sabato 8 ottobre 2016

http://voxnews.info/2016/10/08/scandalo-vaticano-91-milioni-per-curare-malati-usati-per-giocare-in-borsa/


Ieri,il sostituto della segreteria di stato,mons Becciu,annunciava al mondo che ,il Papa,alla notizia,che lo stesso si apprestava a riferire,sulle nozze civili di due ex suore, sottolineava,come il volto,del del Santo padre,si è rattristato.
Chissà se,Lo stesso vescovo Becciu,ci comunicherà,quale espressione di dolore,il Santo Padre,ha mostrato di fronte a questa bellissima testimonianza di fede.

giovedì 29 settembre 2016

FESTA DEGLI ARCANGELI
LA DIMENSIONE ANGELICA NELLA PRASSI PASTORALE
Il recupero della spiritualità, come orizzonte invisibile delle realtà create.
Gli angeli ai pastori hanno portato il vangelo, i pastori l’hanno verificato e l’hanno
comunicato ad altri dicendo che le cose stanno proprio come i primi annunciatori avevano
detto. Questa è la storia della tradizione, è l’annuncio del vangelo, viene proletticamente
presentato il compito apostolico dopo la Pasqua.
Il racconto non è un idillio natalizio, ma un quadro teologico dove gli angeli e i pastori
hanno una funzione di collaborazione: gli angeli e gli uomini hanno Cristo al centro. Gli
angeli rivelano, gli uomini accolgono e a loro volta diventano messaggeri, testimoni,
annunciatori di questo evento che è stato loro presentato.
Forse questo episodio è, nel complesso dei vangeli, quello più significativo per la
teologia degli angeli, perché ci aiuta a comprendere il loro ruolo di collaborazione
dell’annuncio di salvezza.
Gli angeli sono mietitori, sono ministri, messaggeri, annunciatori, partecipano alla gioia degli uomini, sono parola, anticipatori del piano di salvezza, primi collaboratori dell’annuncio delle grandi opere di Dio. Ma la cosa più importante che portano il Vangelo.
Ma nello stesso tempo troviamo angeli che si caratterizzano come separatori, accusatori ,ribelli, tentatori, questi si contrappongono al piano salvifico e cercano di destabilizzare, contrapporre il male al bene. Questi angeli che definiamo come demoniaci, hanno un potere enorme sulla vita delle persone, soprattutto quando, ci si lascia tentare da quella materialità di benessere e si comincia a strutturare la nostra vita, solo dentro una circolarità temporale. Gli angeli del Signore sono educatori di umanità ,ci insegnano una pedagogia volta a guardare dentro di noi e in alto verso Dio .Gli angeli del male ci inducono solo alla materia e ci trasportano lontani dalla spiritualità, secondo il cuore di Gesù ,che è il Cristo della fede..
SIGNORE AIUTATI A SENTIRE I TUOI ANGELI VICINI.

martedì 27 settembre 2016

Gesù ci ricorda che la chiesa non è fatta di pietre ne di giri di affari.
Se non tornerà ad essere il piccolo gregge d'Israele,non sarà mai credibile. ( card. Martini )La sua presenza,non parlerà più del Maestro. Ritorniamo al Cenacolo,per divenire noi stessi,pane di speranza e vino di consolazione.I veri adoratori di Dio,pregano in Spirito e verità.
Non siamo chiamati ad essere del mondo ma nel mondo.Come possiamo essere profeti,maestri,testimoni,del Risorto,se possediamo tutto del mondo?
Non illudiamoci della ricchezza e della potenza della terra,perché ogni giorno, rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili.( canto del Magnificat).

