sabato 14 novembre 2015

domenica 1 novembre 2015

CHI SALIRA' IL MONTE DEL SIGNORE? Salmo 24.

CHI SALIRA' IL MONTE DEL SIGNORE?

Salmo 24.


La liturgia della Parola,in questa solennità di tutti i santi, ci aiuta a riflettere sulla nostra santità....


Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.
Poiché egli l'ha fondata sui mari, e l'ha stabilita sui fiumi.
 3 Chi salirà al monte del SIGNORE?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
4 L'uomo innocente di mani e puro di cuore,
che non eleva l'animo a vanità
e non giura con il proposito di ingannare.
5 Egli riceverà benedizione dal SIGNORE,
giustizia dal Dio della sua salvezza.
6 Tale è la generazione di quelli che lo cercano,
di quelli che cercano il tuo volto, o Dio di Giacobbe.
 7 O porte, alzate i vostri frontoni;
e voi, porte eterne, alzatevi;
e il Re di gloria entrerà.
8 Chi è questo Re di gloria?
È il SIGNORE, forte e potente,
il SIGNORE potente in battaglia.
9 O porte, alzate i vostri frontoni;
alzatevi, o porte eterne,
e il Re di gloria entrerà.
10 Chi è questo Re di gloria?
È il SIGNORE degli eserciti;
egli è il Re di gloria.

il salmo 24 è uno dei documenti più antichi della liturgia ebraica, che ha come sfondo il rituale dell'ingresso dell'arca nel tempio di Gerusalemme. È un rituale che intende celebrare il ritorno della gloria di Dio dopo la sua "assenza" dovuta  all'esilio.
È un testo variamente interpretato nel corso della storia. C'è chi vi ha visto il tema dell'innocenza morale per accedere alla comunità liturgica. Chi vi ha visto una riproduzione dell'ascensione di Cristo al cielo. Chi vi ha visto l'incarnazione del Re di gloria, interpretando l'ingresso dell'arca nel tempio come l'apparire di Cristo nell'umanità con la sua nascita in mezzo a noi.
Ad una lettura attenta di questo salmo, nella sua attuale redazione, scopriamo che esso è articolato in tre parti che originariamente dovevano essere indipendenti, ma che poi sono state messe insieme in modo ben coordinato.
La prima parte (1-2) è un inno al Creatore e Signore del mondo.
La seconda parte (3-6) è un elenco delle condizioni morali per accedere al culto nel tempio.
La terza parte (7-10) è un inno trionfale, dialogato, che descrive l'ingresso del re di gloria nel tempio.
In effetti, il salmo risponde a tre precise domande:
1.chi ha la sovranità e il diritto di proprietà sul creato?
2.chi ha diritto di salire al monte dell'Eterno ed è degno di stare alla presenza di Dio?
3.chi ha diritto a regnare su di noi?
Anche nel salmo 15 ritroviamo le stesse domande. E questo ci fa pensare come Davide fosse fortemente coinvolto in questa tematica.

La prima domanda:A chi appartiene l'universo,e la terra degli abitanti?

Risposta:Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.

La risposta a questa domanda si presenta come una vera confessione di fede. Possiamo dire che è la confessione di fede di Davide sulla signoria dell'Eterno. Se poi,ci riferiamo al contesto biblico di Davide,ci accorgiamo che ,questa risposta è uno dei primi articoli della teologia ebraica.
Per comprendere appieno questa verità teologica fondante,possiamo fare riferimento ,alla poesia ebraica (1 Sam. 2, 8, Es. 15; Salmo 19,1), nei salmi (50, 12; 74, 16-17; 89, 11-12; 95, 4-5; 97,5) e nella predicazione profetica (Is. 34,1; Ger. 8, 16; 47, 2; Ez. 19, 7; 30, 12; Mi. 1, 2) e deuteronomica (1, 4; 33, 16).

In questa confessione di fede, Dio è all'origine di tutto ed ha ogni diritto su tutta la creazione: "Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti".

E noi di conseguenza apparteniamo al Signore che ci ha
Prima di appartenere ai nostri genitori, alla nostra famiglia, a nostra moglie o a nostro marito, prima di appartenere o non a chicchessia, in ogni caso è certo che noi  apparteniamo a Dio .
Ogni essere umano appartiene a Dio, perché è creazione ad immagine e somiglianza di Dio (Gen. 1, 26-27; 1 Cor. 10, 26), e in virtù di questa nobile appartenenza il compito della creatura è di avere rispetto di quanto ci è stato consegnato .
Dice il Signore: "La terra è mia e voi state da me come stranieri e ospiti" (Lev. 25, 23).

