giovedì 23 ottobre 2014

BIBBIA E OMOSESSUALITA’

STUDIARE PER COMPRENDERE
SI HA PAURA QUANDO NON SI CONOSCE
ESCLUDENDO SPESSO SI SCLUDE UNA PARTE DI SE’



Nella letteratura biblica del peccato,si denota una costante sottolineatura ,ad atteggiamenti umani carenti sotto il profilo etico,prima che morale e di ingiustizia,verso i poveri,gli orfani e le vedove. Se nel suo significato etimologico,il termine peccato shedde",che significa trauma,o sempre in ebraico  khata,smarrirsi,perdere la centralità delle proprie azioni,e comunque in nessun testo è in relazione alla natura sessuale.
In greco il termine usato è ..Amartia..,cioè sbagliare bersaglio,quindi per cui,il peccato nel senso biblico è creare un trauma,portare fuori strada,infrangere una relazione,non rispettare una norma imposta,si potrebbe continuare ma non è questo lo scopo.
È probabile che il problema sessuale fosse solo un aspetto di un disordine più generico, ma non viene presentato in modo tale da poter risultare utile al dibattito odierno sull’omosessualità"
È infatti interessante notare come il "peccato di Sodoma" sia interpretato all'interno della Bibbia stessa:
I testi biblici che parlano di Sodoma o fanno riferimento al racconto di Genesi 19 sono:
A. T.: Deuteronomio 29,22; 32,32; Isaia 1,9s.; 3,9; 13,19; Geremia 23,14; 49,18; 50,40; Ezechiele  16,44-49; Amos 4,11; Sofonia 2,9; Lamentazioni 4,6; Osea 11,8;N. T.: Matteo 10,15; 11,23-24; Luca 9,51-56; 17,22-37; Romani 9,29; Ebrei 13,2; 2 Pietro 2,6;  Giuda 7; Apocalisse 11,8.
Molti di loro si riferiscono esclusivamente alla distruzione di Sodoma come pena esemplare: spesso si dice che a questa o quella città sarà punita come lo è stata Sodoma, ma senza definire il peccato commesso dai suoi abitanti. Altri testi menzionano diversi peccati:
In Ezechiele 16,49 il peccato è che "vivevano nell'orgoglio, nell'abbondanza del pane, e nell'ozio  indolente; ma non sostenevano la mano dell'afflitto e del povero".In Deuteronomio 29 la colpa che motiva il paragone con Sodoma e Gomorra (ma anche con Adma e  Seboim) è "Perché hanno abbandonato il patto del Signore, Dio dei loro padri: il patto che egli stabilì con loro quando li fece uscire dal paese d'Egitto; perché sono andati a servire altri dèi e si sono prostrati davanti a loro;
Solo Giuda 7 fa un accenno a motivi sessuali dicendo: "si abbandonarono […] alla fornicazione e ai vizi contro natura". Il significato di "fornicazione" è però più ampio di quello di atto sessuale omosessuale. "Vizi contro natura" è la traduzione del greco: "seguirono/andarono dietro a un’altra carne, altra natura; il testo greco parla di altra carne e forse allude a quegli angeli che furono considerati uomini".
 Una lettura sessuale (e omosessuale) del peccato di Sodoma inizia nel  terzo secolo a. C. quando il giudaismo incontra la cultura greca e "gli ebrei che subiscono la dominazione dei greci devono confrontarsi con la pederastia e la nudità maschile durante le manifestazioni sportive. È possibile che in quel momento il giudaismo "ortodosso abbia visto nella città di Sodoma il simbolo della civiltà greca che aveva difficoltà ad accettare" (p. 65). questa lettura si trova infatti già in alcuni scritti giudaici a partire dal III secolo a. C.