sabato 13 agosto 2016

Arcivescovo Mapelli

Esprimo come Arcivescovo Primate di Monsignor Mons Mario Metodio Cirigliano il mio ringraziamento per questo incarico di rilievo e per la fiducia accordata ad un membro autorevole della nostra Chiesa Diocesana.
Confido che il nostro Vescovo Ausiliare saprà corrispondere con le sue qualità migliori a questo compito nel campo etico testimoniando quella dedizione al bene che il Signore ci ha indicato nelle Beatitudini evangeliche.
Costruire la casa etica del bene dove ad ognuno sia dato di poter vivere una vita umana nella piena dignità di persona fatta a immagine e somiglianza di Dio creatore : questo è il compito è la missione più grande su questa terra.
Auguri !
Auguro di cuire i migliori traguardi e le più belle realizzazioni!
In comunione di fraternità apostolica
Mons. + Giovanni Climaco Mapelli
Arcivescovo Primate
Milano, 14 Agosto 2016
Vigilia della Festa della Dormizione della Madre di Dio - memoria del martirio di frate San Massimiliano Maria Kolbe nel lager nazista di Auschwitz

lunedì 8 agosto 2016

MUSULMANI

La presenza delle comunità musulmane nelle parrocchie, durante le messe domenicali odierne in Francia e in Italia, ha ricevuto l’apprezzamento del cardinale Angelo Bagnasco.
“Siamo molto lieti e molto grati, insieme alle nostre comunità cristiane”, nonché “grati di questa pronta risposta a un appello che aspettavamo”, ha dichiarato il presidente della Conferenza Episcopale Italiana a colloquio con i giornalisti durante la GMG di Cracovia, commentando il gesto dei musulmani, proposto in solidarietà verso la Chiesa Cattolica, ferita dagli attacchi terroristici.
“Il fatto è che non sempre abbiamo sentito una reazione corale, ora questo invece si sta creando”, ha proseguito il porporato, prendendo atto che, nonostante il mondo musulmano sia “abbastanza frammentato”, sulla “condanna netta della barbarie si può essere tutti d’accordo”.
Secondo Bagnasco, “la religione vera porta sempre all’amore, alla pace, illumina la vita, tutto ciò che invece che si tinge di morte può dirsi religioso ma non lo è, mai”. Pertanto, “la primissima risposta al fondamentalismo barbaro e brutale deve arrivare dal mondo islamico, perché se chi pratica la violenza si sente circondato da una condanna netta, chiara, permanente, senza paura credo dovrà prenderne atto”.
QUESTE LE PAROLE DEL CARDINALE,PRESIDENTE DELLA CEI.
Dopo,gli avvenimenti,successi a Venezia,in alcune parrocchie,dove alcuni musulmani ,dopo aver ricevuto L'Eucaristia,( che tra l'altro,non capisco come sia stato possibile),hanno sputato sul crocifisso.Infatti il parroco ha dovuto esporre denuncia,dopo aver avvisato,L'Arcivescovo,ordinario.
Ci aspettiamo,una presa di posizione,da parte della chiesa locale,e del Presidente Bagnasco,vista l'esultanza,con la quale,ha aperto le braccia,esprimendo sentite felicitazioni,in segno di amore universale delle religioni.
Nel contempo,ci aspettiamo,che anche noi figli di un dio minore,appartenenti a chiese cristiane,considerate non canoniche,ma che condividono,l'unica fede,e spezzano il Pane della vita,trovino accoglimento,nella forma del rispetto.Anche se questa attitudine dell'anima è molto rara,nelle strutture della chiesa Potente,che si muove sempre,in iniziative geopolitiche e di tornaconto.
Io,credo,che il Gesù della storia,divenuto il Cristo della fede,abiti nei cuori,di quanti hanno mani innocenti e cuore puro.
+Mario Metodio.

