedeltà al Fuhrer e non diedero affatto testimonianza al Vangelo di Cristo e alla loro opera apostolica... Oggi fanno lo stesso con Lei quando va in Chiesa e a Messa e nessuno Le indica come si deve vivere in coscienza da cristiano?! Mi pare che vi ha tentato Papa Francesco pochi giorni fa, dicendole di rispettare la dignità delle persone e mesi or sono quando le consegnò la sua enciclica in udienza, rispondendo alla sua sorpresa perché era tradotta in tedesco, dicendole che " almeno avrebbe anche potuto leggerla!.." Leggerla per Lei cristiana come si definisce e come si definisce il vostro Partito della CDU non è abbastanza!... Occorre vivere una dottrina sociale ed economica improntata ai principi del Vangelo... Principi ineludibili ed esiziali! Altrimenti può anche sciogliere il Suo Partito e non dichiararsi più "cristiana", che in fondo sarebbe anche più onesto e sincero... I Vescovi della Grecia da cui proviene la nostra stessa Chiesa Antico Cattolica per successione apostolica non parlano?! Sono ortodossi e forse credono di non avere voce in capitolo con Lei e la parte di Europa a maggioranza cattolica e protestante : noi sappiamo però che il Vangelo è uno e uno solo, come anche il Signore Gesù Cristo e' uno e una sola è la fede!... (cfr. San Paolo apostolo ). Lei con la Grecia non si dimostra affatto "cristiana" quando sa che una crisi che dura da anni ha portato sottosviluppo e miseria tale da penalizzare bambini e anziani, dei quali le percentuali di sotto alimentazione e mancanza di cure mediche stanno facendo strage... Strage che nessun media europeo in mano ai vostri centri finanziari di potere ci mostrano le tragiche immagini!... La vostra Trojka sta facendo il suo lavoro sporco, come diceva anche Papa Francesco mesi or sono: salva le Banche e fa morire le persone umane!... Complimenti Signora Angela Merkel, Cancelliera di Germania e Capo dei 27 Stati dell'Unione Europea... Questo è proprio l'avveramento di quel sogno che i Padri fondatori dell'Europa volevano?!... È il coronamento di una ispirazione "cristiana" del vostro CDU che nelle finanze agisce con un cinismo tale e una cattiveria punitiva verso paesi più poveri e più fragili da ricordare foschi e cupi passati .... Se nessun Vescovo o Cardinale o capo di Chiesa Le dice questo è perché del Vangelo ha perso anche l'ultimo lucignolo fumigante, non avendo nel cuore alcun amore per Cristo, e ha messo sotto i piedi la sua stessa missione apostolica... Si ricordi infine che Helmut Kohl, che fu indiscusso Cancelliere prima di Lei, per decenni, fece una fine miseranda tra corruzione per il partito e per la sua tasca personale... Non creda di poter continuare a fare il Cancelliere "cristiano e democratico", quando Lei calpestando il Vangelo e i diritti dei più bisognosi, cammina davanti allo sguardo di Dio!... Si ricordi bene di queste mie parole che non ho pronunciato oggi invano!... Auguri e Buon lavoro... + Giovanni Climaco Mapelli Arcivescovo Primate della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica in Italia Milano, 6 luglio 2015