Romani 1,24-27
In questo brano Paolo parla del peccato di idolatria di cui sono colpevoli i pagani. Essi avrebbero dovuto riconoscere Dio nel creatore e, in generale, "nelle opere sue" (1,20). I pagani invece pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
Dio, in cambio,
li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi (1,24)
Al v. 26ss. Paolo esplicita quello che qui ha accennato. Gli atti omosessuali sono dunque conseguenza dell’abbandono di Dio.
Paolo assume la frequenza e accettabilità degli atti omosessuali nella cultura greca come la prova che "i desideri dei loro cuori" erano diversi da quelli degli ebrei, e prosegue poi, concludendo, che questo era il risultato di un atto di Dio, che li aveva "abbandonati" a tale condizione .
È curioso che per parlare dei "desideri" omosessuali, Paolo usa tre termini greci che possono avere significato sia positivo sia negativo. Netto è invece il giudizio sugli atti sessuali omosessuali, definiti "atti infami". Il termine greco che qui Paolo usa, è utilizzato nella versione greca dell’Antico Testamento (la "Settanta") proprio in riferimento ad atti sessuali impuri nel codice di santità del Levitico. Paolo parla qui più in termini di impurità che di peccato.
Al v. 26 Paolo introduce il termine "natura". Questa parola ha oggi un significato diverso da quello che aveva nella cultura di Paolo: oggi esso ha un significato biologico; allora la parola natura faceva "riferimento al carattere proprio di un essere o di una cosa, legandolo così all’idea quasi immutabile di un ordine del mondo quasi immutabile" . Per esempio, il  portare i capelli lunghi non è nella natura dell'uomo, mentre lo è in quella delle donne! (1 Corinzi 11,13ss.)."Paolo non fa quindi una distinzione netta tra legge naturale e costume sociale".
 Paolo  condivide cioè la concezione del Levitico secondo cui l'uomo e la donna hanno nella società dei ruoli specifici che non bisogna confondere né invertire. Paolo usa il termine natura anche in Romani 11,24 per parlare dell’olivo selvatico "per natura" innestato in quello domestico "contro natura".
Dobbiamo anche qui sottolineare come per Paolo non esistano persone omosessuali per natura: per natura si è tutti eterosessuali; quindi per Paolo, il rapporto omosessuale è un tradire la natura che Dio stesso ci ha dato.
Non è poi così chiaro che cosa voglia dire che i pagani hanno ricevuto "in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento". C’è chi ha ipotizzato che la ricompensa possano essere delle malattie, ma questa interpretazione non ha alcun appiglio nel testo. Che cosa è poi il traviamento"? L’omosessualità stessa? COUNTRYMAN (p. 120) afferma che Paolo usa questa parola  sempre in riferimento a credenze erronee piuttosto che al desiderio o all’azione. […] la soluzione più semplice – e pienamente in accordo con il contesto – è prendere "traviamento" come idolatria e "ricompensa" come l’impurità della cultura dei gentili.
In 1,28 Paolo ribadisce il discorso dell’abbandono di Dio, cosicché i pagani facessero "ciò che è sconveniente" (termine legato all’impurità e non al peccato), a causa del fatto che i pagani erano "ricolmi di ogni ingiustizia, ecc.". Segue qui un elenco di peccati che Paolo considera tipici dei pagani; in essi non ve n’è nessuno di natura sessuale.
1 Corinzi 6,9 e 1 Timoteo 1,10
Questi versetti si trovano in elenchi di "vizi" o "peccati" di tipo molto diverso fra loro. Nel Nuovo Testamento vi sono diversi di questi elenchi; oltre a questi due: Romani 1,29-31; 1 Corinzi 5,9-11; Galati 5,19-23; Efesini 5,4-5; 5,21 – 6,9; Colossesi 3,18 – 4,1; 2 Timoteo 3,1-5.
Il primo termine è il greco malakòi tradotto dalla Nuova Riveduta con "effeminati". In greco esso  significa "dolci" oppure "molli"; può avere un significato sessuale, nel senso di effeminato, ma non è detto che sia così.Il secondo termine, arsenokoites, ricorre in tutti e due i brani, e pare che Paolo sia il primo a  utilizzarlo. È una parola composta da un termine che significa "maschio" e da un altro che significa "letto" ed c’è chi sostiene che Paolo lo abbia ‘inventato’ per tradurre l’espressione di Levitico 20,13 ("un uomo che ha relazioni sessuali con un altro uomo").
C’è anche chi pensa che i due termini insieme indichino il partner ‘attivo’ e quello ‘passivo’ nel rapporto sessuale omosessuale; ma non si capirebbe allora perché malakoi non compaia anche in  1 Corinzi.
Alcuni esegeti di area protestante,sostengono, che arsenokoites si trova prevalentemente in elenchi in cui si  enumerano peccati legati al denaro; poiché gli ‘elenchi di vizi’ nell’antichità erano costruiti per affinità di significato dei vizi stessi, suppone che più che un rapporto omosessuale qualunque, arsenokoites possa riferirsi a forse di prostituzione (omosessuale o meno). Riguardo al termine malakoi si protende a spiegarla,nel senso che, in fondo "effeminati" è la traduzione giusta, ma questa parola non si riferisce agli omosessuali, ma tutto ciò che – nelle relazioni etero come omosessuali – ha a che fare con la femminilità, compreso (ma non certo soltanto) il maschio che ha il ruolo passivo nel rapporto sessuale omosessuale.