domenica 7 agosto 2016

LA DOVE' IL TUO CUORE

LA DOVE' IL TUO CUORE,E' IL TUO TESORO.
IL NOSTRO CUORE DOVE'?
+ Dal Vangelo secondo Luca
.DOMENICA 7 AGOSTO.
Il Signore comincia parlando di tesori; infatti la vita dell’uomo è fatta di desideri, l’uomo cerca e desidera sempre qualche cosa, il cuore dell’uomo è fatto di speranza, di attesa: poiché l’uomo ha un cuore, questo è alla ricerca di un tesoro. Ma quale? C’è chi è alla ricerca dei soldi, o della cultura, e così via. Ma, secondo il Vangelo, il problema fondamentale è porre il desiderio del proprio cuore in riferimento a Dio: Dio è l’unico, autentico tesoro che può salvare il cuore dell’uomo; tutti gli altri tesori possono anche essere attraenti e grandi, ma, dice il Signore, sono effimeri, incerti, dipendono dalle situazioni: come la Borsa Valori di Milano. Sulla terra ci sono ladri che possono scassinare anche le casseforti più robuste, ci sono tignole o ruggine che possono corrodere anche i tesori più preziosi. Allora, dice il Signore: Non attaccate il vostro cuore a simili tesori, da poco; il vostro cuore è degno di cose più grandi, più belle; il cuore dell’uomo è fatto, in ultima analisi, per Dio, e solo se si attacca a Dio, trova fermezza e solidità.
Se dunque sei intelligente, spendi il tuo tempo e le tue energie per fare del bene, per fare quello che conta davanti a Dio: le altre cose, prima o poi, ti abbandoneranno e tu rimarrai solo. Dio, invece, e tutto quanto è presso Dio, ti viene garantito per sempre.
Questo brano, dunque, ci chiede una decisione: scegliere . nell ’uomo c’è come un occhio spirituale, l’occhio del cuore, attraverso cui l’uomo riesce a vedere l’amore di Dio, a sviluppare la fede, a riconoscere la bontà del Signore; se l’occhio del cuore funziona bene, – se quindi uno riesce a mettersi sotto lo sguardo di Dio, e ad avere fede –, allora tutta la vita dell’uomo si orienterà bene: nel costruire l’amicizia, nell'impegno politico, nel costruire l’amore e la famiglia e così via. Se l’uomo crede e ha il cuore aperto all'amore di Dio, tutta la sua vita viene orientata nel modo giusto: sa che deve imparare ad amare, che gli altri sono fratelli e non nemici da schiacciare, che deve portare i pesi degli altri e non far portare agli altri i propri pesi... è illuminato dall'amore di Dio, dalla luce dello Spirito. Allora, occorre fare attenzione al cuore, fare in modo che il cuore sia pulito, e creda davvero nell'amore, in Dio.quello che è prezioso davanti a Dio come obbiettivo della nostra vita.






































































































































lunedì 25 luglio 2016

NON ABBANDONARCI NELLA TENTAZIONE

NON ABBANDONARCI NELLA TENTAZIONE

QUANDO PREGATE DITE

PADRE NOSTRO.





 Padre nostro è la preghiera insegnataci da Gesù. Essa contiene in modo sintetico quanto basta alle nostre necessità materiali e spirituali. Consiste di sette domande. Le prime tre sono promesse e impegni. Le altre quattro sono richieste di aiuto.

Padre nostro.
  Il
Nel Padre nostro Gesù ci rivela che  Dio non è solo suo Padre, ma anche nostro Padre e quindi ci invita ad avere con lui un rapporto filiale. Egli non è il Dio distante, freddo, giudice severo che spesso ci facciamo di lui. Egli è il Padre misericordioso descrittoci da Gesù nella parabola del figlio prodigo. Un padre generoso e misericordioso fino all’inverosimile, perdona tutti i peccati dei quali siamo pentiti, ci ama fino a dare la sua vita per noi, si preoccupa della nostra felicità e della nostra salvezza. E’ esigente, sì, ma per amore e per la nostra gloria.
Non dobbiamo lamentarci se su questa terra non possediamo tutto il bene che desideriamo, perché siamo ancora in fase di prova. Gesù ci chiama a chiedere, anzitutto, il regno di Dio e il resto ci sarà dato in aggiunta. Se cerchiamo solo i beni di questa terra, la nostra anima va in rovina, perché ci viene a mancare la linfa essenziale che ci lega a Dio datore di vita e nostro unico benefattore. Un giorno avremo la pienezza della vita. Ora siamo chiamati ad accettare i doni ricevuti e ad essere grati a Dio. Dio ha promesso di donarci tutto se stesso, il suo regno, ma non subito, bensì al termine dei nostri giorni terreni, se avremo superato la prova dell'amore.
 Dio non è solo Padre mio, ma è Padre nostro, di tutti, per cui ci invita  ad amarci come fratelli. Se aspiriamo ad ottenere una grazia con la preghiera, è necessario prima  riconciliarci con Dio e con il prossimo.  “Quando vi mettete a pregare, - dice Gesù -  se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati” (Mc 11,25).