LETTERA APERTA 
ad ANGELA MERKEL 
Cancelliera di Germania 
e Leader in Europa 

Gentile Signora, 

Lei è salita al potere in Germania dopo una parentesi della SPD durata qualche anno e ha continuato la politica della sua CDU che per vari decenni ha visto il Cancelliere Helmut Kohl alla guida incontrastata della nazione tedesca... 
In questi frangenti Kohl ha potuto vedere la fine del Muro di Berlino che umiliava la vostra nazione per tanto tempo da dopo la seconda Guerra mondiale... 
Kohl come Lei Signora Merkel era ed è, oggi a 85 anni, un politico cristiano cattolico di un partito cristiano conservatore denominato Unione di Centro Cristiano Democratica: io credo che i principi di "economia sociale e solidale" debbano essere al centro di una azione di governo sia nazionale che internazionale di un leader che si ispira ai valori cristiani e dunque evangelici. 
Io non sono un esperto di intricate questioni economiche e bancarie e di tutti i risvolti tecnici e contabili che sempre sentiamo sui media da quel giorno un po' malaugurato in cui siamo entrati nella moneta unica europea, cedendo una parte notevole di sovranità nazionale. 
Non sono esperto e oltre tutto se ascoltiamo tre economisti di estrazione diversa udiamo tre scuole di pensiero tanto differenti da non riuscire a capire più niente... 
Signora Merkel gli economisti ed osservatori bancari e statistici ci dicono una infinità di nozioni economiche di cui non capiamo alcunché... 
Anche la politica oggi si è ridotta in sostanza ad economicismo... 
Quello che capiamo è che sia noi che la Grecia come la Spagna e il Portogallo e qualche altro paese più debole economicamente non riusciamo a stare al passo di nazioni come la vostra e come la Francia e Inghilterra che hanno economie forti costruite su basi più solide e frutto anche di grandi imperialismi economici nei secoli scorsi... 
Il primo imperialismo di Spagna e Portogallo si è esaurito nei secoli mentre quello delle vostre nazioni, essendo più recente, in altra maniera continua con metodi moderni e veloci dovuti alle tecnologie attuali... 
Ebbene noi capiamo una sola cosa: a parte un degrado già esistente in Italia, oggi le cose vanno sempre peggio... 
La Mafia impera peggio di prima... 
Le nostre istituzioni sono piene di corrotti che fanno lievitare le tasse a livelli insopportabili a causa delle loro continue ruberie in ogni ambito... 
L'inefficienza delle pubbliche amministrazioni ha raggiunto traguardi assoluti considerando anche i tagli in ogni ambito possibile: scuola sanità e servizi. 
In mezzo a tutti questo degrado arriva Lei con la sua corte di tecnici e banchieri di Bruxelles a strangolarci ancora di più: avete imposto un "patto di stabilità" che non si capisce che cosa sia e in cui entra di tutto... 
Oggi a causa di questo disgraziato patto, firmato da chi e per chi non si sa,  noi in Italia non riusciamo più nemmeno a riparare le nostre strade che versano in uno stato tale che risulta indegno di un paese civile... 
Lei in Germania ha questa considerazione per la Sua nazione?! 
Tutto ciò crea prima un degrado e disfattismo mentale e morale nelle persone, e non solo un degrado materiale... 
Dobbiamo ringraziare Lei per questa situazione?!... 
O dobbiamo ringraziare altri?! 
Ce lo dica Lei!... 
Lei non è mai venuta a vedere da buona amministratice germanica ed europea come si vive qui in Italia in una famiglia normale o in una di anziani o di coppie con bambini che non riescono più a sopravvivere? 
Lei sa quanto è cresciuta la povertà in questo nostro paese che anni fa era un paese di grande capacità economica e imprenditoriale?! 
Non ho mai sentito un solo discorso suo di cristiana protestante che sia verso le persone che soffrono povertà e stenti... 
Nè da Lei né dai suoi sodali amici burocrati e tecnici di Bruxelles: Lei dirà che si occupa di conteggi e io da Vescovo e cristiano Le rispondo che mi occupo di umanità e di opportunità di benessere offerto a tutti come dono di Dio al mondo intero... 
Il dono, si badi bene,  di cui nessuno è padrone!... 
Lei persegue il rigore che può avere anche delle giustificazioni contabili, ma chi è credente o anche solo umano persegue il bene non solo dei conti ma delle persone reali in carne ed ossa! 
È in gioco l'umanità stessa, il senso dell'umano!... 
Lei Signora Merkel non può pensare di essere cristiana ( e se fosse cattolica lo stesso ) solo quando deve opporsi (errando) ai matrimoni gay e alle adozioni dei gay!... 
I suoi Vescovi cattolici e i Pastori protestanti tedeschi non glielo hanno mai detto questo, Signora Cancelliera! 
Molto male! 
Perché durante il Terzo Reich i predecessori di questi stessi Vescovi e Pastori fecero giuramento di fedeltà al Fuhrer e non diedero affatto testimonianza al Vangelo di Cristo e alla loro opera apostolica... 
Oggi fanno lo stesso con Lei quando va in Chiesa e a Messa e nessuno Le indica come si deve vivere in coscienza da cristiano?! 
Mi pare che vi ha tentato Papa Francesco pochi giorni fa, dicendole di rispettare la dignità delle persone e mesi or sono quando le consegnò la sua enciclica in udienza, rispondendo alla sua sorpresa perché era tradotta in tedesco, dicendole che " almeno avrebbe anche potuto leggerla!.." 
Leggerla per Lei cristiana come si definisce e come si definisce il vostro Partito della CDU non è abbastanza!... 
Occorre vivere una dottrina sociale ed economica improntata ai principi del Vangelo... 
Principi ineludibili ed esiziali! 
Altrimenti può anche sciogliere il Suo Partito e non dichiararsi più "cristiana", che in fondo sarebbe anche più onesto e sincero... 
I Vescovi della Grecia da cui proviene la nostra stessa Chiesa Antico Cattolica per successione apostolica non parlano?! 
Sono ortodossi e forse credono di non avere voce in capitolo con Lei e la parte di Europa a maggioranza cattolica e protestante : noi sappiamo però che il Vangelo è uno e uno solo, come anche il Signore Gesù Cristo e' uno e una sola è la fede!... (cfr.  San Paolo apostolo ). 
Lei con la Grecia non si dimostra affatto "cristiana" quando sa che una crisi che dura da anni ha portato sottosviluppo e miseria tale da penalizzare bambini e anziani, dei quali le percentuali di sotto alimentazione e mancanza di cure mediche stanno facendo strage... 
Strage che nessun media europeo in mano ai vostri centri finanziari di potere ci mostrano le tragiche immagini!... 
La vostra Trojka sta facendo il suo lavoro sporco, come diceva anche Papa Francesco mesi or sono: salva le Banche e fa morire le persone umane!... 
Complimenti Signora Angela Merkel, Cancelliera di Germania e Capo dei 27 Stati dell'Unione Europea... 
Questo è proprio l'avveramento di quel sogno che i Padri fondatori dell'Europa volevano?!... 
È il coronamento di una ispirazione "cristiana" del vostro CDU che nelle finanze agisce con un cinismo tale e una cattiveria punitiva verso paesi più poveri e più fragili da ricordare foschi e cupi passati .... 
Se nessun Vescovo o Cardinale o capo di Chiesa Le dice questo è perché del Vangelo  ha perso anche l'ultimo lucignolo fumigante, non avendo nel cuore alcun amore per Cristo, e ha messo sotto i piedi la sua stessa missione apostolica... 
Si ricordi infine che Helmut Kohl, che fu indiscusso Cancelliere prima di Lei, per decenni, fece una fine miseranda tra corruzione per il partito e per la sua tasca personale... 
Non creda di poter continuare a fare il Cancelliere "cristiano e democratico", quando Lei calpestando il Vangelo e i diritti dei più bisognosi, cammina davanti allo sguardo di Dio!... 

Si ricordi bene di queste mie parole che non ho pronunciato oggi invano!... 
Auguri e Buon lavoro... 

+ Giovanni Climaco Mapelli 
Arcivescovo  Primate 
della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica in Italia 

Milano, 6 luglio 2015 

martedì 23 giugno 2015

LECTIO MAGISTRALIS

     LECTIO MAGISTRALIS
per la Laurea honoris causa
          in Sacra Teologia
                                     di
+ Giovanni Climaco Mapelli
   Arcivescovo


     

Riflessione teologica sul
Commento al Vangelo di Giovanni
di Sant'Agostino Vescovo di Ippona


OMELIA 82
Rimanete nel mio amore.

Tutto nasce dalla fede operante per mezzo dell'amore. Ma come potremmo amare se prima non fossimo stati amati da Dio?

