venerdì 18 settembre 2015

lettera aperta al presidente dei vescovi calabresi

+ CRISTIANA ANTICA + CATTOLICA E + APOSTOLICA
DIOCESI DÌ MONZA PER L’ITALIA
                                                                                    DÌ TRADIZIONE ORIENTALE          
+ MARIO METODIO
VESCOVO AUSILIARE




Lettera aperta al presidente della CEC
Mons Vincenzo Bertolone,
Arcivescovo  Diocesi di Catanzaro, Cattolica Romana .

Eccellenza,

le giunga un cordiale saluto ,e la pace del Signore che conosce i segreti dei cuori, avvolga di luce il suo ministero pastorale.
Le scrivo la seguente lettera  ,in merito all’ultimo documento, circa  le indicazioni pastorali riguardanti gli atteggiamenti e gli impegni formativi ,per contrastare il fenomeno mafioso in terra calabra.
Pur apprezzando le dichiarazioni che ho avuto modo di leggere nel documento, mi permetto di segnalare a titolo di interrogativi quanto segue.
Nella presentazione fatta dal suo predecessore alla presidenza, Mons Nunnari, si sottolinea che troppo spesso si accusa la chiesa di atteggiamenti che potrebbero configurarsi come conniventi a un certo sistema mafioso…In un’altra dichiarazione, a seguito delle precisazioni del procuratore Gratteri ,lo stesso presule si premuniva di segnalare, ritardi da parte della chiesa, ma non di connivenze.
Io come calabrese e come vescovo di una piccola chiesa, chiedo a lei ,per comprovata esperienza pastorale se ad esempio quei sacerdoti che direttamente o indirettamente veicolano i fedeli, durante le elezioni politiche a votare dei nomi, sono motivati dal vangelo….
Se quei sacerdoti che lasciano beni immobili e ingenti somme di denaro ai familiari, sono motivati dal Vangelo…
Se quei sacerdoti, che hanno approfittato del loro status, per raccomandare ai potenti della terra, i loro parenti per assunzioni lavorative, sono motivati  dal Vangelo…
Se quei sacerdoti che amano la frequentazione solo di certi salotti ,per ottenere finanziamenti dalle strutture regionali ,per le opere definite di carità  e che spesso vengono sottratte ad altre esigenze sociali di particolare interesse pubblico, tipo restauro di cattedrali, sono motivati dal Vangelo…
Se quei sacerdoti che si affiancano a persone di indubbia moralità, e che diventano i proprietari delle parrocchie, ne stabiliscono le scelte ,attraverso continui pellegrinaggi che hanno lo scopo di un tornaconto personale,
se sono motivati dal vangelo….
Se quei vescovi che chiamati a pagare per strutture diocesane le tasse previste dalla legge, e che non riguardano i luoghi di culto ,e mettono in atto una serie di azioni  non propriamente etiche ,per evitare di ottemperare al dovuto, sono mossi dal Vangelo…..
Se quei vescovi che si lasciano guidare nelle azioni pastorali ,dalla logica del gruppo ecclesiale, che si configura sempre più come settario, economicamente potente, capace di intervenire a più livelli, pur di soffocare la voce della verità, impedendo ai fuoriusciti di parlare della loro esperienza, se sono motivati dal vangelo…..
Se quei vescovi che difronte a delle denunce per  reati gravi, preferiscono allontanare ,i denuncianti dalle loro strutture formative ,attivando una sottile tattica di ricatto psicologico, facendo leva sul potere sociale, economico ,religioso e politico, se questo è motivato dal vangelo…
Eccellenza, probabilmente serve non un direttorio ma una metanoia, Gesù nel vangelo ci ricorda che non è quello che entra nell’uomo che contamina l’uomo ma quello che esce dall’uomo che contamina l’uomo. cfr M.7,10.
Se questa è Parola di verità all’ora bisogna lavorare ad intra e non solo ad extra.

Nel ringraziarla per l’ascolto che certamente non mancherà a un pastore saggio e sensibile come Lei, mi confermo fratello in cristo


+Mario Metodio.


domenica 6 settembre 2015

IL CULTO DELLA PERSONALITA’ UN GIUDIZIO IMMINENTE

DOMENICA XXIII T.O
Propongo una riflessione, sulla lettera di Giacomo, offerta oggi dalla liturgia.
1Fratelli miei, non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria. 2Supponiamo che entri in una vostra adunanza qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito splendidamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. 3Se voi guardate a colui che è vestito splendidamente e gli dite: «Tu siediti qui comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti in piedi lì», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», 4non fate in voi stessi preferenze e non siete giudici dai giudizi perversi?
5Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? 6Voi invece avete disprezzato il povero! Non sono forse i ricchi che vi tiranneggiano e vi trascinano davanti ai tribunali? 7Non sono essi che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi? 8Certo, se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene; 9ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori. 10Poiché chiunque osservi tutta la legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole di tutto; 11infatti colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere.
Ora se tu non commetti adulterio, ma uccidi, ti rendi trasgressore della legge. 12Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché 13il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio.