CHE SEI NEI CIELI

Dio è puro spirito, il totalmente Altro, e vuole essere adorato in spirito e verità. La verità, però, non è di provenienza umana , ma è Cristo stesso, Via, Verità e Vita, è il suo Vangelo. Su di lui e sulla sua Parola costruiamo sulla roccia. Sulla parola dell’uomo costruiamo sulla sabbia. Se non comprendiamo l’agire di Dio è perché i suoi pensieri e le sue vie sono diversi dai nostri.
Egli è una realtà superiore, conoscibile sulla terra solo per quel tanto che ci è stato rivelato dai profeti e da Gesù e con l’esercizio della fede e dell’umiltà: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mat 11,25).
 L’adesione a Dio è un dono che ci viene dalla sua chiamata, ma, per reggere nel tempo, deve essere alimentata dalla nostra buona volontà nell’osservare i suoi  comandamenti. Solo a queste condizioni Dio si manifesta, ci parla, ci illumina: “ Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14, 21).
 Dio vuole che perseguiamo la via della perfezione nell'amore, perché possiamo realizzare la nostra immagine e somiglianza di lui ed essere adottati come figli: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mat 5,48). Solo in cielo, tuttavia, si farà vedere a noi e si farà conoscere faccia a faccia come dono totale di sé  in risposta al nostro amore.
 Dio vive in una sfera di santità, di beatitudine, di felicità, di amore, di ordine, di perfetta intesa e unità  col Figlio e lo Spirito Santo, in comunione con i suoi angeli e i suoi santi che sono in eterna adorazione e contemplazione di lui.
Dio vuole che facciamo di noi la sua dimora, il suo Cielo, per amarlo e adorarlo, perché possa istruirci e aiutarci : “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
I Cieli di Dio sono i giusti, coloro che vivono nel suo amore e nella sua volontà, che si fanno tempio di Dio con l’adesione alla sua chiamata: “Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo” (2Co 6,16).


SIA SANTIFICATO IL TUO NOME

“Sia santificato il tuo nome” esprime il nostro desiderio sincero che Dio sia glorificato e onorato da tutti, a cominciare da noi, che sia amato per il suo amore gratuito e per la misericordia  infinita che ci ha dimostrato donandoci  la vita e liberandoci dalla morte.


VENGA IL TUO REGNO

Con questa domanda esprimiamo che Dio regni nel nostro cuore e nel mondo come un re di pace, di giustizia, di amore, non come uno che comanda, ma come uno che serve: “Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).
Il regno di Dio, invocato nella preghiera, inizialmente entra nel cuore dell’uomo come una piccola cosa, ma poi, se è accolto con amore, cresce e mette frutti di opere buone: “Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo” (Mt 13,31).

Dio regna dentro di noi nella misura in cui ci sottomettiamo a lui perché sia libero di governare con la sua infinita sapienza e onnipotenza messe a nostro servizio, senza trovare da parte nostra resistenze e rifiuti che ne annullerebbero o ne diminuirebbero la forza.

Il regno di Dio è il suo amore per noi. Egli è lo sposo che viene a prendere le sue spose per condurle nelle sue dimore: “Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo” (Mt 25,1 ).

Il desiderio del regno di Dio ci santifica, accresce la fede e il nostro amore per lui, ci sprona a collaborare con la grazia, ci converte giorno per giorno, ci dona la forza di lottare contro le forze del male: ”chi rimane in me fa molto frutto”.

Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra
 Con queste parole chiediamo aiuto perché la nostra volontà, viziata dalla concupiscenza e dal peccato, sia uniformata a quella santa di Dio.

La volontà di Dio è che lo amiamo al di sopra di ogni cosa, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze e il nostro prossimo come noi stessi e che abbiamo fede in Cristo Gesù Via, Verità e Vita: “Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno”( Gv 6,40)

 Dio ha stabilito che l'uomo giusto sia simile a Gesù, che egli sia per noi un modello di obbedienza, di amore, di donazione della propria vita agli altri, di umiltà, di misericordia: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime” (Mt 11,29).

Volontà di Cristo è che ci amiamo gli uni gli altri come egli ci ha amati, che stabiliamo rapporti di pace, di giustizia, di carità: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).