Il nostro testo afferma, inoltre, che Dio "ha fondato la terra sui mari e l'ha stabilita sui fiumi" (2), mari e fiumi che sono simbolo della fragilità, della instabilità con cui l'uomo deve confrontarsi nella sua vita . Ma ciò che rimane stabile è l'azione di Dio che con la sua parola celebra la vittoria sulle forze distruttrici del caos e della morte. "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" (Lc. 21, 33).

La seconda domanda:
Chi di noi ha il diritto di salire al monte dell'Eterno ed è degno di stare alla sua presenza, dinanzi alla sua santità?

Il salmista risponde delineando un uomo, che abbia necessariamente tre caratteristiche.
a)prima caratteristica: "…innocente di manie puro di cuore;
b)seconda caratteristica: "che non eleva l'animo a vanità";
c)terza caratteristica: " e non giura con il proposito di ingannare" .
Le mani rappresentano l'azione,il cuore l'intenzione, la volontà, cioè tutto l'essere dell'uomo orientato verso Dio e la sua legge. E tutte due insieme rappresentano l'essere umano nelle sue scelte religiose, morali e sociali.
La seconda caratteristica (verticale): "che non eleva l'animo a vanità"esprime una vita religiosa e spirituale che sia contro ogni forma di idolatria e che ponga Dio al centro della esistenza. E' una scelta di comunione con Dio (Salmo 31, 7; Os. 4, 8).
La terza caratteristica (orizzontale): "e non giura con il proposito di ingannare"esprimela vita dell'uomo nella dimensione sociale della morale che trova nel decalogo la sua prescrizione: "Non attestare il falso contro il tuo prossimo" (Es. 20, 16 e Deut. 5, 20).

Ma quale uomo ha i requisiti per essere dichiarato degno di stare alla presenza di Dio?
Chi potrà salire al monte santo, chi potrà stare nel suo luogo santo a pieno diritto?

L'apostolo Paolo nell'epistola ai Romani mette a nudo la natura umana e afferma che gli tutti gli uomini sono:"…ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati" (Rom. 1, 29-31) ed afferma:
"Non c'è alcun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno» . (Rom. 3, 10-12).

Non c'è alcun giusto, n


Dopo aver dichiarato che "tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, indegni a comparire alla presenza di Dio, Paolo rivela che Dio imputa la sua giustizia a tutti coloro che ripongono la loro fede in Cristo Gesù e sono dunque "gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù"
E Paolo continua:"Lui ha preordinato per far l'espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio" . Egli, Cristo, è l'unico che abbia potuto pagare il prezzo della nostra salvezza e della nostra accettabilità davanti a Dio.
Infatti, Cristo è venuto"…per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesù".
Cristo, il giusto, riveste della sua giustizia il peccatore credente, che con questa giustizia, non sua, ma ricevuta per grazia, può presentarsi di fronte a Dio.
"Chi salirà al monte del Signore? Chi starà nel suo santo luogo?"
E' l'uomo Gesù Cristo che nel suo cammino di abbassamento e di umiliazione, dopo aver lenito tutte le nostre ferite e portato tutti i nostri dolori, uomo sofferente, ubbidiente fino alla morte, può rappresentarci a pieno titolo dinanzi al Padre e, dunque, portarci alla Sua presenza.
Solo colui che è disceso dal cielo, può risalire al cielo (Gv. 3, 13).
Solo chi si è abbassato, può essere innalzato (Fil. 2, 8-9).
Non sono le nostre opere, i nostri meriti, i nostri sforzi morali, religiosi e sociali a permetterci di andare alla presenza del Padre, ma soltanto il perfetto cammino di Gesù tra noi, uomo tra gli uomini.

Questa rimane una condizione fondamentale per il credente,la sequela come adesione interiore,possiamo dire anche,la sequela come amore incondizionato,che presiede ogni attività e amore terreno. La sequela come cammino educativo della nostra animalità e contemplativo della nostra spiritualità.

TERZA DOMANDA:Chi ha il diritto di regnare su noi?