Giacomo  parla di un tema nuovo, che però si ricollega a ciò che egli intende per vera religiosità (= cura dei poveri). Tuttavia lo si può considerare uno sviluppo più dettagliato dell’esigenza manifestata in 1,27b (= far visita agli orfani e alle vedove nella loro afflizione). Infatti egli tratta un caso che smaschera nella comunità il falso culto della personalità; in questo modo vuol far valere l’onore conferito al povero da Dio stesso. Questa volta Giacomo non si accontenta di una breve sottolineatura, ma tratta il caso diffusamente e in tono molto vivace. Segue, in forma imperativa, un’ammonizione a non collegare la fede cristiana al culto della personalità. Simili casi di culto della personalità sono per Giacomo inconciliabili con la fede del nostro Signore Gesù Cristo della gloria. L’accenno a Gesù Cristo, il Kyrios glorioso della comunità cristiana, sta in efficace contrasto con qualsiasi culto della personalità. Colui che pratica un tale culto, agisce come se il Signore della gloria per la comunità cristiana non fosse più Gesù, ma un altro o altri: quei ricchi il cui ingresso nell’assemblea cultuale della comunità viene festeggiato come una epifania del Kyrios Gesù. Il culto della persona pone così la gloria mondana dei ricchi al posto della gloria di Gesù, la sola valida, ed è pertanto inconciliabile con la fede cristiana. La distinzione tra il povero e il ricco per Giacomo qui forse ha un’importanza relativa: a lui interessa unicamente la reazione della comunità. Lo sguardo dei presenti si dirige automaticamente verso il ricco, mentre degnano il povero appena di un’occhiata. La descrizione diventa particolarmente viva con l’impiego del discorso diretto. Il ricco viene subito invitato dalla comunità ad accettare un buon posto a sedere, mentre al povero si assegna soltanto un posto in piedi o, al più, un posto sul pavimento, più in basso di uno sgabello o di un poggiapiedi. Il disonorante trattamento del povero raggiunge il culmine con l’uso del pronome personale mou dopo upopòdion, il poggiapiedi di me. Chi parla impone al povero di prendere posto in basso, più giù del proprio sgabello, e così innalza se stesso al di sopra di lui. v. 4. Giacomo in forma molto efficace rivolge ai destinatari una prima domanda: essi vengono così coinvolti nel caso in modo ancor più personale. Non avete fatto, in questo caso, distinzioni nel vostro intimo? Il v. 4 parla di sentimenti perversi: hanno trattato il ricco e il povero in modo così difforme perché sono giudici dai sentimenti perversi, ossia totalmente diversi rispetto a quelli di Dio.
v. 5. L’esortazione Ascoltate fratelli miei diletti ha valore di implorazione: Considerate cosa significhi un simile comportamento perché è proprio l’opposto dei sentimenti e del comportamento di Dio. Dio ha scelto i poveri è un’importante verità, frequentemente ripetuta nella Bibbia.
I poveri non sono interessanti per il mondo, non contano nulla. Dio invece ha interesse per loro e ha scelto proprio loro. La scelta di Dio impone dei capovolgimenti dei valori che contano davanti al mondo: ora non è più ricco chi porta anelli d’oro o vestiti lussuosi, ma chi è eletto da Dio. La fede in Dio accorda già ora ricchezze spirituali, vere e durature. L’espressione eredi del regno richiama il discorso delle beatitudini: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio (Lc 6,20). Giacomo ha visto il pericolo, tutt’altro che teorico, che anche nella comunità cristiana si infiltrassero le differenziazioni classistiche particolarmente forti nella antichità e così si oscurasse l’intenzione salvifica di Dio, il quale aveva eletto proprio i poveri. Egli si accorge che nella comunità viene accordata un’eccessiva reputazione ai ricchi, a svantaggio dei poveri.
E tutto questo contraddice la parola di Dio: Non si deve disprezzare un povero saggio, né onorare alcun uomo potente (Sir 10,27); beati voi poveri ... ahimè per voi ricchi (Lc 6,20-24).
vv. 6-7. Le invettive della lettera contro i ricchi ricordano espressioni simili dei profeti (Ger 5,26-27; Mi 6,11-12; ecc.). Gli enunciati di Giacomo contro i ricchi sono del tutto generalizzanti, e l’espressione essi vi trascinano davanti ai tribunalimostra che egli identifica i ricchi con i potenti senza Dio. Probabilmente accenna alle esperienze delle persecuzioni, cui erano esposte le comunità cristiane, specialmente da parte dei giudei.
L’invocazione del nome di Gesù sui cristiani avveniva nel battesimo; con ciò si diventava sua proprietà, come Israele diventò il popolo dell’Alleanza perché su di esso fu invocato il nome di Jahvè (Ger 14,9; Dt 28,10; Sal 9,9). Il bel nome di Gesù è oltraggiato dai persecutori della comunità cristiana, così come Gesù sulla croce fu oltraggiato dai suoi avversari.
vv. 8-9. I cristiani non solo disonorano il povero mediante la preferenza fatta al ricco nella loro assemblea comunitaria, ma trasgrediscono l’espresso comando di Dio, che ha ordinato: Amerai il prossimo tuo come te stesso (Lv 19,18). Chi invece esercita il culto della persona nei riguardi dei ricchi, compie peccato. Amore del povero e culto dei ricchi si escludono a vicenda. La legge che convince come trasgressori coloro che hanno preferenze per i ricchi a scapito dei poveri è la Bibbia.
v. 10. Chi manca a un solo comandamento, si rende colpevole di tutti perché la legge è un tutto indivisibile.
Questa tesi singolare e quasi sorprendente viene esposta più dettagliatamente nei versi seguenti.
v. 11. La motivazione viene addotta sulla base dell’unico legislatore, che ha emanato tutti i comandamenti. Appunto perché la trasgressione di un qualsiasi comandamento è rivolta sempre contro la volontà del medesimo legislatore, essa è una violazione dell’intera legislazione. La santa volontà di Dio è unica e non si può dividere: non ammette quindi eccezioni. Pertanto, chi viene meno a un solo comandamento manca contro tutta la legge. Ciò sembra a prima vista di un rigore straordinario, ma a una più approfondita considerazione appare fondato sulla santità stessa di Dio. L’indivisibile volontà di Dio viene espressa nel decalogo. Fare eccezione su uno solo dei suoi comandamenti sarebbe intaccare l’unità della sua santa volontà. Soprattutto chi trasgredisce il regale comandamento dell’amore del prossimo, è diventato in linea di principio trasgressore della legge, perché non ha trasgredito un singolo comandamento, ma ha distrutto tutto l’ordinamento etico promanante da Dio, fondato sulla santità di Dio. I singoli comandamenti sono soltanto emanazioni dell’unica e indivisibile volontà di Dio. Il medesimo che ha detto: Non commettere adulterio, ha anche detto: Non uccidere. Perché ora Giacomo, richiamandosi al comandamento regale dell’amore parla proprio di adulterio e di omicidio ? Lo fa perché il rifiuto di amare il prossimo era ritenuto, già nella tradizione precedente, una specie di assassinio. E se si suppone che agli occhi di Giacomo l’amoreggiare coi ricchi sia una specie di adulterio spirituale, si comprende come egli abbia potuto scegliere dal decalogo gli esempi (commettere adulterio e uccidere) in cosciente riferimento al suo caso.
v. 12. Il retto parlare e il retto agire stanno grandemente a cuore a Giacomo. Infatti saremo giudicati mediante la legge della libertà. Per legge della libertà si intende la rivelazione etica di Dio e di Gesù, la quale vuole e può condurre gli uomini alla libertà, e la cui esigenza principale consiste nel comandamento dell’amore.
Con ciò è già detto chiaramente che il compimento del comandamento dell’amore fornirà la misura decisiva per il giudizio, come leggiamo nell’insegnamento di Gesù (Mt 7,19; 25,31-46) e come Giacomo spiegherà a fondo con passione nella grande sezione seguente.
v. 13. La misericordia viene qui interpretata nel senso del comandamento dell’amore: ama il prossimo, cioè sii misericordioso con il povero!
Ne risulta così anche un passaggio organico al testo seguente, in cui si tratta proprio della misericordia verso i fratelli e le sorelle bisognosi, che può salvare l’uomo nel giorno del giudizio.
Questo versetto viene introdotto con una motivazione (infatti). La precedente minaccia del giudizio viene motivata con un pensiero sottinteso: bisogna temere il giudizio, infatti, non ci sarà misericordia verso coloro che non sono misericordiosi. C’è una chiara corrispondenza con la dottrina di Gesù (Mt 5,7; 18,29-34; 25,45-46). Il detto conclusivo la misericordia trionfa sul giudizio ha il tono di una sentenza. Il detto vuol essere un’ultima giustificazione e, insieme, un ammonimento ai lettori.
Questi enunciati conclusivi sul tema legge e giudizio non costituiscono un semplice codicillo alla precedente condanna del culto della persona, ma un efficace motivo congiunto a un pensiero escatologico: pensate al giudizio, che verrà condotto secondo il metro del vostro amore e della vostra misericordia.
 Quale messaggio, Giacomo ci  invia? Come non cadere nella trappola del culto personalistico della fede?