Se questo non avviene, rendiamo vana la nostra preghiera, impediamo al Signore  di aiutarci e ci accolliamo tutte le terribili conseguenze che derivano da una vita senza amore: solitudine, disperazione, dolore senza fine.


Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Con questa richiesta dichiariamo che Dio è la fonte della vita, che tutto quello che abbiamo viene da lui e imploriamo che continui a donarci la vita del corpo e dell’anima.
Fra tutte le cose materiali, Gesù ci fa chiedere il pane, cibo indispensabile alla vita.
 Chiedere il cibo quotidiano, significa chiedere il  necessario per vivere oggi, senza lasciarsi prendere dall'affanno di procurarci la sicurezza del futuro, perché del futuro non abbiamo nessuna certezza, è nelle mani di Dio. Cercare il superfluo, il lusso, la sicurezza, la ricchezza, può darci qualche soddisfazione materiale, ma non spirituale. L’abbondanza dei beni materiali non favorisce il progresso spirituale, anzi lo arresta, perché essa ci distoglie da Dio, ci insuperbisce, accresce l’egoismo e ci fa chiudere il nostro cuore ai poveri.
Dacci il “nostro pane” significa che deve essere guadagnato con il nostro lavoro e non sia un pane rubato.
Per pane, però, intendiamo non solo il cibo materiale, ma  soprattutto il nutrimento della vita dello spirito, la parola di Dio,  perché “non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
C’è un altro pane da chiedere, ed è il pane sacramentale, ossia Cristo, il pane vivo disceso dal cielo, il cibo della salvezza, l’Eucaristia.  “Io sono il pane disceso dal cielo. - dice Gesù - Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51). L’Eucaristia ci assicura la divina presenza di Gesù in noi, l'unione alla Chiesa, una forte testimonianza cristiana nella società: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6,56)
 Chiediamo che Dio soddisfi  la nostra fame di verità, di sapienza, di amore, di tutte le grazie spirituali che ci sono indispensabili alla vita e alla salvezza.


Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

La domanda esprime la richiesta a Dio di perdonare i nostri peccati allo stesso modo come noi li perdoniamo agli altri. La nostra salvezza, pertanto, è vincolata al perdono che usiamo verso gli altri.Dio avrà misericordia di noi soltanto se noi l'avremo verso il prossimo: “Se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6,15).
I nostri peccati sono considerati come debiti e i debiti vanno pagati, i nostri peccati devono essere riparati: con atti di carità, col perdono verso chi ci ha offeso, con l'elemosina, col soccorso ai deboli e ai sofferenti, con l'accettazione della sofferenza.
In questo modo  Gesù ci insegna a riparare al male facendo il bene.
La risposta istintiva all’offesa è la vendetta, che è un atto che alimenta l'odio, la divisione e la violenza.Il perdono, invece, è un’opera di pace, un atto che ci libera dall’odio. Perdonando diventiamo operatori di pace e di riconciliazione.

Perdonare, tuttavia, non è la semplice rinuncia alla vendetta, il chiudersi in se stessi, evitare ogni rapporto con chi ci ha fatto del male, ma è offrire amore in risposta all’offesa, dare all’altro la possibilità di ristabilire un’amicizia interrotta.
“Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene“ (Rm 12,21), dice San Paolo.

Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

La presenza delle tentazioni nella nostra vita è permessa da Dio per metterci alla prova, per conoscere le nostre intenzioni, se lo amiamo o no.
Non chiediamo che egli ci liberi dalle tentazioni, ma che ci aiuti a non cadere in esse.
 Gesù ci vuole mettere in guardia contro il diavolo che approfitta della nostra debolezza, del nostro orgoglio, della nostra concupiscenza per tenderci insidie e farci cadere nel peccato. Noi siamo chiamati a lottare contro le tentazioni con le armi della vigilanza,  della fede, della preghiera, della carità, della parola di Dio, della pazienza.
San Giovanni afferma che "tutto il mondo giace sotto il potere del maligno"  (1G 5,19), per cui siamo nel costante pericolo di perdere la grazia di Dio.
Gesù ci consiglia vivamente l'arma della preghiera: “Pregate per non cadere in tentazione”.  E ci suggerisce anche le parole da usare: ”liberaci dal male”.