[Siamo opera di Dio, creati in Cristo Gesù.]

1. Richiamando con insistenza l'attenzione dei discepoli sulla grazia che ci fa salvi, il Salvatore dice: Ciò che glorifica il Padre mio è che portiate molto frutto; e così vi dimostrerete miei discepoli (Gv 15, 8). Che si dica glorificato o clarificato, ambedue i termini derivano dal greco:
δόξα   =   doxa
che in latino significa "gloria". Ritengo opportuna questa osservazione, perché l'Apostolo dice: Se Abramo fu giustificato per le opere, ha di che gloriarsi, ma non presso Dio (Rm, 4, 2). E' gloria presso Dio quella in cui viene glorificato, non l'uomo, ma Dio; poiché l'uomo è giustificato non per le sue opere ma per la fede; poiché è Dio che gli concede di operare bene. Infatti il tralcio, come ho già detto precedentemente, non può portar frutto da se stesso. Se dunque ciò che glorifica Dio Padre è che portiamo molto frutto e diventiamo discepoli di Cristo, di tutto questo non possiamo gloriarcene, come se provenisse da noi. E' grazia sua; perciò sua, non nostra, è la gloria. Ecco perché, in altra circostanza, dopo aver detto ai discepoli:Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, acciocché vedano le vostre buone opere, affinché non dovessero attribuire a se stessi queste buone opere, subito aggiunge: e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli (Mt 5, 16). Ciò che glorifica, infatti, il Padre è che produciamo molto frutto e diventiamo discepoli di Cristo. E in grazia di chi lo diventiamo, se non di colui che ci ha prevenuti con la sua misericordia? Di lui infatti siamo fattura, creati in Cristo Gesù per compiere le opere buone (cf. Ef 2, 10).

2. Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi: rimanete nel mio amore (Gv 15, 9). Ecco l'origine di tutte le nostre buone opere. Quale origine potrebbero avere, infatti, se non la fede che opera mediante l'amore (cf. Gal 5, 6)? E come potremmo noi amare, se prima non fossimo amati? Lo dice molto chiaramente, nella sua lettera, questo medesimo evangelista: Amiamo Dio, perché egli ci ha amati per primo (1 Io 3, 19). L'espressione poi: Come il Padre ha amato me così anch'io ho amato voi, non vuole significare che la nostra natura è uguale alla sua, così come la sua è uguale a quella del Padre, ma vuole indicare la grazia per cui l'uomo Cristo Gesù è mediatore tra Dio e gli uomini (cf. 1 Tim 2, 5). E' appunto come mediatore che egli si presenta dicendo: Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. E' certo, infatti, che il Padre ama anche noi, ma ci ama in lui; perché ciò che glorifica il Padre è che noi portiamo frutto nella vite, cioè nel Figlio, e diventiamo così suoi discepoli.

3. Rimanete nel mio amore. In che modo ci rimarremo? Ascolta ciò che segue: Se osservate i miei comandamenti - dice - rimarrete nel mio amore (Gv 15, 10). E' l'amore che ci fa osservare i comandamenti, oppure è l'osservanza dei comandamenti che fa nascere l'amore? Ma chi può mettere in dubbio che l'amore precede l'osservanza dei comandamenti? Chi non ama è privo di motivazioni per osservare i comandamenti. Con le parole: Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore, il Signore non vuole indicare l'origine dell'amore, ma la prova. Come a dire: Non crediate di poter rimanere nel mio amore se non osservate i miei comandamenti: potrete rimanervi solo se li osserverete. Cioè, questa sarà la prova che rimanete nel mio amore, se osserverete i miei comandamenti. Nessuno quindi si illuda di amare il Signore, se non osserva i suoi comandamenti; poiché in tanto lo amiamo in quanto osserviamo i suoi comandamenti, e quanto meno li osserviamo tanto meno lo amiamo. Anche se dalle parole: Rimanete nel mio amore, non appare chiaro di quale amore egli stia parlando, se di quello con cui amiamo lui o di quello con cui egli ama noi, possiamo però dedurlo dalla frase precedente. Egli aveva detto: anch'io ho amato voi, e subito dopo ha aggiunto: Rimanete nel mio amore. Si tratta dunque dell'amore che egli nutre per noi. E allora che vuol dire: Rimanete nel mio amore, se non: rimanete nella mia grazia? E che significa: Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore, se non che voi potete avere la certezza di essere nel mio amore, cioè nell'amore che io vi porto, se osserverete i miei comandamenti? Non siamo dunque noi che prima osserviamo i comandamenti di modo che egli venga ad amarci, ma il contrario: se egli non ci amasse, noi non potremmo osservare i suoi comandamenti. Questa è la grazia che è stata rivelata agli umili mentre è rimasta nascosta ai superbi.

4.      Ma cosa vogliono dire le parole che il Signore subito aggiunge: Come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore (Gv 15, 10)? Certamente anche qui vuole che ci rendiamo conto dell'amore che il Padre ha per lui. Aveva infatti cominciato col dire Come il Padre ha amato me così anch'io ho amato voi; e a queste parole aveva fatto seguire le altre: Rimanete nel mio amore, cioè, senza dubbio, nell'amore che io ho per voi. Così ora, parlando del Padre, dice: Rimango nel suo amore, cioè nell'amore che egli ha per me. Diremo però che questo amore con cui il Padre ama il Figlio è grazia, come è grazia l'amore con cui il Figlio ama noi; e ciò nonostante che noi siamo figli per grazia non per natura, mentre l'Unigenito è Figlio per natura non per grazia? Ovvero dobbiamo intendere queste parole come dette in relazione all'umanità assunta dal Figlio? E' proprio così che dobbiamo intenderle. Infatti, dicendo: Come il Padre ha amato me così anch'io ho amato voi, egli ha voluto mettere in risalto la sua grazia di mediatore. E Gesù Cristo è mediatore tra Dio e gli uomini non in quanto è Dio, ma in quanto uomo. E' così che di Gesù in quanto uomo si legge: Gesù cresceva in sapienza e statura e grazia, presso Dio e gli uomini (Lc 2, 52). Dunque possiamo ben dire che, siccome la natura umana non rientra nella natura divina, se appartiene alla persona dell'unigenito Figlio di Dio lo è per grazia e per una tale grazia di cui non è concepibile una maggiore e neppure uguale. Nessun merito ha preceduto l'incarnazione, e tutti hanno origine da essa. Il Figlio rimane nell'amore con cui il Padre lo ha amato, e perciò osserva i suoi comandamenti. A che cosa deve la sua grandezza umana se non al fatto che Dio l'ha assunta (cf. Sal 3, 4)? Il Verbo infatti era Dio, era l'Unigenito coeterno al Padre; ma affinché noi avessimo un mediatore, per grazia ineffabile il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi (Gv 1, 14).

