martedì 14 aprile 2015

CHI SONO IO PER GIUDICARE UN GAY?

Chi sono io per giudicare un gay.

Un esempio di come ci ricorda il Vangelo: il vostro parlare sia si e no no, il resto viene dal maligno.

Mi permetto di fare un tentativo di esegesi simbolica della frase di Francesco.
CHI SONO IO PER GIUDICARE UN GAY,QUANDO LO STESSO NON è DICHIARATO E NON CREA SCANDALO?

L’Ambasciatore francese può attendere fuori grazie.
Il nostro prelato è meglio promuoverlo.
La vicenda di Mons Ricca



Il prelato della lobby gay
Fatti e personaggi dello scandaloso passato dell'uomo che Francesco, ignaro, ha delegato a rappresentarlo nello IOR. Ecco come vive e prospera in Vaticano un potere parallelo che trama ai danni del papa

di Sandro Magister





ROMA, 18 luglio 2013 – "Nella curia si parla di 'lobby gay'. Ed è vero, c'è. Vediamo cosa possiamo fare", disse Francesco il 6 giugno a dei religiosi latinoamericani ricevuti in udienza.

E ancora: "Non è facile. Qui ci sono molti ‘padroni’ del papa e con molta anzianità di servizio", ha confidato qualche giorno fa all'amico argentino ed ex alunno Jorge Milia.

Effettivamente, alcuni di questi "padroni" hanno tramato ai danni di Jorge Mario Bergoglio il più crudele e subdolo inganno da quando è stato eletto papa.

L'hanno tenuto all'oscuro delle rilevanti informazioni che, se da lui conosciute per tempo, l'avrebbero trattenuto dal nominare monsignor Battista Ricca "prelato" dell'Istituto per le Opere di Religione.

Con questa nomina, resa pubblica il 15 giugno, Francesco intendeva collocare all'interno dello IOR una persona di sua fiducia in un ruolo chiave. Col potere di accedere a tutti gli atti e documenti e di assistere a tutte le riunioni sia della commissione cardinalizia di vigilanza, sia del consiglio di sovrintendenza, cioè del board della disastrata “banca” vaticana. Insomma, col compito di farvi pulizia.

Ricca, 57 anni, originario della diocesi di Brescia, proviene dalla carriera diplomatica. Ha prestato servizio per quindici di anni in nunziature di vari paesi, prima di essere richiamato in Vaticano, in segreteria di Stato. Ma ha conquistato la fiducia di Bergoglio in un'altra veste, inizialmente come direttore della residenza di via della Scrofa nella quale l'arcivescovo di Buenos Aires alloggiava durante le sue visite a Roma, e ora anche come direttore della Domus Sanctæ Marthæ nella quale Francesco ha scelto di abitare da papa.

Prima della nomina, a Francesco era stato fatto vedere, come è consuetudine, il fascicolo personale riguardante Ricca, dove non aveva trovato nulla di disdicevole. Aveva anche ascoltato varie personalità della curia e nessuna aveva sollevato obiezioni.

Appena una settimana dopo aver nominato il "prelato", però, negli stessi giorni in cui incontrava i nunzi apostolici convenuti a Roma da tutto il mondo, il papa è venuto a conoscenza, da più fonti, di trascorsi di Ricca a lui fin lì ignoti e tali da recare seri danni allo stesso papa e alla sua opera di riforma.

Dolore per essere stato tenuto all'oscuro di fatti tanto gravi e volontà di rimediare alla nomina da lui compiuta, sia pure non definitiva ma "ad interim": sono stati questi i sentimenti espressi da papa Francesco una volta conosciuti questi fatti.

*

Il buco nero, nella storia personale di Ricca, è il periodo da lui trascorso in Uruguay, a Montevideo, sulla sponda nord del Rio de la Plata, di fronte a Buenos Aires.

Ricca arrivò in questa nunziatura nel 1999, quando il mandato del nunzio Francesco De Nittis volgeva al termine. In precedenza aveva prestato servizio nelle missioni diplomatiche del Congo, dell'Algeria, della Colombia e infine della Svizzera.