In conclusione, va ribadito qui che anche il Nuovo Testamento, come l’Antico, parla di atti sessuali tra persone delle stesso sesso e non di relazioni affettive omosessuali. Gli atti sessuali omosessuali sono condannati perché si vedeva in essi un "mutamento", come dice Paolo, di ciò che è naturale, e questo per diverse ragioni, già tutte accennate: l’intrinseca infertilità di un rapporto omosessuale, il fatto che uno dei due partners (maschi, solo Romani 1 parla anche delle donne) dovesse  assumere una posizione e quindi un ruolo ‘passivo’, cioè tipicamente femminile, e quindi umiliante.
Infine perché gli esempi noti di rapporti omosessuali erano quelli pederasti, cioè tra un adulto e un giovane adolescente (cosa che, del resto, ripeteva lo schema eterosessuale, in cui un uomo sposava una ragazza in genere molto più giovane di lui, spesso ancora adolescente), oppure quelli come il rapporto padrone-schiavo, praticati nella cultura greca.
In poche parole, si dà per presupposto che un rapporto (sessuale) omosessuale sia contrario al volere di Dio, senza motivare questa opinione. Solo Paolo lo fa in Romani 1 nel modo in cui abbiamo visto, dove però più che un peccato il rapporto omosessuale è conseguenza del peccato.

Un passo avanti
Se non vogliamo fare una lettura letteralista della Bibbia, semplicemente prendendo alcune affermazioni bibliche e intenderle come regole assolute da rispettare per obbedire a Dio, dobbiamo ammettere che la Bibbia non ci aiuta nel farci un’opinione sul tema dell’omosessualità e  prendere quindi posizione.
Sappiamo che per diversi motivi, che oggi non possiamo più accettare, gli atti sessuali omosessuali sono condannati da alcuni (peraltro pochissimi) testi biblici.
Ma noi parliamo di persone omosessuali e, in questo particolare frangente, di coppie omosessuali.
Che cosa possiamo dire sulle persone omosessuali? Se le consideriamo persone esattamente come gli eterosessuali (cioè non le consideriamo "malate", "anormali", "diverse" ecc.) e, ancor più, le consideriamo sorelle e fratelli, in quanto credono in Gesù Cristo come ci crediamo noi, possiamo forse cercare nella Bibbia alcuni spunti di riflessione riguardo all’incontro con le altre persone, con l’altro, con chi è diverso da noi (dove diverso vuol dire semplicemente "non uguale" e non "inferiore").In questo senso penso che il Vescovo di Roma Francesco,abbia risposto ai giornalisti,chi sono io per giudicare un gay che vuole amare il Signore.
Io proporrei due spunti partendo da due testi biblici:
Atti 10
28 … Dio mi ha mostrato che nessun uomo deve essere ritenuto impuro o contaminato.
Galati 3,26-29
26 perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù. 27 Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né  schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.29Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d'Abramo, eredi secondo la promessa. Atti 10 mi sembra rispondere a tutto il discorso dell’impurità come è formulato nel Levitico e di cui ancora Paolo risente. Nessuna persona in sé è impura; vi sono comportamenti impuri – noi, con un'altra parola biblica, diremmo ingiusti – ma l’omosessualità non è un comportamento, ma un orientamento, dunque la persona è così, non si comporta così.
Nessuna persona è impura in sé, ci dice Atti 10, ma ognuno sarà misurato in base alla sua fede e a come questa fede "opera per mezzo dell'amore." (Galati 5,6). Proprio la concezione della grazia gratuita di Dio è fondamento dell’uguaglianza davanti a Dio di ogni persona, egualmente peccatrice, egualmente giustificata:
21 Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale  danno testimonianza la legge e i profeti: 22 vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione: 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio - 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. (Romani 3,21-24) Galati 3 afferma che in Cristo le differenze che vediamo dal punto di vista umano non ci sono più, non contano nulla; e quelle che Paolo elenca qui erano differenze enormi e di vario tipo: religiose,  di genere e sociali.
Penso che siamo coerenti con la Bibbia, cioè con l’evangelo, e l’attualizziamo correttamente se affermiamo che, per il nostro dibattito sulla benedizione della coppie omosessuali, possiamo partire dall’affermazione:
Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina;
non c’è qui né eterosessuale, né omosessuale, perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.