INTRODUZIONE al TESTO
Agostino inizia le Omelie del Commento al quarto Vangelo attribuito all'Apostolo Giovanni nel 416 circa e l'Omelia n. 82 che qui voglio analizzare come contributo allo studio di un Commento esegetico tanto importante e che ha varcato i secoli fino a noi vuol essere un po' la Lectio Magistralis per il conferimento della Laurea in Teologia che il Collegium Augustinianum di Philadelphia negli Stati Uniti ha voluto destinare alla mia persona.
L'Omelia 82 fu composta e pronunciata probabilmente dopo l'anno 422.
Questo Commento infatti non e' un'opera monolitica scritta a tavolino, ma una trattazione omiletica viva che serviva da catechesi al popolo di Dio della Chiesa locale in Ippona, citta' dell'attuale Tunisia dove Aurelio Agostino fu Vescovo dal 396 al 430.    

                                              ◇◆◇◆◇◆◇◆◇
LECTIO ACCADEMICA
In passato ho commentato varie volte nelle mie omelie e nei miei scritti il Vangelo di Giovanni, in particolare il Prologo che sta al suo inizio ed altri brani salienti che sono situati nella Cena ultima, in cui emerge e si staglia nitidamente e come in nessun altro testo dei Sinottici la figura divina e umana insieme del Cristo.
Sono brani di sublime teologia quelli della Cena, in cui Cristo fissa l'addio ai suoi discepoli e fonda sul mistero stesso della sua passione e morte la nascita della Chiesa.
Una teologia viva in cui viene rivelato l'amore trinitario e il dialogo di comunione tra il Figlio e il Padre, in una sintesi di amore perfetto che genera la permanenza nella fede e nella speranza, fino al momento in cui il Paraclito verra' a corroborare l'umana debolezza dei Discepoli.
Ho pensato oggi di porre l'attenzione sull'Omelia che Agostino ha intitolato con il passo iniziale delle parole di esortazione di Gesu' rivolte nella stessa Cena agli Apostoli : "Rimanete nel mio amore"... (Gv. 15, 9 )
Ho accostato dunque Agostino a Giovanni perche' il Collegio universitario che mi ha onorato di questa Laurea, ormai a 55 anni suonati, e' intitolato a questo padre e dottore della Chiesa  e perche' Giovanni l'Apostolo che Gesu' amava di amore di predilezione e' il mio stesso patrono di cui porto il nome.
 Agostino, lo sappiamo, e' un autore piuttosto complesso nelle sue analisi e riflessioni teologiche e filosofiche.
Una sorta di mente pensante con una capacita' di intuizione e di profondo scandaglio che solo una natura tormentata, perennemente in ricerca e mai doma,  poteva cimentarsi con l'esegesi di un Vangelo che in Oriente viene definito il "tesoro della scienza divina" (cfr. Origene di Alessandria e altri padri della Chiesa).
Agostino inizia il Commento alla Omelia n. 82  individuando nella "grazia" la forza originaria di ogni compimento in noi del bene e delle stesse opere di salvezza.
Le opere che fanno dunque risplendere in noi la "gloria di Dio", come dice Gesu' nei Vangeli, sono quelle che la stessa grazia di Dio ci permette di compiere e senza la quale non potremmo mai fare nulla.
La grazia come l'amore con cui veniamo amati da Cristo precedono ogni nostra volonta' e ogni nostra azione...
L'amore con cui Cristo ci ama e' lo stesso amore con cui il Padre ama il Figlio: "come il Padre ha amato me cosi io ho amato Voi"... (  
Lo stesso amore divino, come il Vescovo di Ippona sottolinea con insistenza, ha una natura diversa : verso di noi e' amore in virtu' della grazia poiche' noi non siamo di natura divina, mentre l'amore del Padre verso il suo Figlio, l'Unigenito, e' un amore che si comunica dalla stessa natura divina ed e' amore e grazia insieme.
Dio ci ama dunque nel Figlio che ha assunto la nostra natura umana in tutto eccetto la corruzione del peccato...
Ci ama di amore divino in grazia del Figlio Verbo incarnato e fatto uomo...
Noi siamo figli in Lui Figlio e siamo figli nella grazia mentre il Figlio e' figlio nella natura di Dio...
Sono meditazioni profondissime di teologia cristiana dei primi secoli che hanno contribuito a gettare anche i fondamenti biblici di una architettura dogmatica...
Qui noi udiamo riecheggiare la parola di Paolo che ha piu' volte  analizzato nelle sue lettere apostoliche la figliolanza nostra e di Cristo nei confronti di Dio...
Nella stessa definizione della "grazia" gratuita di Dio e prima di ogni volere umano e' contenuta la lezione paolina e poi agostiniana che daranno voce alla riforma luterana e protestante nell'Europa del XIV secolo, che ha posto al centro la grazia e la giustificazione per la fede ...
La fede in Agostino non puo' essere compresa senza l'amore e l'amore e' anche il compimento ultimo della fede stessa, dato che proprio San Giovanni Apostolo nella sua lettera dice che " Dio e' amore"! ...
Ed e' la fede che misteriosamente "vince il mondo"...
Dio e' amore e la fede e' l'amore che vince sul male e sulla tenebra...