Qui, a Berna, aveva stretto amicizia con un capitano dell'esercito svizzero, Patrick Haari. I due arrivarono in Uruguay assieme. E Ricca chiese che anche al suo amico fossero dati un ruolo e un alloggio nella nunziatura.

Il nunzio respinse la richiesta. Ma pochi mesi dopo andò in pensione e Ricca, rimasto come incaricato d'affari "ad interim" in attesa del nuovo nunzio, assegnò l'alloggio in nunziatura a Haari, con regolare assunzione e stipendio.

In Vaticano lasciarono fare. All'epoca, in segreteria di Stato era sostituto per gli affari generali Giovanni Battista Re, futuro cardinale, anche lui originario della diocesi di Brescia.

L'intimità di rapporti tra Ricca e Haari era così scoperta da scandalizzare numerosi vescovi, preti e laici di quel piccolo paese sudamericano, non ultime le suore che accudivano alla nunziatura.

Anche il nuovo nunzio, il polacco Janusz Bolonek, arrivato a Montevideo all'inizio del 2000, trovò subito intollerabile quel "ménage" e ne informò le autorità vaticane, insistendo più volte con Haari perché se ne andasse. Ma inutilmente, dati i legami di questi con Ricca.

Nei primi mesi del 2001 Ricca incappò in più di un incidente per la sua condotta sconsiderata. Un giorno, recatosi come già altre volte – nonostante gli avvertimenti ricevuti – in Bulevar Artigas, in un locale di incontri tra omosessuali, fu picchiato e dovette chiamare in aiuto dei sacerdoti per essere riportato in nunziatura, con il volto tumefatto.

Nell'agosto dello stesso 2001, altro incidente. In piena notte l'ascensore della nunziatura si bloccò e di prima mattina dovettero accorrere i pompieri. I quali trovarono imprigionato nella cabina, assieme a monsignor Ricca, un giovane che le autorità di polizia identificarono.

Il nunzio Bolonek chiese l'immediato allontanamento di Ricca dalla nunziatura e il licenziamento di Haari. E ottenne il via libera dal segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano.

Ricca, pur recalcitrante, fu trasferito alla nunziatura di Trinidad e Tobago, dove rimase fino al 2004. Anche lì entrando in urto col nunzio. Per essere infine richiamato in Vaticano e tolto dal servizio diplomatico sul campo.

Quanto a Haari, all'atto di lasciare la nunziatura pretese che dei suoi bauli fossero inviati in Vaticano come bagaglio diplomatico, all'indirizzo di monsignor Ricca. Il nunzio Bolonek rifiutò e i bauli finirono depositati in un edificio esterno alla nunziatura. Dove rimasero per qualche anno, fino a che, da Roma, Ricca disse di non voler più avere a che fare con essi.

Una volta aperti i bauli per eliminarne il contenuto – come deciso dal nunzio Bolonek – vi furono trovate una pistola, consegnata alle autorità uruguayane, e, oltre agli effetti personali, una quantità ingente di preservativi e di materiale pornografico.

*

In Uruguay i fatti sopra riferiti sono noti a decine di persone: vescovi, sacerdoti, religiose, laici. Senza contare le autorità civili, dalle forze di sicurezza ai vigili del fuoco. Molte di queste persone hanno avuto di quei fatti un'esperienza diretta, in vari momenti.

Ma anche in Vaticano c'è chi ne è a conoscenza. Il nunzio dell'epoca, Bolonek, si è sempre espresso con severità nei confronti di Ricca, nel riferire a Roma.

Eppure una coltre di pubblico silenzio ha coperto fino ad oggi questi trascorsi del monsignore.

In Uruguay c'è chi rispetta la consegna del silenzio per scrupolo di coscienza. Chi per dovere d'ufficio. Chi tace perché non vuole mettere in cattiva luce la Chiesa e il papa.