Per riconoscere un cristianesimo secondo Giacomo bisogna anzitutto aver presente la caratteristica negativa di un certo cristianesimo da lui prospettato e stimato vuoto. Si tratta di un cristianesimo indeciso, doppio, dubbioso, che durante le persecuzioni non può non avere un atteggiamento deciso, fiducioso e tutto orientato a Dio. Esso è continuamente oscillante, presto entusiasta, ma privo di perseveranza nel bene. In tale cristianesimo la fede decade facilmente nell’increscioso culto della personalità che adotta misure diverse da quelle di Dio. Esso diventa pertanto facilmente ingiusto e asociale. È un cristianesimo che brilla per la sua sapienza terrena, ricco di cavillose discussioni, legato alla polemica e al settarismo. È irrispettoso e presuntuoso, sempre intento a dare insegnamento agli altri, invece di lasciarsi esso stesso ammaestrare. Perduto dietro il mondo è quindi pieno di gioia sfrenata e mancante della sobrietà cristiana occorrente negli ultimi giorni. I progetti sulla vita sono fatti senza Dio e servono soprattutto all’arricchimento personale, all’insaziabile avidità di denaro e di guadagno. È perciò una vera brama di gloria, che si rivela specialmente nell’ingiusto e asociale comportamento verso i poveri. Un simile apparente cristianesimo, secondo Giacomo, non ha nulla a che fare con il cristianesimo vero.
Il cristianesimo vero, secondo Giacomo, si dimostra attraverso la pazienza e la perseveranza nelle tentazioni sopportate gioiosamente, perché si riconosce in esse un mezzo di prova della fede. La preghiera di questo cristianesimo è fiduciosa, libera da ogni dubbio. I veri cristiani sono umili, pronti ad ascoltare e a lasciarsi ammaestrare. E se essi stessi esercitano un insegnamento, le loro parole sono piene di dolcezza e di sapienza dall’alto. Ciò che contraddistingue il vero cristiano è soprattutto il suo amore per la pace e la sua prontezza nell’aiutare le vedove e gli orfani. Egli non conosce alcun culto della personalità. Suoi amici sono i disprezzati dal mondo, i ritardati, i poveri, poiché Dio stesso ha eletto questi uomini per l’eredità del suo regno. Di conseguenza la fede agisce assieme alle opere dell’amore; anzi, una fede senza le opere è del tutto impensabile per lui. I seguaci di un tale cristianesimo non smaniano di intervenire come maestri tra i loro fratelli; più volentieri ascoltano, perché conoscono i pericoli della lingua. Essi ascoltano la Parola e gli esempi della Scrittura per imitarli. Sempre e in tutto ciò che progettano e fanno, essi dicono: Solo se il Signore lo vuole!. In ogni circostanza della vita sono uniti a Dio, pongono tutto in connessione con Lui e riferiscono tutto a Lui, sia la gioia sia il dolore. Amano la veracità e sono nemici di ogni menzogna e calunnia verso il prossimo. Essi confessano onestamente e lealmente i loro peccati l’uno all’altro, pregano gli uni per gli altri e sono pieni di premura per la salvezza eterna dei fratelli. Essi sanno della corona della vita che Dio ha promesso a coloro che lo amano. Pensano sempre al giudizio imminente. Sanno che sono già arrivati gli ultimi tempi e ciò li rende vigilanti e liberi dalle ubriacature del mondo. Essi attendono pazientemente il Cristo che ritorna.
Io credo fermamente che Gesù firmerebbe ogni frase della lettera di Giacomo
Perché lui testimonia Gesù e insegna a fondare nella sua Parola, il percorso cristiano autentico. Non io penso e dico ,ma io ascolto e amo.


+ Mario Metodio








domenica 23 agosto 2015

VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?

CHIAMATI PER RIMANERE CON LUI…

VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?





Voglio iniziare questa riflessione partendo da un brano di Giovanni che troviamo al cap.6 versetti56,57: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue,rimane in me  e io in lui. Come il Padre,che ha la vita,ha mandato me e io vivo per il Padre,così anche colui che mangia me vivrà per me. Infatti questa pericope evangelica va letta nel suo insieme e collegata  ai vv Gv 6,60-69.
Mettiamoci dalla parte dei discepoli,che ascoltano Gesù con queste parole pronunciate nella sinagoga di Cafàrnao. Immaginiamo tutto il loro disorientamento e sconcerto. Di un discorso così complicato,forse afferrano solo un’indicazione e una direzione per la loro vita : quella di rimanere,di restare attaccati al loro Maestro.
Il verbo rimanere è uno dei più importanti  e ripetuti nell’intero vangelo di Giovanni.Se da una parte può richiamare il dimorare,il mettere radici,il restare tenacemente attaccati a qualcuno,come la vite ai tralci(cf Gv15),più profondamente ci fa entrare nel mistero del completo abbandono del discepolo al Maestro. Attenzione,qui il verbo rimanere non indica uno sforzo di volontà,quanto il lasciarsi Abitare,l’essere incorporati,visitati,trasfigurati. Rimanere è più che resistere,è lasciarsi plasmare da una grazia che viene dall’alto.
Vediamo all’ora come questo verbo rimanere,se riletto nella sua profondità non solo esegetica ma motivazionale,ci apre a un orizzonte di discepolato che nulla ha a che veder con quello a cui siamo stati abituati a credere e  a vedere.
Essere discepoli,non è fare qualcosa,non è comportarsi secondo un’etica,ma vivere una relazione esistenziale: il discepolo inizia e finisce il suo cammino di vocazione imparando e rimanendo con Gesù.
La difficoltà dei discepoli di allora è la medesima dei discepoli di oggi.
Se dovessimo descrivere il cuore della vita cristiana,forse saremmo tentati di accentuare le dinamiche del fare,dell’operare,dell’agire. Ecco che essere cristiani diventa fare qualcosa per gli altri,comportandosi secondo un certo codice morale,obbedire a determinate leggi,partecipare a riti e celebrazioni ben stabiliti. difficilmente ci verrebbe da raccontare che l’essere discepoli è semplicemente rimanere con Gesù.
Di fatto,anche la celebrazione dell’Eucaristia sembra non giustificarsi da sé,e quindi aver bisogno di altre motivazioni che ne spieghino la necessità.
Dobbiamo riflettere molto e quotidianamente su questo rimanere,con Gesù,altrimenti vanifichiamo il tutto della vita e dell’essere cristiani. La celebrazione cristiana e la preghiera ecclesiale sono,in primo luogo il momento più alto e specifico del nostro stare con il Signore.<per ascoltare la sua parola,ricevere il suo insegnamento,progredire nella scuola dell’imitazione e della sequela. In questo senso,questo modo della relazione con il Signore deve ritrovare la sua ragione di fine e non consumarsi nella sua ragione di mezzo. Esiste anche un ‘ossessione strumentale dell’ascolto della Parola,della fraternità condivisa,della celebrazione spirituale(in qualsiasi forma),che la vive destinandola a una utilità apologetica o proselitistica,che sembra rappresentare il vero obiettivo. Il ministero e la vita cristiana sono ambiguamente affollati dall’interrogativo della comunicazione,dell’attrazione,dell’aggregazione,della partecipazione,del recupero:Si prega per ricaricarsi,si medita per motivarsi,si studia per rispondere,si celebra per cogliere occasioni di recupero,riavvicinamento,riconquista. Questo nervosismo propagandistico e questa eccitazione del consenso,distraggono dalla qualità della fede,allontanano dalla trasparenza della missione e corrompono il loro stesso obiettivo apostolico. Il momento della sosta e del legame con il Signore è attraversato troppo rapidamente,come pensando ad altro. La relazione con il Signore non è presa  sul serio per se stessa, non produce neppure la necessaria correzione  delle nostre ingenuità: manca di spessore,di adorazione,di contemplazione,di apertura alla realtà escatologica,della sua verità e della sua destinazione. Più che la speranza cristiana che segue la logica della semina  e non del raccolto,mostra il volto grossolano della ricerca di una conferma di breve respiro e di immediata visibilità.