La tenebra e' il mondo senza l'amore che e' la luce di Cristo : "io sono la luce del mondo!"...
L'amore dunque e' insieme luce e forza...
Agostino sente in esso cio' che realizza il comando del Maestro...
L'amore spinge ad osservare i comandamenti del Signore : " se mi amate osserverete i miei comandamenti"...
Ma noi li osserveremo perche' lo amiamo e non lo amiamo perche' li osserviamo...
In questo vi e' il superamento di quel legalismo farisaico in cui si osservava il comandamento come misura dell'amore per Dio e la sua legge...
Non vi e' piu' una osservanza fredda e formale dunque ma un amore che ci scalda il cuore nella fede per adempiere i comandamenti di Dio che sono il nucleo stesso dell'amore poiche' generano in noi la sua stessa vita divina...
Agostino mirabilmente coglie che il comandamento di Cristo ai suoi che sono nel mondo e' quello di "rimanere nel suo amore" perche' anche il Figlio rimane nell'amore di Colui che lo ha generato, il Padre, e osserva i suoi comandamenti...
Gesu' osserva i comandamenti del Padre perche' e' a Lui che deve la sua missione e la sua stessa vita...
Il mistero dell'amore trinitario ineffabile  viene cosi almeno sfiorato dal Dottore mirabile della Chiesa prima di ogni altra mente pensante nella storia, sulle parole di colui che con occhi di aquila ha potuto scrutare il Verbo coeterno del Padre e le cui mani hanno potuto toccare l'Autore della vita...
Il Mediatore unico e' il Cristo Verbo del Padre : in lui tutto viene creato e ricapitolato...
Lo Spirito Santo Paraclito procedera' dal Padre, ma e' il Figlio che lo inviera' come secondo Consolatore...
Il primo Consolatore dal Padre e' Gesu' Cristo stesso che assumendo la natura umana ci rende figli nel Figlio e coeredi dei doni dello Spirito...
Per tanti secoli Oriente ed Occidente si sono divisi anche sulle parole di Giovanni circa la processione dello Spirito Santo, dividendosi cosi anche sulla realta' divina piu' unitaria e di comunione che esista e che e' la Trinita' : questa tragedia drammatica delle Chiese che e' contro testimonianza a Cristo ( e al suo "ut unum sint ) e' come una legge del contrappasso dove l'Unita' trinitaria di Dio viene usata per generare divisioni e mai come oggi noi possiamo capire a distanza di circa nove secoli e mezzo che essa e' opera di un altro spirito, quello del Divisore (dal verbo greco diaballein, dividere, da dove deriva anche il sostantivo "Diavolo")
L'unita' dell'amore genera i figli e dunque i fratelli e la divisione invece genera la babele delle lingue e le contrapposizioni fratricide...
Il "rimanete nel mio amore" e' dunque il rimanete nell'unita' : unita' del Padre con il Figlio e con lo Spirito Consolatore...
Rimanere nel suo amore e' fare l'unita', perche' il mondo creda ...
L'incredulita' del mondo l'assenza di amore e il venir meno dell'amore dei discepoli verso il Maestro e tra di loro...
"Amatevi dunque come io ho amato voi" e " dall'amore che avrete gli uni per gli altri  riconosceranno che siete mie discepoli!"...
Non c'e' alcun discepolato senza l'amore: e' inutile che ci illudiamo e che come religiosi ci affanniamo quotidianamente in altro...
In altre faccende che riempiono i giorni e svuotano il cuore!
L'amore del Padre si rivela nel Figlio e il  Figlio ci parla nello Spirito.
"Cor ad cor loquitur " : era questa parola viva che Agostino aveva udito quando venne a Milano, nostra terra natia, e incontro' nell'antica basilica Ambrogio, il Vescovo e predicatore piu' conosciuto in tutto l'Occidente, attorno all'anno 383 e nel suo cammino tormentato e tortuoso dal manicheismo alla fede in Cristo ne rimase folgorato.
Qui, sotto l'attuale Duomo, dove e' visibile  ancora l'antico e suggestivo battistero paleocristiano ricevette il battesimo, la Vigilia di Pasqua del  387, dalle mani dello stesso Vescovo Ambrogio, che morirà dieci anni piu' tardi, lo stesso giorno vigiliare del Sabato Santo che precede la Pasqua di Cristo.
Un giorno Agostino dira' che la sua fede arrivo' tardi nel cammino della vita e spinto dalle lacrime e preghiere della madre Monica.
La fede era amore e l'amore era fede in Lui e cosi egli ricorda con parole mirabili il suo approdo alla Verita' di Dio in Cristo : "tardi ti amai bellezza antica e cosi nuova, tardi ti amai, si perche' io ero sordo... Ma Tu hai gridato e hai vinto la mia sordita'! "
( Le Confessioni X, 27-38 )    
  Vinci o Signore oggi, con la tua parola di verita', questa nostra umana e triste sordita' e con il tuo amore vero la nostra incapacita' di amare.
Amen.
                               Milano, 30 Maggio 2015
          Collegium Augustinianum di Philadelphia - Stati Uniti
          Vigilia della Solennita' della Santissima Trinita' di Dio
    
Domenica 21 Giugno 2015
Lettura presso il Castello
di Borgonovo Valtidone  ( Piacenza )
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domenica 26 aprile 2015