La Benedizione nella Bibbia
L’azione di Dio nella Bibbia non può essere vista soltanto come opera di salvezza, come spesso accade. Questo concetto non esaurisce il modo di agire di Dio; l’agire di Dio è salvezza e benedizione. Mentre la salvezza è riconoscibile attraverso puntuali atti di salvezza da parte di Dio, la benedizione  è un’opera di Dio che avviene in "processi fluenti, La benedizione nella Bibbia e nell’azione della chiesa, quali il crescere e il moltiplicarsi del popolo. "il Dio che salva è il Dio che deve venire, il Dio benedicente è il Dio presente. La benedizione nell’AT è "forza vitale", che si esplica per esempio nella fecondità. Essa può essere  descritta in senso verticale (la benedizione attraversa le generazioni), oppure un in senso orizzontale, cioè come la descrizione di una situazione o di una condizione di una comunità o del popolo(qui la situazione di benedizione può anche essere descritta con la parola shalom, cioè pace, serenità,  prosperità, benessere,...).
L’idea di benedizione ha una storia; nell’AT si possono riconoscere tre stadi (che a volte troviamo l’uno accanto all’altro):
· La benedizione all’interno della famiglia, donata da padre in figlio (vedi per es. Giacobbe che
"ruba" la benedizione del padre Isacco al fratello Esaù). Essa ha un potere quasi "magico", è unica e irrevocabile. Qui Dio non c’è, è il padre che benedice.
· La benedizione al popolo; la benedizione si lega alla storia del popolo d’Israele; essa viene
legata all'alleanza (elezione = benedizione) e quindi alla terra; essa dipende dall'obbedienza del popolo: "la maledizione inizia quando finisce l’obbedienza di Israele"
· La benedizione sull’assemblea riunita per il culto: la benedizione diventa liturgica; vedi Numeri  6,22ss.)
L’idea di benedizione non appartiene solo a Israele ma a tutto il mondo delle religioni antiche; essa è intesa come parola potente e efficace di qualcuno che ha dei poteri particolari: questo lo si vede anche nell’AT, per es. nel racconto di Balaam (Numeri 22-23).
Una grande svolta avviene quando la benedizione viene legata alla storia del popolo d’Israele; da evento "magico" diventa evento "storico".
Anche quando è il sacerdote che impartisce la benedizione, il soggetto della benedizione è Dio. Chi benedice è sempre Dio: ciò è chiaro leggendo Numeri 6,22ss. Nel NT avviene un’altra grande svolta: ogni benedizione diventa benedizione in Cristo.
Nel NT la maggior parte delle volte in cui c’è il verbo benedire è l’essere umano che benedice Dio, nel senso che lo loda. Negli altri casi spesso la parola benedizione viene usata come sinonimo di redenzione, cioè di salvezza.
Vi sono però alcuni testi, come i brani di congedo di Gesù dai suoi discepoli, in cui la benedizione ha il significato, analogo a quello che troviamo nell’AT, di presenza, aiuto, protezione: ad es. le ultime parole di Gesù nel Vangelo di Matteo: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente" (Matteo 28,20).
Quando l’opera di redenzione/salvezza di Gesù è finita inizia un’opera di benedizione: "...inizia un nuovo rapporto che è designato come comunione, presenza, benedizione" Questa opera è caratterizzata dai verbi "rimanere", "essere con", con espressioni di aiuto e di protezione.
La benedizione liturgica che conclude una liturgia è "come un ponte, che collega quanto avviene nella liturgia con quanto avviene fuori". Potremmo dire, che collega Cristo alla vita di tutti i giorni.
La chiesa annuncia da un lato l’opera di salvezza compiuta da Dio in Cristo, dall’altra annuncia (e invoca) l’opera di benedizione di Dio, che rimane con i singoli nella vita quotidiana.
La chiesa potrebbe anche non compiere alcun atto liturgico al di fuori dell’annuncio dell’evangelo. Ma nel cristianesimo è invalso l’uso per cui i momenti forti della vita quotidiana e familiare sono stati contraddistinti da momenti di preghiera in cui la richiesta di benedizione di Dio era una parte importante: nascite, morti, matrimoni, battesimi.
Il senso di questi momenti di preghiera e di richiesta di benedizione stanno nel fatto che Dio accompagna i singoli (e le famiglie) nella loro vita quotidiana; è una sorta di concretizzazione dell’evangelo per quella persona, quella famiglia concreta.
La domanda che ci viene dal  snodo è se questa preghiera e questa invocazione della benedizione di Dio sia possibile e auspicabile anche per le coppie omosessuali che decidano di condividere la loro vita e la loro fede e condividere questa decisione con la loro comunità.
Fermo restando che la benedizione non ha più il senso magico che aveva nella preistoria biblica, e non è nemmeno proprietà o appannaggio della chiesa. È Dio che benedice, non la chiesa e non un singolo essere umano. La benedizione di Dio non dipende dal fatto che noi la invochiamo o meno!
La chiesa, riunita nel culto, invoca la benedizione di Dio, chiede cioè per le persone concrete che ha davanti che Dio sia con loro, li aiuti e li protegga nel loro progetto di vita comune. Perché questo non dovrebbe accadere per le coppie omosessuali?