C'è, in questo tratto finale nel nostro salmo, un inno che celebra la figura di un "re della gloria", che entra trionfalmente nella città di Gerusalemme per andare a prendere dimora nel tempio come unico e legittimo pretendente al trono. E' rivestito di gloria, cioè dello splendore della sua maestà.
Se nei passi precedenti si è celebrata la sovranità di Dio come creatore, la sua giustizia e la sua salvezza come redentore, qui si canta la vittoria del re che alla testa dei suoi eserciti celesti prende possesso di ciò che gli appartiene.

Gesù, verso la fine del suo ministero terreno, è entrato in Gerusalemme nel tempio. La folla lo ha acclamato con le grida: "Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, il regno di Davide, nostro padre! Osanna nei luoghi altissimi!"(Mc. 11, 9-10). Vi è entrato come re su un'asina, secondo la profezia di Zaccaria (9, 9), in un mesto silenzio personale.
Questa Gerusalemme lo ha fatto soffrire e gli ha dato la morte.
Ma la vera Gerusalemme che lo ha accolto e che gli ha aperto le proprie porte per dargli il posto come Re dei re, Signore dei Signori e Salvatore è un'altra.
La vera Gerusalemme è la sua chiesa, la sua sposa, costituita da tutti i riscattati dal sacrificio di Cristo e che il discepolo Giovanni vede nella sua visione nell'Apocalisse.
Dunque, il diritto a regnare su di noi è di Colui che ha dato la sua vita per noi e che noi abbiamo accolto capo e maestro della chiesa spirituale,sponsale che appartiene a un regno che non è di questo mondo (Ef. 1, 22-23; Col 1, 18).
Noi possiamo salire al monte,solo se facciamo nostre le caratteristiche descritte dal salmo. Possiamo salire al monte se mani e lingua sono purificati. Possiamo salire al monte e abitarvi solo se non dimentichiamo di essere tralci inseriti nella vite,figli, legati al pastore unico,terreno che sa quotidianamente accogliere la Benedizione,perché da soli non possiamo nulla,con Lui possiamo tutto. Siate santi come io sono santo.

+Padre Mario Metodio


sabato 31 ottobre 2015

LETTERA della NOSTRA CHIESA DIOCESANA AL CONSIGLIERE DARIO DE LUCIA DEL PD a REGGIO EMILIA

LETTERA della NOSTRA CHIESA DIOCESANA AL CONSIGLIERE DARIO DE LUCIA DEL PD a REGGIO EMILIA
Preg.mo Consigliere
Dario De Lucia
Consiglio Comunale 
Reggio Emilia
Caro Consigliere De Lucia
Le esprimiamo con la nostra Chiesa Diocesana Antico Cattolica in Italia la solidarietà per la vicenda delle critiche mosse al Vescovo di Reggio Emilia in merito agli atteggiamenti di pregiudizio e omofobia dimostrati nel sostegno alle manifestazioni delle Sentinelle in piedi.
Come pastori di una Chiesa minoritaria siamo impegnati nel superamento di ogni ostacolo per le persone omosessuali al raggiungimento dei loro fondamentali diritti e la nostra Chiesa benedice come altre in Europa le coppie di persone omosessuali perché riteniamo che l'amore davanti a Dio non abbia connotati di esclusività per alcuni a discapito di altri.
Il Vescovo di Reggio Emilia è conosciuto come aderente al movimento ecclesiale denominato Comunione e Liberazione che oltre a non aver brillato nel recente passato per ottemperanza nei precetti di onestà e di etica evangelica si distingue per un moralismo ante litteram che nulla ha a che fare con il Vangelo di Cristo .
Papa Francesco stesso al Sinodo dei Vescovi ha esortato tutti al rispetto e alla accoglienza ...
Questo modo di fare di tanti uomini di Chiesa non va proprio in questa direzione .
Le siamo vicini per gli attacchi verso di Lei che vorrebbero minare la libertà di critica che è un valore fondamentale della stessa democrazia.
Con distinti saluti ed ossequi Le auguriamo ogni bene e buon lavoro per la sua Città.
Mons. + Giovanni Climaco Mapelli
Arcivescovo Primate
Mons. + Mario Metodio Cirigliano
Vescovo Ausiliare
Milano , 30 ottobre 2015