IO SONO IL BEL PASTORE
GV 10

La liturgia della Parola di questa domenica ci propone una riflessione molto particolare circa la Persona di Gesù.
Per comprendere nella sua totalità, quanto questo racconto ci vuole comunicare, cominciamo a precisare subito che nel  testo greco ,troviamo non  scritto agazòs (agaqos=buono), ma kalòs (kalos=bello), dove l'aggettivo "bello" sta per "che va bene", "giusto".
Questa iniziale precisazione .non è marginale, perché ci toglie ogni dubbio, circa le caratteristiche del pastore, qui inteso .Non il buono ma il giusto, il vero. Un’altra considerazione contestuale è il fatto che in realtà  Giovanni parla in realtà di due differenti “ovili”, dal primo dei quali trae fuori e nel secondo dei quali fa entrare, perché sia possibile “entrare, uscire e trovare pascolo”. Gesù non è solo il “bel pastore” che muore per salvare le pecore che vengono aggredite dal male, ma è, prima ancora, colui che le “fa uscire fuori” perché entrino “in suo potere”, nella sua salvezza.
Il punto essenziale da mettere in chiaro, è quel che bisogna intendere qui per «recinto delle pecore».
 La parola αυλή che abbiamo tradotto con «recinto», si incontra 177 volte nella Bibbia greca, ma non è mai riferita a un recinto di pecore. Nel maggior numero dei casi (circa 115 volte), indica il vestibolo davanti al tabernacolo o al Tempio (per es. Es27,9; 2Cr6,13;11,16; Ap11,2). Il termine ricompare anche in un altro punto del quarto vangelo (18,15), dove sta ad indicare il cortile del sommo sacerdote.
I termini del nostro versetto evocano perciò irresistibilmente una situazione analoga a quella del Sal 100 (99),3-4: «Sappiate che lui, JHWH, è Dio... noi siamo il suo popolo e le pecore del suo pascolo. Entrate nei suoi portici, rendendo grazie, entrate nei suoi recinti (εις τας αυλας αυτου con degli inni». In Gv l0,1, il recinto delle pecore sta ad indicare metaforicamente il luogo santo di Israele, il Tempio di Gerusalemme (o il suo vestibolo), che rappresenta e simboleggia il giudaismo teocratico. Il pastore delle pecore, colui che entra per la porta, è Gesù, nuovo Pastore di Israele, che, in effetti, si è presentato al Tempio di Gerusalemme, per rivelarsi ai Giudei durante la festa dei Tabernacoli (7,14).

il ladro e il brigante. Bisogna tener presente, infatti, che a quell'epoca il termine brigante (ληστής) nel mondo giudaico serviva molto spesso a designare dei partigiani ribelli, in particolare i membri del partito pseudomessianico degli Zeloti, che cercavano di liberarsi con la violenza dalla dominazione romana, per instaurare un potere giudaico nello stesso tempo politico e religioso.  molto probabilmente è appunto in questo senso che viene utilizzato il termine nei vangeli: Barabba era un «brigante», ci dice Giovanni (18,40); ma gli altri evangelisti ci forniscono informazioni più precise: Barabba era un prigioniero «famoso» (Mt27,16) ed era stato arrestato per «una sommossa verificatasi nella città» (Lc23,19). Diversi autori recenti ritengono che Barabba abbia avuto una parte importante nella ribellione degli Zeloti contro i Romani.

Nel nostro passo di l0,1, i termini «ladro» e «brigante» probabilmente devono riferirsi a personaggi dello stesso genere. Le parole «colui che non entra attraverso la porta..., ma penetra per un'altra via» costituiscono la solenne entrata in materia di tutto il discorso: si capiscono perfettamente come un'allusione di Gesù a un recente tentativo degli Zeloti di impadronirsi del potere entro il recinto stesso del Tempio; questa ribellione è un fatto storico certo. Ma si può generalizzare la portata del testo e vedervi un'allusione al complesso dei movimenti pseudo-messianici dell'epoca: su questo sfondo storico si staglia in un vivo contrasto la missione messianica di Gesù stesso. La prima parte del discorso segreto mescola perciò le allusioni storiche e il linguaggio figurato (il recinto delle pecore, il pastore delle pecore), ma il suo significato è abbastanza chiaro: contrariamente ai falsi messia del suo tempo (Zeloti o altri), Gesù è entrato per la via normale del Tempio, alla festa dei Tabernacoli; si è presentato legittimamente al popolo giudaico, per rivelarsi a lui come suo Pastore, come il vero Messia. Bisogna avere presenti qui i lunghi sviluppi che precedettero: la grande rivelazione di Gesù nel Tempio, poi la guarigione del cieco nato, che termina con la terribile sentenza di Gesù sulla cecità dei Giudei e il loro peccato che rimane (9,39-41). Al cap. l0, Gesù adotta allora un linguaggio figurato, enigmatico; ma l'insegnamento di questo capitolo rimane sostanzialmente lo stesso: ha ancora sempre come oggetto la missione messianica di Gesù.

La seconda parte del discorso enigmatico (vv. 3c-5) è teologicamente la più importante. «Le sue pecore, (il Pastore) le chiama ad una ad una e le fa uscire». Tutte le pecore del recinto (cioè tutti i Giudei) hanno potuto conoscere la dottrina di Gesù (cfr. 18,20), ma solo alcune di esse sono «le sue pecore», cioè quelle che gli sono state date dal Padre (v. 29; cfr. 6,37.39; 17,2.6.7.9.24). In virtù di questo dono, Gesù potrà dire che sono «nella sua mano» (v. 28); per la stessa ragione ancora, all'ultima Cena, potrà considerare i discepoli come «i suoi» (13,1). A questa predisposizione da parte del Padre corrisponde una chiamata da parte di Gesù: «Egli le chiama ad una ad una» (cfr. anche Rm8,38). È il primo atto della costituzione di un nuovo gregge ad opera di Gesù.

Le sue pecore, il Pastore le «fa uscire» (εξάγει) dal recinto. Il verbo qui utilizzato dall'evangelista è un termine tecnico del vocabolario dell'Esodo: Dio «fece uscire dall'Egitto» il suo popolo, i figli di Israele (Es3,l0; 6,27 ecc.; cfr. At7,36; 13,17; Ebr8,9); allo stesso modo più tardi, al momento del secondo Esodo, li «farà uscire» da in mezzo ai popoli (Ez34,13). L'idea evocata da questa parola è chiara: «far uscire», significa liberare dalla schiavitù. È considerevole, e nello stesso tempo tragico, che questo termine, un tempo utilizzato per indicare la fine della cattività di Israele, debba ora venir usato contro lo stesso Israele: dal popolo giudaico infatti, i cui occhi si sono accecati alla vera luce dei tempi messianici, Gesù-Messia deve ormai «far uscire» le sue pecore, come una volta dall'Egitto.