Ma in Vaticano c'è chi ha promosso attivamente questa operazione di copertura. Frenando le indagini dall'epoca dei fatti ad oggi. Occultando i rapporti del nunzio. Tenendo immacolato il fascicolo personale di Ricca. In tal modo ha agevolato allo stesso Ricca una nuova prestigiosa carriera.

Dopo il suo ritorno a Roma, il monsignore è stato inquadrato nel personale diplomatico in servizio presso la segreteria di Stato: inizialmente, dal 2005, nella prima sezione, quella degli affari generali, poi, dal 2008, nella seconda sezione, quella dei rapporti con gli Stati, e poi di nuovo, dal 2012, nella prima sezione, con una qualifica di alto livello, quella di consigliere di nunziatura di prima classe.

Tra i compiti che gli sono stati assegnati c'è stato il controllo delle spese delle nunziature. È anche da ciò è nata quella fama di incorruttibile moralizzatore che gli è stata assegnata dai media di tutto il mondo, alla notizia della sua nomina a "prelato" dello IOR.

In più, a partire dal 2006, è stata affidata a monsignor Ricca la direzione prima di una, poi di due e infine di tre residenze per cardinali, vescovi e sacerdoti in visita a Roma, tra cui quella di Santa Marta. E questo gli ha consentito di tessere una fitta rete di relazioni con i più alti gradi della gerarchia cattolica di tutto il mondo.

La nomina a "prelato" dello IOR è stata per Ricca il coronamento di questa sua seconda carriera.

Ma è stata anche l'inizio della fine. Per le tante persone rette che sapevano dei suoi trascorsi scandalosi, la notizia della promozione è stata motivo di estrema amarezza, ancor più acuta perché vista gravida di danni per l'ardua impresa che papa Francesco ha in corso d'opera, di purificazione della Chiesa e di riforma della curia romana.

Per questo alcuni hanno ritenuto doveroso dire al papa la verità. Sicuri che ne trarrà le decisioni conseguenti.

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Questo articolo è uscito su "L'Espresso"
n. 29 del 2013, in edicola dal 19 luglio:

venerdì 27 marzo 2015

convegno 17 Aprile a torino

Il 17 Aprile presso la sede di demonologia di Torino si terrà un convegno sull'angiologia dove parteciperò come relatore,parlando del recupero della predicazione e della catechesi angiologica.

Programma delle FESTIVITA' PASQUALI Anno 2015

Programma
delle FESTIVITA' PASQUALI
Anno 2015
DOMENICA DELLE PALME
29 marzo 2015
Processione con gli Ulivi
¤ Santa Messa ore 16:00
Triduo Pasquale della Passione Morte e Resurrezione del Signore
GIOVEDI SANTO
2 aprile
¤ Santa Messa in Coena Domini
presso Sala Comunale ore 18:00
VENERDI SANTO
3 aprile
¤ Liturgia della Passione
ore 15:00
SABATO SANTO ◇ DOMENICA di PASQUA
4 aprile
¤ Veglia Pasquale
Santa Messa solenne di Resurrezione
ore 23:00
¤ Giornate di meditazione presso la Abbazia di Chiaravalle - Milano
Le celebrazioni saranno presiedute dall' Arcivescovo Primate
( per informazioni : 333.8711309 )

Risposta a mons Galantino Segretario CEI

A sua Eccellenza Mons. Nunzio Galantino
Segretario generale della CEI
Via Aurelia, 468 - 00165 Roma
Tel. 06/66398457 - Fax 06/6639840

Eccellenza,
ho letto l’intervista su il fatto quotidiano, da lei rilasciata tempestivamente, a ridosso della prima seduta al senato della futura ed eventuale legislazione in materia di diritti civili. Mi colpiva la sua affermazione che qui riporto integralmente: Sarebbe opportuno interpellare le famiglie per recepire quello che la gente chiede e, con il massimo rispetto per i diritti di ognuno, evitare di mettere in secondo piano i diritti delle famiglie, padre, madre e figli”. Visto e conclamato il fatto, che la proposta è stata votata anche dai senatori regolarmente sposati e appartenenti all’area cattolica, questo mi fa pensare a una prima risposta alla sua domanda ,che cosa ne pensano alcuni cattolici, anche molto praticanti.
Di seguito mi sono permesso, sapendo di farle cosa gradita, di  trasmetterle una indagine dell’ISTAT, redatta il 19 maggio 2012,attinente alla sua richiesta conoscitiva.
Con stima
+Mario Metodio
Ausiliare Diocesi Antico Cattolica