Non solo Giovanni ma anche i sinottici ,sottolineano il primato del restare con Gesù rispetto perfino alle esigenze della  stessa missione. Nel racconto dell’istituzione,Marco,dice che Gesù chiamò a sé quelli che voleva…perché stessero con Lui. Il mandarli  a predicare,con il potere di scacciare i dèmoni,appare successivo nel tempo e in ordine di importanza,rispetto all’indicazione che vede i dodici,in profonda intimità con il Maestro( cfr Mc 3,1-15 ).Tutta la vita dei discepoli ruota attorno a questo punto focale: parte dallo stare con Lui come la sorgente di ogni missione; vive ogni gesto in comunione con la sua presenza che precede e guida;torna ogni volta a questa relazione di intimità,per consegnare nelle sue mani ogni gioia e ogni fatica,ogni successo e ogni fallimento.
Anche l’evangelista Luca nella pericope evangelica 10,38-42,sottolinea questo stare con Geù.
Si tratta di una icona molto suggestiva del discepolato: stare ai piedi di Gesù,pendere dalle sue labbra,restare incantati per la sua presenza. Carissimi,dobbiamo entrare in questa dimensione interiore per comprendere il nostro cammino personale,allora celebrare ci  insegna a stare correttamente alla presenza di Gesù in tutte le sue dimensioni.
Dentro questa dinamica di cammino con il Maestro ci accorgiamo che lo stare con Lui significa rimanere sempre dentro le uniche due mense che ci portano a Lui,quella della Parola e dell’Eucaristia. Essere discepoli non è possibile nell’ignoranza della scrittura,che non è solo disquisizione esegetica, ma metabolizzazione personale.
Non basta mangiare il pane per essere credenti.
Cè modo e modo di mangiare,non sempre mangiare il pane che Gesù dona,porta alla fede. Qui si misura la qualità della vita biologica e spirituale. lo vediamo nel modo di nutrirsi ,si mangia male,e nel modo di cibarsi si svelano le nostre inquietudini e la nostra umanità malata. Il modo di mangiare distorto,è quello di chi brama con concupiscenza il cibo senza nutrirsi,ma semplicemente riempiendo un vuoto. Tanto che Paolo riconduce tutta la legge in questo divieto di desiderare con concupiscenza(Rm 7,7)che è il modo con cui il primo giorno,nel giardino,Adamo si è lasciato attrarre dal cibo offerto dal serpente.Al di la della simbologia biblica ,questa immagine ci aiuta a cogliere un passaggio fondamentale: Mangiare avidamente è possedere anziché ricevere,placare un vuoto,più che riconoscere una relazione,che possa nutrire la vita. Diventa più chiara la relazione profonda tra il mangiare e il credere. Sedersi alla mensa del miracolo dei pani può rappresentare un passo verso la fede,solo se si impara a mangiare nel modo della fede. Occorre ritrovare il senso simbolico del prendere il cibo,che attraversa tutti i vangeli e la vita stessa di Gesù.Egli ama i banchetti,siede volentieri a mensa con i discepoli e con i peccatori, a tavola regala a i suoi commensali le parole più belle,le parabole più significative,i gesti di accoglienza più sconcertanti. E’ evidente nei vangeli,il ruolo centrale del sedersi a tavola. E’ qui che Gesù si rivela,si dona e gli uomini lo riconoscono,lo accolgono,si nutrono di Lui. Ma occorre lasciarsi plasmare dallo stile conviviale di Gesù,dal suo modo di stare a tavola. Il pasto diventa non un’occasione estrinseca per fare dei discorsi,ma uno stile di vita,quello di Gesù,che deve essere assimilato,digerito,interiorizzato,metabolizzato. D’altra parte è questa un’esperienza originaria dell’essere umano; stare a tavola plasma la vita. Mangiare è assimilare significati e non solo ingerire delle cose. Se invece qualcuno si appropria di cose per sé,tradisce il senso della comunione che il pasto istituisce e alla fine non si nutre,non fa crescere la sua fede e i suoi legami,né con il Signore né con i fratelli. Non è una caso che il grande comando che il Signore lascia ai suoi discepoli è quello di sedersi ripetutamente a tavola e di ripetere il gesto di mangiare insieme il pane,di nutrirsi gli uni gli altri con il pane della vita .Perché il cammino dei discepoli consiste proprio in questo, stare a tavola con Gesù,in tutti i suoi banchetti fino alla fine,fino all’ultimo pasto,quello dove egli lascia in testamento tutta la sua vita, il suo corpo e il suo sangue,il dono della sua umanità. Stare a tavola fino alla fine ,non alzarsi dalla mensa,come ha fatto Giuda,non fuggire quando le parole sembrano indigeste,ma fidarsi di Gesù e lasciare che il suo cibo, la sua umanità ci plasmi e ci trasformi. Il cammino del discepolo passa di tavola in tavola,da Cafàrnao a Gerusalemme,fino a Emmaus,fino alle nostre assemblee,dove ripetiamo il gesto di prendere il pane dalle mani di Gesù,perché la nostra fede non si perda. celebrare l’Eucaristia per un discepolo non è un dovere da assolvere,ma una cammino da compiere. La memoria dei pasti di Gesù,plasma la fede,nella ripetizione dei gesti e parole,che devono essere assimilate,diventare carne della nostra carne ,dando forma nei discepoli,all’umanità di Gesù. Proprio mangiando il pane nel nome di Gesù,si impara che non di solo pane vive l’uomo.
Volete andarvene anche voi?