martedì 27 ottobre 2015

PRETI PEDOFILI, I SILENZI DEL CARD. BERGOGLIO SUGLI ABUSI. UN DOSSIER DAGLI STATI UNITI

KANSAS CITY-ADISTA. Il gruppo statunitense BishopAccountability.org, impegnato nella raccolta di dati riguardanti i casi di abusi sessuali perpetrati da membri della Chiesa per la costruzione di un database sul fenomeno, ha pubblicato il 12 marzo la prima analisi dell’operato di Jorge Maria Bergoglio su questo fronte durante gli anni trascorsi come arcivescovo di Buenos Aires (1998-2013) e come presidente della Conferenza episcopale argentina (2005-2011) nonché le informazioni disponibili su 42 preti argentini accusati di pedofilia (il materiale è accessibile al sito http://www.bishop-accountability.org/Argentina/). Ne ha dato notizia il settimanale Usa National Catholic Reporter (12/3).
Il quadro che ne emerge è sconcertante: sostanzialmente, mentre i vescovi degli Usa e europei affrontavano lo scandalo, Bergoglio, pur in analogo contesto, sarebbe rimasto in silenzio. «Non ha pubblicato documenti, non ha fatto nomi di preti accusati, non ha tenuto registri dei preti accusati, non ha elaborato una politica di gestione degli abusi, nemmeno ha pronunciato una espressione di scuse nei confronti delle vittime».
Nelle sue numerose omelie e dichiarazioni (archiviate e accessibili  sul sito dell’arcidiocesi di Buenos Aires), spiega BishopAccountability, l’allora arcivescovo di Buenos Aires ha correttamente attaccato la corruzione del governo, l’iniqua distribuzione della ricchezza, il traffico sessuale: sugli abusi sessuali da parte del clero, nemmeno una parola. Nel libro Il cielo e la Terra, d’altronde, Bergoglio afferma che il problema, nella sua diocesi, non è mai esistito: «Nella diocesi non mi è mai accaduto, ma una volta un vescovo mi ha telefonato per chiedermi cosa doveva fare in una situazione di questo tipo e gli ho detto di togliere all’interessato le licenze, di non permettergli di esercitare più il sacerdozio e di avviare un giudizio canonico».
Non è plausibile, commenta il gruppo, che Bergoglio dal 1992  – quando fu nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires, prima di diventarne arcivescovo sei anni dopo – al 2013 non abbia mai dovuto occuparsi di un prete pedofilo, mentre nel mondo «decine di migliaia di vittime denunciavano alla Chiesa gli abusi subiti». In base ad un’analisi comparativa con i dati emersi negli Usa e in Europa, la stima presunta dei preti pedofili nell’arcidiocesi di Buenos Aires si aggira, secondo BishopAccountability, per il periodo 1950-2013, intorno ai 100 casi, e di questi almeno un decimo doveva essere noto alle autorità della Chiesa. Bergoglio compreso.
Il ruolo di Bergoglio in 5 casi di abuso
Nell’arcidiocesi, poco o nulla è emerso in superficie, mancando gli elementi che altrove avevano dato il via allo svelamento del fenomeno: azioni civili delle vittime, investigazioni della Chiesa e indagini governative. Solo un prete di Buenos Aires, Carlos Maria Gauna, è stato pubblicamente accusato, ma nei quattro casi oggi più noti di religiosi o di preti pedofili di altre diocesi – p. Julio César Grassi, p. Rubén Pardo, p. Fernando Enrique Picciochi e p. Mario Napoleon Sasso –  «vi è la prova che Bergoglio», presidente dei vescovi argentini, «deliberatamente o inconsapevolmente, ha frenato le vittime intenzionate a denunciare e a perseguire i loro aggressori». Vittime che, riporta il gruppo, «affermano di aver cercato, invano, l’aiuto del cardinale», secondo quanto riportato dalWall Street Journal (8/4/13), che afferma pure che, stando a un portavoce della diocesi di Buenos Aires, Bergoglio avrebbe «rifiutato di incontrare le vittime». Grande ritardo, inoltre, per l’elaborazione delle linee guida che devono stabilire la politica di gestione dello scandalo: richieste dal Vaticano nel 2011, la loro elaborazione fu rimandata dalla Conferenza episcopale argentina, tanto che sono state pubblicate solo lo scorso aprile; anche questo elemento spinge BishopAccountability ad affermare che la Chiesa argentina, nella gestione degli abusi, è stata «tra le meno trasparenti nel mondo».
Ecco la sintesi della gestione di Bergoglio dei cinque casi noti, per i quali BishopAccountability fornisce, sul sito, i link alle fonti.
P. Julio César Grassi:  nonostante fosse stato condannato nel 2009 per molestie su un minore, Bergoglio commissionò uno studio riservato per convincere i giudici della Corte suprema argentina dell’innocenza del religioso. Tale intervento è ritenuto il motivo per il quale Grassi restò in libertà per quattro anni dopo la sua condanna. È stato incarcerato nel settembre 2013.
P. Rubén Pardo: nel 2003 un prete confesso pedofilo malato di Aids era tenuto nascosto alle autorità civili in un vicariato dell’arcidiocesi di Buenos Aires, all’epoca guidata da Bergoglio, dove faceva il confessore dei bambini e insegnava in una scuola. Nello stesso vicariato, a quanto sembra, viveva un vescovo ausiliare di Bergoglio. È altamente improbabile che Pardo vivesse e esercitasse il suo ministero senza l’approvazione di Bergoglio.
P. Fernando Enrique Picciochi: una vittima, dopo aver scoperto che il prete che aveva abusato di lui era fuggito negli Stati Uniti per eludere l’intervento delle autorità civili, si rivolse a Bergoglio perché fosse tolto il sigillo della segretezza imposto dalla congregazione religiosa di appartenenza del sacerdote. Incontrò il segretario privato di Bergoglio e il suo vescovo ausiliare, mons. Mario Poli. Nessuna risposta.
P. Mario Napoleon Sasso: nel 2001 Sasso, dopo una terapia in un centro gestito dalla Chiesa, al termine della quale fu definito soggetto pedofilo, venne nominato pastore di una parrocchia di persone disagiate. Nel 2002-2003, abusò di 5 bambine. Nel 2006, mentre egli era in carcere ma senza essere ancora stato condannato, i genitori delle bambine avrebbero chiesto invano un incontro con Bergoglio.
P. Carlos Maria Gauna: prete arcidiocesano sotto la diretta supervisione di Bergoglio, nel 2001 fu accusato di molestie da due bambine. Bergoglio disse che se ne sarebbe occupato. Gauna è ancora attivo nell’arcidiocesi come cappellano ospedaliero: «Ciò potrebbe indicare – afferma BishopAccountability – che Bergoglio considerava le accuse credibili ma decise di trasferirlo piuttosto che allontanarlo dal ministero».
«Francesco ha davvero la volontà di risolvere questo problema catastrofico?», si chiede la condirettrice di BishopAccountability Anne Barrett Doyle, molto irritata dalle affermazioni fatte da Bergoglio sulle pagine del Corriere della Sera del 5 marzo scorso, in cui affermava che «la Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza» e ciononostante  «è la sola ad essere attaccata». (ludovica eugenio)