INDAGINE ISTAT: GLI ITALIANI? MENO OMOFOBI DI QUANTO SI CREDA

Gli italiani sono più avanti dei politici che la governano: sembra essere questo il risultato sorprendente dell’Indagine Istat su “La popolazione omosessuale nella società italiana”.
L’omosessualità è un campo che ad oggi risulta poco sondato dalla statistica, vuoi perché ritenuto fino a non molti anni fa un tema “tabù” (basti ricordare le accuse di depravazione rivolte ad Alfred Kinsey per i suoi studi sulla sessualità negli anni 50) ma anche per l’effettiva difficoltà di creare le condizioni affinché gli intervistati dicano quello che effettivamente pensano.
Per questi motivi l’indagine Istat resa pubblica il 17 maggio, in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia, stupisce per la cura e il dettaglio con cui approccia il tema: mai, in Italia, Istat si era spinto a indagare una questione così spinosa, e dalla lettura dei risultati viene da pensare che il dibattito politico non potrà non esserne influenzato.
Dalle analisi emerge come il 61% degli italiani ritiene che gli omosessuali siano discriminati, percentuale che cresce all’80%  quando si parla invece di transessuali; per tre quarti degli italiani l’omosessualità non è una malattia, non è immorale e non costituisce una minaccia per la famiglia.
Se il 94% degli intervistati ritiene accettabile che una coppia eterosessuale passeggi per strada tenendosi per mano e possa baciarsi in pubblico, tuttavia tale percentuale scende al 55% quando si parla di una coppia di donne e al 52% per le coppie di uomini. Una differenza notevole, che dà conto di come il senso comune abbia ancora molta strada da fare prima di arrivare alla sensibilità di altri paesi europei.
Il 66% è d’accordo con l’affermazione “Si può amare una persona dell’altro sesso oppure una dello stesso sesso: l’importante è amare” e il 59% degli italiani considera “accettabile” una relazione “affettiva e sessuale” di tipo omosessuale.
Un dato interessante è che il 63% degli italiani ritiene che sia giusto “che una coppia di omosessuali che convive, pur non sposandosi, possa avere per legge gli stessi diritti di una coppia sposata” e il 44% è favorevole anche al fatto che queste coppie possano sposarsi. Netta, invece, è la chiusura all’ipotesi delle adozioni.  Il clima sembra insomma maturo per l’introduzione di forme di unione civile aperte anche alle coppie gay, un po’ meno per dei veri e propri matrimoni. Si tratta di dati che risentono moltissimo della distribuzione per età e per area geografica, come si può vedere da questi grafici:

La spaccatura generazionale è evidente: le prime tre classi, corrispondenti alle fasce d’età dai 18 ai 55 anni, hanno percentuali simili, con il 67% di favorevoli alla parità di diritti delle coppie omosessuali e il 50% di favorevoli ai matrimoni omosessuali; completamente diverse sono le posizioni dei 55-64enni (56% e 34%) e dei 65-74enni (48 e 23%).
Il dato territoriale, inoltre, pone in evidenza una maggiore apertura nelle regioni del centro (72 e 53%) e un atteggiamento più ostile nelle regioni del sud e delle isole (51 e 34%):

L’identikit dell’omofobo che emerge da queste come da altre domande è quello di una persona anziana che vive al sud o nelle isole; ma c’è anche un altro tratto che influenza le opinioni in materia ed è, non sorprendentemente, il sesso.
In tutte le domande poste, infatti, le donne tendono a mostrare una maggiore apertura verso gli omosessuali, apertura che è leggermente inferiore fra gli uomini; ad esempio, solo il 56% degli uomini, contro il 63% delle donne, ritiene accettabile una relazione affettiva e sessuale di tipo omosessuale; analogamente, sono più accentuate fra gli uomini posizioni omofobe che tendono a considerare l’omosessualità una malattia (28 contro 23%), immorale (30 contro 24%) o come una minaccia per la famiglia (28 contro 23%).
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domenica 22 marzo 2015