Il finale dello stare con Lui si traduce in una provocazione di Gesù stesso come leggiamo in Giovanni 6,66-71. Un finale sorprendente. Dopo l’esperienza  della vicinanza  e della sequela di Gesù,delle folle e delle guarigioni,il clima cambia radicalmente. Se l’inizio del discepolato era stato segnato dalla gioia di seguire il Maestro,proprio all’apice della sequela si apre una crepa che porta a una caduta. Nei sinottici,questa cesura è evidenziata  in modo particolare. Dopo il miracolo dei pani,dopo la confessione di Pietro,inizia la seconda fase del cammino del discepolato,quello verso Gerusalemme,una strada nella quale i discepoli avanzano stentatamente,sempre più segnati dalla fragilità,che sembra mettere in luce una fede debole,che porterà alla fuga,di fronte alla passione. Il cammino del discepolo non pare affatto un’ascesa lineare,verso l’alto,ma paradossalmente verso il basso. Si tratta del paradosso della fede. Progredire nella fede non poggia sulle nostre forze,ma chiede di conoscere tutte le nostre fragilità. Solo nello scoprire che non ce la facciamo ad andare avanti,accade che lasciamo spazio all’opera di Dio,che ci porta con sé,che ci sostiene. Credere non è vivere senza l’ombra del dubbio,credere significa sostenere i dubbi,o meglio scoprire qualcosa che ci prende per mano,nel buoi delle nostre incertezze.
Per questo sembra che Gesù non faccia nulla per trattenere  i discepoli e quasi li sfida ad andarsene. Non seduce,non abbassa il livello della proposta per paura di perdere i consensi,piuttosto quasi il contrario. Alza la pasta in gioco e rilancia la sfida della fede. Certo seguire il Maestro apre alla vita,dischiude orizzonti vasti quanto il cielo ,ma la direzione di questa apertura non è nelle mani dei discepoli. Anzi dovranno accettare d’essere condotti su strade che loro non pensavano e non volevano. Credere è abbandonarsi. Credere è legarsi a una persona viva,senza sapere dove questo affetto potrà portare. Credere significa rimanere soli davanti al Maestro senza nessuno e senza appigli,senza altre strade,rinunciando ad ogni uscita di sicurezza. Nel vuoto della solitudine del cammino ci rimane solo la Parola, e il sedersi a tavola,per ricevere da Lui il Pane della vita.
+ Mario Metodio



domenica 26 luglio 2015

lettera aperta a mons Nunzio Galantino Segretario CEI


CHIESA + CRISTIANA ANTICA + CATTOLICA E + APOSTOLICA
DIOCESI DÌ MONZA PER L’ITALIA
                                                                                    DÌ TRADIZIONE ORIENTALE          
+ MARIO METODIO
VESCOVO AUSILIARE




AMENDOLARA 25 Luglio 2015
Dalla residenza vescovile.


Lettera aperta a MONS NUNZIO GALANTINO
SEGRETARIO GENERALE DELLA CEI


ECCELLENZA,
ormai è da tempo che tra noi intercorre a sprazzi, una comunicazione epistolare, e nonostante i suoi impegni onerosi per il servizio che svolge, presso la CEI, trova il momento di rispondermi, con missive di avvenuto ricevimento delle mie.
Non sono passate inosservate le sue dichiarazioni in merito alla sentenza della corte di cassazione, che riporto testualmente:

*    Una "sentenza pericolosa" che limita fortemente "la garanzia di libertà sull'educazione che tanto richiede anche l'Europa.
Mi permette di smentirla
Forse sarebbe meglio, che lei citasse l’Europa in modo appropriato, perché .la storia le mi insegna docet. La suprema corte di cassazione ha valutato anche in base a quanto già  accennato nel 2010. Di seguito la storia.
 L'Italia, infatti, dal settembre del 2010 è al centro di una procedura d'infrazione da parte dell'Unione Europea per "violazione della concorrenza e illegittimo aiuto di stato". La sentenza era prevista per maggio 2012 e, di fronte a una (molto probabile) condanna, la Chiesa sarebbe stata costretta a pagare le tasse arretrate dal 2005 ad oggi. Ma, con questo colpo di spugna (demagogico per di più), molto probabilmente la procedura di infrazione sarà prima congelata e poi cancellata, così lo Stato del Vaticano inizierà a pagare solo dall'anno prossimo, risparmiando circa 4 miliardi di euro (secondo stime per difetto). Insomma, Monti fa pagare al Vaticano 10 per fargli risparmiare 1000. Piccolo excursus storico: perché proprio dal 2005? Perché proprio quello fu l'anno in cui Silvio Berlusconi decise di introdurre l'esenzione dall'Ici per la Chiesa, rispolverando una proposta del governo (di centrosinistra) Amato, ripresa dal secondo governo Prodi, in cui Pierluigi Bersani (proprio lui) era ministro dello sviluppo economico. È curioso notare come, in materia di agevolazione ecclesiastica e altre porcate come la legge elettorale del "porcellum", Pd (e predecessori) e Pdl si trovino sempre d'accordo.
Un'altra curiosità è rappresentata dalla guerra di cifre, che si è scatenata in questi giorni a proposito del futuro decreto legge. Secondo l'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) lo Stato risparmierebbe dai 500 ai 700 milioni di euro sicuri; l'Ares (Associazione di Ricerca E Sviluppo sociale) stima un rientro di ben 2,2 miliardi di euro; Avvenire, invece, basandosi su misteriosi dati che corrisponderebbero secondo il quotidiano della Cei ai conti pubblici, stima un risparmio di meno di 100 milioni di euro. Della serie povera Chiesa, che la facciamo pagare a fare?
Le "famiglie" in Italia sono circa 22 milioni. Dunque, come si vede nella tabella che segue, la chiesa costa ad ogni "capo-famiglia" (cattolico o no) circa 600 euro all'anno. Se consideriamo "sostanzialmente non-cattolici" il 70% di cittadini che non frequentano le chiese, questo vuol dire che la chiesa cattolica costa allo Stato quasi 2.000 euro all'anno per ogni "cattolico" e che il 70% di questo peso economico grava sui non-cattolici.
Qui si intende per "famiglia" ogni "nucleo familiare", anche composto di una sola persona. Quindi sono considerati "capi famiglia" anche coloro che vivono soli.