sabato 17 ottobre 2015

LA SEQUELA E' INCOMPATIBILE CON IL POTERE.

DOMENICA 18 OTTOBRE

MARCO 10,35-45



[In quel tempo], si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».


Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Per la terza, l’ultima e definitiva volta, Gesù ha annunziato che a Gerusalemme sarà ammazzato dai componenti del sinedrio. Ma i discepoli non capiscono. Infatti, scrive l’evangelista, “gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni”, sono i due discepoli a cui Gesù ha attribuito un soprannome negativo, Boanerghes, che significa ‘Figli del Tuono’, che gli chiedono “Maestro…” - lo chiamano ‘Maestro’, ma in realtà non lo ascoltano, non apprendono, non lo seguono – “… vogliamo”, con grande arroganza, è una pretesa, non è una richiesta “che tu ci faccia quello che noi ti chiederemo

. E Gesù dice loro “Che cosa volete che io faccia?” Ed ecco la loro richiesta: “Concedici di sedere, nella tua gloria …”. Gesù ha appena detto che a Gerusalemme sarà ammazzato dal sinedrio e loro pensano al trionfo. Come si può essere così ciechi e così sordi?

L’ideologia religiosa può uccidere, può neutralizzare, atrofizzare l’ascolto e la visione di Gesù.

Uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Come nelle monarchie c’era il re seduto al centro e quelli che detenevano il potere dopo di lui alla destra e alla sinistra; quindi, pur avendo Gesù annunziato la sua morte, i suoi discepoli non capiscono e non accettano. Allora Gesù dice “Voi non sapete quello che chiedete. Potere bere il calice …” – il calice, nella tradizione ebraica, era simbolo di morte, simbolo di martirio – “che io bevo”. E per tre volte Gesù adopera l’espressione ‘battezzare’. ‘Battezzare’ è simbolo di morte per la gente era ‘morte al proprio passato’. Il battesimo di Gesù è stato simbolo di accettazione della morte nel futuro. Poi dice loro “Potete essere battezzati nel battesimo in cui sono battezzato?”, quindi potete affrontare questa morte? Loro, con grande spavalderia, rispondono “lo possiamo”. Poi lo vedremo alla prova dei fatti che invece scapperanno via tutti quanti. Bene, Gesù dice “Bene, anche voi andrete incontro a questo martirio e di nuovo ripete per tre volte – ricordo che il numero tre significa ciò che è definitivo - l’espressione ‘battezzare’ (battesimo, battezzato, battezzato), “ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”, cioè coloro che, al momento della prova, saranno capaci di seguirlo. E, al momento della prova, Giacomo e Giovanni, invece, non saranno capaci di seguire Gesù. Scrive l’evangelista “Gli altri dieci”. Perché questa sottolineatura superflua? Sappiamo che sono dodici, se due hanno rivolto questa richiesta a Gesù è ovvio che siano gli altri dieci. Ma l’evangelista lo sottolinea per ricordare la grande tragedia di Israele, che è stata lo scisma dopo la morte di Salomone. Dopo la morte di Salomone, il figlio Roboamo, vide giungere presso di lui una delegazione composta dagli anziani che gli disse “Guarda tuo padre è stato un dittatore spietato, ci ha succhiato il sangue dalle vene, tu cerca di essere più leggero di tuo padre!”. Roboamo, ambizioso come il padre, ma non altrettanto intelligente, disse “Se mio padre vi schiacciava con un mignolo, io vi schiaccerò con un pugno”. Allora, da quel momento, delle dodici tribù che componevano il regno di Israele, ben dieci si separarono e rimasero a Roboamo soltanto la sua tribù e quella di Beniamino, accanto. Da quel momento fu lo scisma e la rovina del popolo di Israele. Allora l’evangelista, richiamando questo fatto con gli altri dieci “che si indignano con Giacomo e Giovanni” - si indignano non perché scandalizzati dalla loro richiesta, ma perché tutti volevano fare questa richiesta, tutti pensavano di sedere alla destra o alla sinistra, è l’ambizione che domina e mette in ansia tutto il gruppo. Quindi c’è il rischio che l’ambizione porti allo scisma, alla separazione e quindi alla rovina della comunità. Allora, ecco un importante insegnamento di Gesù che “li chiamò a sé”. Perché li chiama a sé? Li chiama perché sono lontani. “E disse loro: «voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti …” – ‘sono considerati’, ma Gesù non li considera tali – “delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono”. Gesù ha un’immagine negativa di coloro che detengono il potere. E, per tre volte, Gesù sottolinea “Tra voi non sia così”. Qualunque imitazione del sistema di potere vigente nella società, all’interno della comunità dei discepoli di Gesù è sospetta. “Tra voi non sia così, chi vuole essere grande si faccia vostro servo”, quindi se vuoi essere grande, mettiti a servizio di tutti, vuoi essere il primo, fatti lo schiavo di tutti. Gesù non tollera che nella sua comunità ci siano alcuni che si mettano al di sopra degli altri. E poi, ecco l’importante rivelazione che cambia completamente il volto di Dio “Anche il Figlio dell’uomo”, cioè l’uomo che ha la condizione divina, “non è venuto per farsi servire, ma per servire”, ecco l’immagine di Dio. Nelle religioni, compresa quella giudaica, Dio veniva servito dagli uomini, Dio chiedeva il servizio dagli uomini. Ebbene, con Gesù cambia radicalmente; con Gesù Dio non chiede più di essere servito, ma è lui che si mette a servizio degli uomini. E il servizio a che cosa è finalizzato? “Dare la propria vita in riscatto”; il riscatto era il prezzo che si pagava per liberare qualcuno da una schiavitù. Quindi Dio, in Gesù, si mette a servizio dell’umanità per liberarla da tutto quello che le impedisce di essere pienamente in dignità e di diventare Figlia sua.