AMORE e SERVIZIO nella CHIESA




AMORE e SERVIZIO nella CHIESA
il mandato diaconale del Vescovo e il rapporto con le donne,
sull'esempio di Gesù



di  + Giovanni Climaco Mapelli 
   Vescovo povero e servo di Cristo

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Non voglio fare qui, come già fatto altrove, una trattazione teologica sul servizio del Vescovo nella Chiesa, partendo dall'episodio del Giovedì Santo della Lavanda dei piedi...
Voglio partire da un semplice aneddoto di vita, che mi è capitato un giorno mentre stavo in un Monastero di suore...
In una delle mie visite ad Assisi come Vescovo mi è capitato questo fatto particolare, che voglio qui raccontare, lo ripeto, per poter cogliere il senso del servizio vero dentro la Chiesa e la comunità fraterna.
A pranzo in un Monastero di Suore di Santa Chiara, dopo esserci seduti a tavola venne una suora anziana a servirci ed io ero in abiti episcopali...
Aveva iniziato portando la zuppiera con la minestra calda, e aveva appena messo il primo mestolo nel nostro piatto, quando io ho provato un forte senso di disagio perchè quella donna già cosi anziana poteva essere mia Mamma, e dato che per una decina di anni ho servito io il pranzo ai miei due Genitori invalidi e in particolare a mia Mamma affetta da malattia invalidante di Alzheimer ...
Ho provato un disagio che non mi ha permesso di stare seduto oltre e mi sono alzato dicendo alla suora : "Sorella , mi perdoni, io non riesco a farmi servire da Lei, perchè non lo trovo giusto, neanche come Vescovo...
Sarà che io ho servito mia Mamma che Lei mi ricorda e poi Lei ha un'età avanzata e comunque io preferisco che noi ci serviamo da noi... Non si offenda, ma è una questione profondamente interiore e spirituale..."
La suora mi ha guardato sorpresa, forse era la prima volta che un ospite e pellegrino le si rivolgeva con quelle parole...
Rimase un po' male mi è parso nei giorni successivi, ma forse poi ha capito il motivo...
Inoltre questo fatto mi ha permesso di riflettere sull'attenzione e considerazione per la "donna nella Chiesa", che spesso è trattata come serva e come suddita dell'uomo maschio...
Mentre sull'esempio di Gesù che aveva grande rispetto e sapeva valorizzare la femminilità con il suo dialogo e il suo amore verso le donne e verso Maria di Magdala, ho meditato su quanto noi maschi religiosi siamo a parole pronti ad ogni discorso sull'uguaglianza e parità dei sessi, e quanto siamo distanti dall'attuarli nella quotidianità della vita...
Nella Chiesa ognuno è chiamato, come disse Gesù di sè, a "servire piuttosto che essere servito", e questo è il centro e fulcro del Vangelo...
Prima di tutto viene questo che è il momento di inizio del messaggio stesso di Cristo incarnato...
Perchè senza la diaconia del Vescovo, simbolizzata dalla dalmatica diaconale, non può incarnarsi nessun Vangelo ...
Un gesto che ci richiama la sua Cena ultima, in cui Egli volle servire lavando i piedi ai commensali, suoi Discepoli...
Poichè come ci dice Giovanni apostolo "avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine!... "
Servire dunque è un gesto di amore, connaturato all'amore ...
Servire nonostante la nostra povertà, che è ricca di amore...
Il suo Amore ...
Avvicinandoci alla Pasqua del Signore riscopriamo la gioia di servire con semplicità di cuore ....
La diaconia di Cristo è la nostra diaconia...
Il Vescovo non è che questo: l'uomo dell'amore, il discepolo che serve nella letizia i suoi fratelli e sorelle...
Amen