spese o perdite fisse dello Stato, per ogni anno
(valori 2007)
milioni di euro

Immobili di proprietà di enti ecclesiastici: esenzione da IVA e altre imposte statali
9.000,0
8 per mille sul gettito IRPEF
1.000,0
Insegnanti di religione nella scuola pubblica
682,0
Turismo cattolico, elusione fiscale (*)
650,0
Finanziamenti a scuole private
527,0
Esenzione delle attività commerciali ecclesiastiche da IRAP e IRES
500,0
Esenz. ICI per le proprietà ecclesiastiche
300,0
Grandi eventi (per es. Giubileo) (***)
250,0
Esenz. fiscale per i reddito delle scuole private (*)
150,0
Contr. regionali e comunali per gli edifici di culto (*)
126,0
Esenz. fiscali per l'attività dei preti, per es. funerali, matrimoni, battesimi (*)
45,0
Finanziamenti alle università cattoliche
44,0
Cappellani militari
10,8
Contributo al fondo di sicurezza sociale per i dipendenti del Vaticano
9,0
Fondo per gli edifici di culto
7,2
Contributi al fondo di previdenza per il clero
7,0
Esenz. fiscali ai dipendenti del Vaticano
4,0
Contributi agli oratori
2,5
Nuovi edifici di culto
2,0
Istituto S. Pio 5°
1,5
Assistenti religiosi nel SSN
1,2
Totale
13.319,2
   (*) stima approssimativa
  (**) imposta sul reddito dei fabbricati e delle persone giuridiche, imp. sulle compravendite
(***) media degli ultimi 10 anni

Tutto questo senza contare (mancano i dati) le elargizioni alle varie università, ospedali ecc. della chiesa, i contributi e le esenzioni fiscali alle associazioni di cattolici laici ed alle ONG gestite dalla chiesa: un giro d'affari che coinvolge almeno due milioni di persone, probabilmente con spese e perdite delle Stato intorno ai trecento milioni di euro all'anno.
Stiamo parlando di oltre 13 miliardi di euro, cioè ventiseimila miliardi di lire tutti gli anni, cioè  36 milioni di euro al giorno.  Per rendersi conto della portata del problema, basta considerare che con 13 miliardi di euro lo Stato potrebbe costruire  ogni giorno800 appartamenti di 75 mq ciascuno e venderli per 600 euro al metro quadro (un quarto del prezzo di mercato nel 2007) dando così  lavoro a circa 1 milione di persone, facendo sparire la disoccupazione (quella vera) e mettendo fine per sempre alla speculazione sugli affitti e sulle aree.

·          


Mi permetta, di far notare una contraddizione in terminis,a proposito  della citazione dell ‘ Europa che lei fa, perché stranamente poche settimane prima ,aveva espresso dissenso verso altre indicazioni suggerite dall’ Europa all’Italia, in materia dei diritti civili. intervenendo con vigore e sottolineando come non vincolante per l’ordinamento giuridico italiano .Ancora pochi giorni fa ha sottolineato come le priorità per il paese Italia sono altre, e lei non vede questa urgenza dell’approvazione dello governo di nuove forme di riconoscimento affettivo,  anche delle coppie gay. Vorrei capire se lei, interviene come vescovo, come cittadino o come politico, perché il suo argomentare, lascia ampio spazio ,a leggerla ,come preoccupato a una lotta di conservazione dello status quo, non a caso per lei l’Europa è vincolante per alcuni versi .mentre per l’altra no, più che dello status ad quem. Eccellenza, Come vescovo di una piccola chiesa, che ho la gioia di vivere lontano da questi inciuci e compromessi, mi rendo conto giorno per giorno, di come le parole del Vescovo di Roma, Sua beatitudine, Francesco, a proposito della non intromissione dei vescovi e del clero nelle questioni politiche di governo, trovano sempre più accoglimento.
Probabilmente sono io che leggo male le omelie e i discorsi del Papa Francesco ,perché lo ritengo uomo di Dio ,ma sono sempre più convinto che , la parola del Santo padre, lo riveli un profeta dentro a una chiesa clericale.
Smettiamola di pensare che sia la Chiesa cattolica ad affamare l'Italia".
Così lei conclude la sua dichiarazione riguardante la sentenza della cassazione.

Excusatio non petita, accusatio manifesta.


Le allego le risposte di alcuni italiani in merito alle sue dichiarazioni, ogni tanto conoscere l’odore delle pecore aiuta.
Con i sensi di stima.