Ma per afferrare tutte le implicazioni di questa idea nell'economia generale della vita di Gesù, bisogna collegarla con il racconto precedente, quello del cieco nato, in cui era già stata formulata. Per quest'uomo del popolo, Gesù all'inizio non era che uno sconosciuto (9,11). Ma, dopo la guarigione, nel corso della controversia con i Giudei, scopre progressivamente in lui un profeta (v. 17), un inviato di Dio (v. 33), il Figlio dell'uomo (vv. 35-37), diventando così il tipo stesso del credente. I Giudei, invece, che si credevano cosi chiaroveggenti in materia religiosa, sono diventati totalmente ciechi di fronte alla luce del mondo (vv.39-4l; cfr. v.5). Ora, constatando l'attaccamento dell'ex-cieco a Gesù, «essi lo gettarono (εξέβαλον) fuori» (9,34). In questo momento si compie la discriminazione (κρίμα) di cui parlerà Gesù alla fine della controversia (9,39), discriminazione che prefigura e annuncia la rottura tra la Chiesa e la Sinagoga (αποσυνάγωγος, 9,22). E’ molto significativo che nei vv. 3-4, che analizzavamo in questo momento, l'evangelista abbia utilizzato due termini, diversi per esprimere la stessa idea: prima di tutto il verbo εξάγει che evoca il tema dell'Esodo; poi il verbo più forte εκβάλλειν, ripreso in 9,34, dove era stato usato a proposito del cieco nato: Gesù «fa uscire» le sue pecore, le «mette fuori»; così viene ripreso e sanzionato il comportamento degli stessi Giudei, i quali avevano escluso dalla sinagoga il cieco nato guarito da Gesù e divenuto suo discepolo. La chiamata del Pastore alle sue pecore nel recinto giudaico diventa così il primo atto di una separazione radicale, quella che contrapporrà l'antico gregge Israele e il nuovo, il giudaismo e la Chiesa.

I rapporti tra il Pastore e le sue pecore sono descritti in questi termini: «Egli cammina dinanzi ad esse e le pecore lo seguono». Come per il verbo precedente, l'evangelista utilizza di nuovo il vocabolario-tipo del ciclo dell'Esodo: «JHWH vostro Dio che cammina in testa a voi combatterà per voi» (Dt1,30; cfr. Sal68 [67],8; Mi2,13). Nel quarto vangelo, il verbo «camminare (πορεύεσθαι)» è quasi sempre riferito a Gesù in rapporto alla sua missione, che è un nuovo Esodo (cfr. 14,2.3.12.28; 16,7.28). Il Pastore, che cammina davanti alle sue pecore, si presenta perciò come il nuovo capo del popolo di Dio. Le pecore lo «seguono»: è la docilità essenziale del discepolo verso il Maestro (cfr. 1,37.38.41.43; 8,l2; 12,16; 21,19.22), fondata sul fatto che esse conoscono la sua voce. Questi temi verranno ripresi con maggior insistenza nella seconda parte del discorso (vv. 14-16) e nelle dichiarazioni conclusive di Gesù alla festa della Dedicazione (v. 27)...

Bisogna interpretare la formula «la porta delle pecore» nel senso che Gesù è la porta che dà accesso presso le pecore, oppure è la porta per le pecore stesse, per permettere loro di entrare ed uscire? La prima interpretazione si basa sui vv. 1-2, in cui effettivamente la porta consente di entrare dalle pecore, all'interno del recinto. Tuttavia, anche nel discorso segreto, il pastore era entrato nel recinto solo per farne uscire le pecore. Inoltre, dal v.1 al v. 7, il pensiero progredisce; al punto in cui siamo, le pecore sono già fuori; tutta l'attenzione si concentra ormai sull'opera del Cristo; «il recinto» (del giudaismo) ha terminato la sua funzione. Perciò si capisce come in questo v. 7 la parola αυλή non sia più ripetuta, si capisce come Gesù non dica: «lo sono la Porta del recinto» (il che a prima vista sembrerebbe più ovvio, ma ci rimanderebbe al v. 1). La «porta», qui, non ha più nulla a che vedere con il recinto, che le pecore hanno già abbandonato; deve essere interpretata di per sé: Gesù è la porta delle pecore.


tutto si concentra su Gesù: è attraverso di lui che bisogna «entrare» per essere salvati.
 La porta non è soltanto un luogo di passaggio attraverso cui si «entra», appartiene già al recinto stesso.. Riferita a Gesù, l'immagine della porta non significa perciò soltanto che attraverso di lui si accede alla salvezza e alla vita; indica inoltre che le pecore trovano questi beni in lui. In altre parole, Gesù non è soltanto la Porta, la via di accesso; è anche il nuovo recinto, il nuovo Tempio, in cui i suoi possono ottenere i beni messianici. Si ritrova qui il tema di Gesù nuovo Tempio, enunciato da S. Giovanni fin dall'inizio del suo vangelo (2,13-22).


Probabilmente, l'immagine della porta, con tutto quel che suggeriva il suo retroscena biblico, era più adatta ad esprimere simultaneamente due idee connesse: da una parte, quella di entrata, di mediazione; dall'altra, quella di ambiente vitale, di comunione. Sono le due idee che ricompariranno nel testo parallelo così suggestivo di 14,6: «Io sono la Via, la Verità e la Vita»; Gesù è la Via verso il Padre, il mediatore perfetto che ci fa accedere alla vita del Padre; ma è nello stesso tempo la Vita: in Gesù stesso troviamo la vita del Padre, perché lui, il Figlio Unigenito «tornato ormai nel seno del Padre» (1,18), la possiede in se stesso in pienezza.