MESSAGGIO FINALE


lL primo dei due brani riportati in questo testo riguarda i rapporti all’interno del gruppo dei discepoli di Gesù, ancora intimamente influenzati dall’idea di un messianismo glorioso, sempre portati a considerare la sequela di Gesù come un mezzo per farsi dei meriti o acquistare privilegi. Il brano mette in luce come la partecipazione al cammino di Gesù escluda la possibilità di ottenere posti privilegiati, sia attualmente, sia nella fase finale del regno. Al contrario il discepolo è chiamato a una piena solidarietà con l’esperienza di sofferenza e di morte suo Maestro. Come si esige che si comportino i discepoli nel contesto della vita terrena di Gesù, così dovrà avvenire anche successivamente nella comunità cristiana.
Il secondo brano, così come è formulato, presuppone l’esistenza di un gruppo dotato di una sua struttura organizzativa, in cui alcuni svolgono funzioni di governo: probabilmente esso si riferisce quindi non più ai discepoli radunati intorno a Gesù, ma alla prima comunità cristiana, nella quale si è posto ben presto il problema dell’autorità. In essa le parole di Gesù sono interpretate nel senso di un rifiuto radicale di ogni tipo di potere: nessuno, né individualmente (monarchia) né come membro di un gruppo dirigente debitamente eletto (democrazia), può imporre agli altri la propria volontà, camuffata magari come volontà di Dio. Al contrario chi ha una responsabilità di governo deve mettersi al servizio degli altri sulla linea tracciata dal Servo di JHWH, promuovendo cioè la crescita di ciascuno nella libertà e in un profondo rapporto di comunione con Dio e con i fratelli. In altre parole chi ha l’autorità non deve imporre nulla ai fratelli, ma deve favorire la formazione di un consenso, frutto del coinvolgimento di tutti nella vita della comunità.




Come siamo lontani dal vangelo,Signore riconducici a te.


+Mario Metodio.

sabato 3 ottobre 2015

COMUNICATO DELLA CHIESA ANTICO CATTOLICA in ITALIA

COMUNICATO DELLA CHIESA ANTICO CATTOLICA in ITALIA
sul PRELATO GAY DICHIARATOSI in VATICANO : VENGA NELLA NOSTRA CHIESA PRONTA AD ACCOGLIERE il SUO MINISTERO PRESBITERALE
Milano, 3 ottobre 2015
Vigilia della Festa di San Francesco di Assisi
L’Arcivescovo Primate della Chiesa Antico Cattolica in Italia con il Vescovo Ausiliare ha appreso della notizia della dichiarazione di omosessualità da parte di Monsignor Krizstof Charasma che vive la sua vita relazionale con un compagno.
A tal proposito l’Arcivescovo esprime totale e indiscussa solidarietà al Rev.mo Monsignore Charasma e al suo compagno di vita.
Mentre esprime il suo disgusto per le parole del portavoce vaticano e per l’atteggiamento della Sede Apostolica che anche questa volta continua a fare della sua omofobia con la triade di Tradizione Magistero e Sacra Scrittura un fondamento morale nel XXI secolo …
Lo stesso monsignore vaticano ha denunciato la “paranoica omofobia” che aleggia dentro il palazzo della Congregazione per la dottrina della fede , ben nota per aver fatto processare torturare e ammazzare e bruciare sul rogo gli omosessuali in gran numero nella storia dei secoli della Chiesa come “sodomiti” maledetti da Dio.
Il Vaticano non vuole proprio voltare questa pagina nefanda della sua storia…
Adesso colpisce questo suo teologo e sacerdote con le sue oppressive misure canoniche e i suoi provvedimenti disciplinari.
Noi come Chiesa Diocesana siamo pronti ad accogliere Monsignor Krizstof Charasma e mantenerlo nel suo pieno ministero presbiterale e pastorale .
Il Signore è verità è libertà, non abita menzogna e oppressione anche se rese dorate e lussuose da posizioni di ricchezza e potere umani di Chiese …
“Conoscerete la verità è la verità vi farà liberi!…” disse Gesù Cristo nostro Signore e Maestro …
Principalmente “la verità di sé stessi ” !…
+ Mons. Giovanni Climaco Mapelli
Arcivescovo
+ Mons Mario Metodio Cirigliano
Vescovo Ausiliare