+Mario Metodio

























giovedì 9 luglio 2015

LETTERA APERTA ad ANGELA MERKEL Cancelliera di Germania e Leader in Europa Gentile Signora, Lei è salita al potere in Germania dopo una parentesi della SPD durata qualche anno e ha continuato la politica della sua CDU che per vari decenni ha visto il Cancelliere Helmut Kohl alla guida incontrastata della nazione tedesca... In questi frangenti Kohl ha potuto vedere la fine del Muro di Berlino che umiliava la vostra nazione per tanto tempo da dopo la seconda Guerra mondiale... Kohl come Lei Signora Merkel era ed è, oggi a 85 anni, un politico cristiano cattolico di un partito cristiano conservatore denominato Unione di Centro Cristiano Democratica: io credo che i principi di "economia sociale e solidale" debbano essere al centro di una azione di governo sia nazionale che internazionale di un leader che si ispira ai valori cristiani e dunque evangelici. Io non sono un esperto di intricate questioni economiche e bancarie e di tutti i risvolti tecnici e contabili che sempre sentiamo sui media da quel giorno un po' malaugurato in cui siamo entrati nella moneta unica europea, cedendo una parte notevole di sovranità nazionale. Non sono esperto e oltre tutto se ascoltiamo tre economisti di estrazione diversa udiamo tre scuole di pensiero tanto differenti da non riuscire a capire più niente... Signora Merkel gli economisti ed osservatori bancari e statistici ci dicono una infinità di nozioni economiche di cui non capiamo alcunché... Anche la politica oggi si è ridotta in sostanza ad economicismo... Quello che capiamo è che sia noi che la Grecia come la Spagna e il Portogallo e qualche altro paese più debole economicamente non riusciamo a stare al passo di nazioni come la vostra e come la Francia e Inghilterra che hanno economie forti costruite su basi più solide e frutto anche di grandi imperialismi economici nei secoli scorsi... Il primo imperialismo di Spagna e Portogallo si è esaurito nei secoli mentre quello delle vostre nazioni, essendo più recente, in altra maniera continua con metodi moderni e veloci dovuti alle tecnologie attuali... Ebbene noi capiamo una sola cosa: a parte un degrado già esistente in Italia, oggi le cose vanno sempre peggio... La Mafia impera peggio di prima... Le nostre istituzioni sono piene di corrotti che fanno lievitare le tasse a livelli insopportabili a causa delle loro continue ruberie in ogni ambito... L'inefficienza delle pubbliche amministrazioni ha raggiunto traguardi assoluti considerando anche i tagli in ogni ambito possibile: scuola sanità e servizi. In mezzo a tutti questo degrado arriva Lei con la sua corte di tecnici e banchieri di Bruxelles a strangolarci ancora di più: avete imposto un "patto di stabilità" che non si capisce che cosa sia e in cui entra di tutto... Oggi a causa di questo disgraziato patto, firmato da chi e per chi non si sa, noi in Italia non riusciamo più nemmeno a riparare le nostre strade che versano in uno stato tale che risulta indegno di un paese civile... Lei in Germania ha questa considerazione per la Sua nazione?! Tutto ciò crea prima un degrado e disfattismo mentale e morale nelle persone, e non solo un degrado materiale... Dobbiamo ringraziare Lei per questa situazione?!... O dobbiamo ringraziare altri?! Ce lo dica Lei!... Lei non è mai venuta a vedere da buona amministratice germanica ed europea come si vive qui in Italia in una famiglia normale o in una di anziani o di coppie con bambini che non riescono più a sopravvivere? Lei sa quanto è cresciuta la povertà in questo nostro paese che anni fa era un paese di grande capacità economica e imprenditoriale?! Non ho mai sentito un solo discorso suo di cristiana protestante che sia verso le persone che soffrono povertà e stenti... Nè da Lei né dai suoi sodali amici burocrati e tecnici di Bruxelles: Lei dirà che si occupa di conteggi e io da Vescovo e cristiano Le rispondo che mi occupo di umanità e di opportunità di benessere offerto a tutti come dono di Dio al mondo intero... Il dono, si badi bene, di cui nessuno è padrone!... Lei persegue il rigore che può avere anche delle giustificazioni contabili, ma chi è credente o anche solo umano persegue il bene non solo dei conti ma delle persone reali in carne ed ossa! È in gioco l'umanità stessa, il senso dell'umano!... Lei Signora Merkel non può pensare di essere cristiana ( e se fosse cattolica lo stesso ) solo quando deve opporsi (errando) ai matrimoni gay e alle adozioni dei gay!... I suoi Vescovi cattolici e i Pastori protestanti tedeschi non glielo hanno mai detto questo, Signora Cancelliera! Molto male! Perché durante il Terzo Reich i predecessori di questi stessi Vescovi e Pastori fecero giuramento di fedeltà al Fuhrer e non diedero affatto testimonianza al Vangelo di Cristo e alla loro opera apostolica... Oggi fanno lo stesso con Lei quando va in Chiesa e a Messa e nessuno Le indica come si deve vivere in coscienza da cristiano?! Mi pare che vi ha tentato Papa Francesco pochi giorni fa, dicendole di rispettare la dignità delle persone e mesi or sono quando le consegnò la sua enciclica in udienza, rispondendo alla sua sorpresa perché era tradotta in tedesco, dicendole che " almeno avrebbe anche potuto leggerla!.." Leggerla per Lei cristiana come si definisce e come si definisce il vostro Partito della CDU non è abbastanza!... Occorre vivere una dottrina sociale ed economica improntata ai principi del Vangelo... Principi ineludibili ed esiziali! Altrimenti può anche sciogliere il Suo Partito e non dichiararsi più "cristiana", che in fondo sarebbe anche più onesto e sincero... I Vescovi della Grecia da cui proviene la nostra stessa Chiesa Antico Cattolica per successione apostolica non parlano?! Sono ortodossi e forse credono di non avere voce in capitolo con Lei e la parte di Europa a maggioranza cattolica e protestante : noi sappiamo però che il Vangelo è uno e uno solo, come anche il Signore Gesù Cristo e' uno e una sola è la fede!... (cfr. San Paolo apostolo ). Lei con la Grecia non si dimostra affatto "cristiana" quando sa che una crisi che dura da anni ha portato sottosviluppo e miseria tale da penalizzare bambini e anziani, dei quali le percentuali di sotto alimentazione e mancanza di cure mediche stanno facendo strage... Strage che nessun media europeo in mano ai vostri centri finanziari di potere ci mostrano le tragiche immagini!... La vostra Trojka sta facendo il suo lavoro sporco, come diceva anche Papa Francesco mesi or sono: salva le Banche e fa morire le persone umane!... Complimenti Signora Angela Merkel, Cancelliera di Germania e Capo dei 27 Stati dell'Unione Europea... Questo è proprio l'avveramento di quel sogno che i Padri fondatori dell'Europa volevano?!... È il coronamento di una ispirazione "cristiana" del vostro CDU che nelle finanze agisce con un cinismo tale e una cattiveria punitiva verso paesi più poveri e più fragili da ricordare foschi e cupi passati .... Se nessun Vescovo o Cardinale o capo di Chiesa Le dice questo è perché del Vangelo ha perso anche l'ultimo lucignolo fumigante, non avendo nel cuore alcun amore per Cristo, e ha messo sotto i piedi la sua stessa missione apostolica... Si ricordi infine che Helmut Kohl, che fu indiscusso Cancelliere prima di Lei, per decenni, fece una fine miseranda tra corruzione per il partito e per la sua tasca personale... Non creda di poter continuare a fare il Cancelliere "cristiano e democratico", quando Lei calpestando il Vangelo e i diritti dei più bisognosi, cammina davanti allo sguardo di Dio!... Si ricordi bene di queste mie parole che non ho pronunciato oggi invano!... Auguri e Buon lavoro... + Giovanni Climaco Mapelli Arcivescovo Primate della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica in Italia Milano, 6 luglio 2015