Il v. 9 riprende la metafora del v. 7, ma sotto una forma più breve; Gesù, questa volta, dice semplicemente: «Io sono la Porta» (senza aggiungere «delle pecore»): l'attenzione si concentra maggiormente sulla sua persona e sulla sua opera. Attraverso questa «porta», attraverso Cristo stesso («attraverso di me»), deve passare ogni uomo per ottenere la salvezza. Si noterà di nuovo un silenzio significativo del testo: Gesù non dice a quale luogo o a quale recinto egli, come Porta, dia accesso; la ragione, come abbiamo detto, è che l'ambiente in cui le pecore devono entrare è strettamente legato alla persona di Gesù stesso; questo «ambiente» non è altro che la comunione con lui.

La promessa fatta da Gesù a chiunque entrerà attraverso di lui, è espressa nei vv. 9-10 da diversi verbi che aprono una prospettiva sul futuro. L'espressione «entrerà e uscirà»  Tutti sanno che «entrare e uscire» è un'espressione semitica per indicare la totalità mediante l'opposizione tra due termini contrari; serve a descrivere il complesso dell'attività esteriore di qualcuno, la totale libertà di tutti i suoi movimenti, di tutti i suoi passi. Nel nostro contesto, il significato della formula probabilmente è il seguente: chiunque «entrerà» attraverso la porta che è Gesù «entrerà e uscirà», godrà di una comunione senza intralci con Gesù.

«Chi entrerà attraverso di me sarà salvato». Di quale salvezza vuol parlare Gesù? In S .Giovanni, questo verbo, riferito all'opera di Gesù, è sempre utilizzato in un senso religioso e si trova a volte in parallelo con «avere la vita eterna» (3,15.16.36). «essere salvato», significa ottenere la vita che Cristo ha dato in abbondanza alle sue pecore (v. l0). Questo significato è d'altronde confermato dall'espressione parallela «troverà il proprio pascolo». Nell'AT, in particolare tra i profeti, la metafora del pascolo designava già spesso la salvezza, in particolare la salvezza dei tempi messianici (cfr. Os13,5-6; Is 49,4-10; Ger 23,1-8; Ez 34,13; Sal 23,2).

«Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». Gesù descrive in queste parole tutto il senso della sua venuta, della sua Incarnazione. Qui, come negli altri casi in cui si serve ancora del verbo: «Io sono venuto» all'aoristo (ηλθον cfr. 12,27.47) indica il significato finale della sua opera, quello che vuole realizzare al termine della sua missione tra gli uomini, al momento della sua «ora»: questa meta finale è salvare il mondo (12,47), è dare agli uomini la «vita» in abbondanza. La vita che darà, è la vita divina, quella vita che, come Figlio di Dio, possiede già in se stesso (cfr. 1Gv5,11-12)..

Gesù ha delle pecore «che non sono di questo recinto»;
sono quelle che vengono invitate ad entrare nel gregge, senza provenire dal giudaismo, in altre parole, i credenti originari della gentilità. Abbiamo qui uno di quei testi fondamentali che dimostrano in modo non equivoco l'apertura universalistica dell'ecclesiologia giovannea. Lo stesso universalismo si ritroverà un po' più tardi nel racconto del martirio di un discepolo di Giovanni, Policarpo: «Nostro Signore Gesù Cristo, il Salvatore delle nostre anime, il Pastore della Chiesa universale sparsa su tutta la terra» (Mart. Polycarpi, 19,2).

Un attento confronto tra il discorso segreto (vv. 1-5) e il v. 16 fa apparire diverse differenze significative tra i due gruppi di pecore. Contrariamente a quelle del «recinto», Gesù non dovrà «far uscire» le altre sue pecore, giacché non sono tutte raggruppate in un posto unico, ma disperse ovunque (cfr.11,52): «Esse popolano il mondo intero». Altro particolare: ai vv.4-5, i verbi erano al presente, perché Gesù parlava ancora della sua immediata funzione nei confronti dei suoi venuti dal giudaismo. Al v. 16, i verbi sono al futuro, perché la prospettiva si apre sull'avvenire: l'ingresso dei gentili nella Chiesa avrà luogo solo dopo la morte e la risurrezione di Gesù.
Nei confronti dei due gruppi di pecore, il Pastore esercita tuttavia una funzione identica. Che cosa fa per quelle che ha condotto fuori del recinto? «Cammina davanti ad esse» (v. 4). Per le pecore che non sono del recinto, Gesù dice analogamente che deve «condurle» (v. 16). In un caso come nell'altro, il testo omette di dire dove Gesù conduca le sue pecore. Sarebbe un errore voler precisare troppo, dicendo per esempio che le conduce alla vita eterna. Tutto il peso cade essenzialmente sui rapporti personali tra Gesù-Pastore e i suoi: se questi sono realizzati, il gregge è costituito, la comunione esiste, il fine è raggiunto...


È perciò proprio Cristo il principio ultimo dell'unità. Per questa ragione, tutto l'accento cade qui sulle due parole poste enfaticamente alla fine del versetto: «un solo Pastore». L'espressione sembra provenire da Ezechiele, che aveva annunciato per l'avvenire un nuovo David, un unico pastore (34,23; 37,24). Questa promessa era legata nel profeta alla speranza della restaurazione dell'unità di Israele (37,22) e del raggruppamento dei dispersi in un popolo unico (37,17-22.24). Ma in S. Giovanni, la prospettiva non è direttamente quella dell'unità dei Giudei e dei pagani nella Chiesa, come in S .Paolo (Ef2,11-12; 4,3-5); l'accento cade piuttosto sul fatto che tutti avranno lo stesso Pastore. La Chiesa viene descritta qui come la comunità dei credenti, raggruppati intorno ad un Pastore unico, Cristo, e in vivente comunione con lui.
Lui è la porta, lui è l’ovile, si entra e si esce attraverso di Lui. Ogni altra porta è ingresso a un cammino, frammentario, sconnesso, infecondo, poiché all ’uscio di questa porta, sovraintende il mercenario, il quale non conosce  i nomi delle pecore e le pecore non ascoltano la sua voce .Quando i pastori umani ,si sostituiscono al Bel Pastore,  agiscono come il mercenario, disperdendo il gregge, scandalizzando i piccoli e deturpando la bellezza di Dio ,presente nei fratelli.

+Mario Metodio.