LETTERA APERTA 
ad ANGELA MERKEL 
Cancelliera di Germania 
e Leader in Europa 

Gentile Signora, 

Lei è salita al potere in Germania dopo una parentesi della SPD durata qualche anno e ha continuato la politica della sua CDU che per vari decenni ha visto il Cancelliere Helmut Kohl alla guida incontrastata della nazione tedesca... 
In questi frangenti Kohl ha potuto vedere la fine del Muro di Berlino che umiliava la vostra nazione per tanto tempo da dopo la seconda Guerra mondiale... 
Kohl come Lei Signora Merkel era ed è, oggi a 85 anni, un politico cristiano cattolico di un partito cristiano conservatore denominato Unione di Centro Cristiano Democratica: io credo che i principi di "economia sociale e solidale" debbano essere al centro di una azione di governo sia nazionale che internazionale di un leader che si ispira ai valori cristiani e dunque evangelici. 
Io non sono un esperto di intricate questioni economiche e bancarie e di tutti i risvolti tecnici e contabili che sempre sentiamo sui media da quel giorno un po' malaugurato in cui siamo entrati nella moneta unica europea, cedendo una parte notevole di sovranità nazionale. 
Non sono esperto e oltre tutto se ascoltiamo tre economisti di estrazione diversa udiamo tre scuole di pensiero tanto differenti da non riuscire a capire più niente... 
Signora Merkel gli economisti ed osservatori bancari e statistici ci dicono una infinità di nozioni economiche di cui non capiamo alcunché... 
Anche la politica oggi si è ridotta in sostanza ad economicismo... 
Quello che capiamo è che sia noi che la Grecia come la Spagna e il Portogallo e qualche altro paese più debole economicamente non riusciamo a stare al passo di nazioni come la vostra e come la Francia e Inghilterra che hanno economie forti costruite su basi più solide e frutto anche di grandi imperialismi economici nei secoli scorsi... 
Il primo imperialismo di Spagna e Portogallo si è esaurito nei secoli mentre quello delle vostre nazioni, essendo più recente, in altra maniera continua con metodi moderni e veloci dovuti alle tecnologie attuali... 
Ebbene noi capiamo una sola cosa: a parte un degrado già esistente in Italia, oggi le cose vanno sempre peggio... 
La Mafia impera peggio di prima... 
Le nostre istituzioni sono piene di corrotti che fanno lievitare le tasse a livelli insopportabili a causa delle loro continue ruberie in ogni ambito... 
L'inefficienza delle pubbliche amministrazioni ha raggiunto traguardi assoluti considerando anche i tagli in ogni ambito possibile: scuola sanità e servizi. 
In mezzo a tutti questo degrado arriva Lei con la sua corte di tecnici e banchieri di Bruxelles a strangolarci ancora di più: avete imposto un "patto di stabilità" che non si capisce che cosa sia e in cui entra di tutto... 
Oggi a causa di questo disgraziato patto, firmato da chi e per chi non si sa,  noi in Italia non riusciamo più nemmeno a riparare le nostre strade che versano in uno stato tale che risulta indegno di un paese civile... 
Lei in Germania ha questa considerazione per la Sua nazione?! 
Tutto ciò crea prima un degrado e disfattismo mentale e morale nelle persone, e non solo un degrado materiale... 
Dobbiamo ringraziare Lei per questa situazione?!... 
O dobbiamo ringraziare altri?! 
Ce lo dica Lei!... 
Lei non è mai venuta a vedere da buona amministratice germanica ed europea come si vive qui in Italia in una famiglia normale o in una di anziani o di coppie con bambini che non riescono più a sopravvivere? 
Lei sa quanto è cresciuta la povertà in questo nostro paese che anni fa era un paese di grande capacità economica e imprenditoriale?! 
Non ho mai sentito un solo discorso suo di cristiana protestante che sia verso le persone che soffrono povertà e stenti... 
Nè da Lei né dai suoi sodali amici burocrati e tecnici di Bruxelles: Lei dirà che si occupa di conteggi e io da Vescovo e cristiano Le rispondo che mi occupo di umanità e di opportunità di benessere offerto a tutti come dono di Dio al mondo intero... 
Il dono, si badi bene,  di cui nessuno è padrone!... 
Lei persegue il rigore che può avere anche delle giustificazioni contabili, ma chi è credente o anche solo umano persegue il bene non solo dei conti ma delle persone reali in carne ed ossa! 
È in gioco l'umanità stessa, il senso dell'umano!... 
Lei Signora Merkel non può pensare di essere cristiana ( e se fosse cattolica lo stesso ) solo quando deve opporsi (errando) ai matrimoni gay e alle adozioni dei gay!... 
I suoi Vescovi cattolici e i Pastori protestanti tedeschi non glielo hanno mai detto questo, Signora Cancelliera! 
Molto male! 
Perché durante il Terzo Reich i predecessori di questi stessi Vescovi e Pastori fecero giuramento di fedeltà al Fuhrer e non diedero affatto testimonianza al Vangelo di Cristo e alla loro opera apostolica... 
Oggi fanno lo stesso con Lei quando va in Chiesa e a Messa e nessuno Le indica come si deve vivere in coscienza da cristiano?! 
Mi pare che vi ha tentato Papa Francesco pochi giorni fa, dicendole di rispettare la dignità delle persone e mesi or sono quando le consegnò la sua enciclica in udienza, rispondendo alla sua sorpresa perché era tradotta in tedesco, dicendole che " almeno avrebbe anche potuto leggerla!.." 
Leggerla per Lei cristiana come si definisce e come si definisce il vostro Partito della CDU non è abbastanza!... 
Occorre vivere una dottrina sociale ed economica improntata ai principi del Vangelo... 
Principi ineludibili ed esiziali! 
Altrimenti può anche sciogliere il Suo Partito e non dichiararsi più "cristiana", che in fondo sarebbe anche più onesto e sincero... 
I Vescovi della Grecia da cui proviene la nostra stessa Chiesa Antico Cattolica per successione apostolica non parlano?! 
Sono ortodossi e forse credono di non avere voce in capitolo con Lei e la parte di Europa a maggioranza cattolica e protestante : noi sappiamo però che il Vangelo è uno e uno solo, come anche il Signore Gesù Cristo e' uno e una sola è la fede!... (cfr.  San Paolo apostolo ). 
Lei con la Grecia non si dimostra affatto "cristiana" quando sa che una crisi che dura da anni ha portato sottosviluppo e miseria tale da penalizzare bambini e anziani, dei quali le percentuali di sotto alimentazione e mancanza di cure mediche stanno facendo strage... 
Strage che nessun media europeo in mano ai vostri centri finanziari di potere ci mostrano le tragiche immagini!... 
La vostra Trojka sta facendo il suo lavoro sporco, come diceva anche Papa Francesco mesi or sono: salva le Banche e fa morire le persone umane!... 
Complimenti Signora Angela Merkel, Cancelliera di Germania e Capo dei 27 Stati dell'Unione Europea... 
Questo è proprio l'avveramento di quel sogno che i Padri fondatori dell'Europa volevano?!... 
È il coronamento di una ispirazione "cristiana" del vostro CDU che nelle finanze agisce con un cinismo tale e una cattiveria punitiva verso paesi più poveri e più fragili da ricordare foschi e cupi passati .... 
Se nessun Vescovo o Cardinale o capo di Chiesa Le dice questo è perché del Vangelo  ha perso anche l'ultimo lucignolo fumigante, non avendo nel cuore alcun amore per Cristo, e ha messo sotto i piedi la sua stessa missione apostolica... 
Si ricordi infine che Helmut Kohl, che fu indiscusso Cancelliere prima di Lei, per decenni, fece una fine miseranda tra corruzione per il partito e per la sua tasca personale... 
Non creda di poter continuare a fare il Cancelliere "cristiano e democratico", quando Lei calpestando il Vangelo e i diritti dei più bisognosi, cammina davanti allo sguardo di Dio!... 

Si ricordi bene di queste mie parole che non ho pronunciato oggi invano!... 
Auguri e Buon lavoro... 

+ Giovanni Climaco Mapelli 
Arcivescovo  Primate 
della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica in Italia 

Milano, 6 luglio 2015