+ Padre Mario Metodio


mercoledì 22 ottobre 2014

NON CE' POSTO PER VOI NELLA CHIESA

Ecco il testo della Relatio finalis dell’assise dei Vescovi:
niente di nuovo… rispetto al solito…
«Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia».
QUESTA è LA FRASE PIU’ SIGNIFICATIVA : I GAY e LE LESBICHE cioè NON HANNO ALCUN DIRITTO di RAPPRESENTANZA neppure SIMBOLICA, NEL PIANO di AMORE di DIO SULL’UMANITA’ : queste cose le diceva Hitler nel nazismo…
Dunque Dio ha creato i gay e le lesbiche ( e anche  i transessuali ) affinche loro, i Ministri di Dio possano rendergli la vita impossibile con giudizi moralistici e con discriminazioni sociali di ogni tipo, e affinchè paghino questa loro natura abominevole con il disprezzo della società tutta a maggioranza, devota e fedele al disegno di Dio!…
Il Dio di questa fede della Chiesa è dunque un Dio orgogliosamente e determinatamente OMOFOBO.
E poi continua così il testo finale del Sinodo : Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
QUESTO EVITARE “OGNI MARCHIO di INGIUSTA DISCRIMINAZIONE”, senza alcuna APERTURA ai DIRITTI FONDAMENTALI delle PERSONE OMOSESSUALI HA SIGNIFICATO in QUESTI 28 ANNI di REDAZIONE di questa CURA PASTORALE partorita dall’EX SANTO UFFIZIO dell’INQUISIZIONE ( interessante che sia questo Dicastero a trattare le questioni dell’omosessualità, quello stesso Dicastero che li faceva processare, torturare e bruciare sui roghi nei secoli scorsi: non si sono neanche sforzati di cambiare la Congregazione che se ne debba occupare…  Questo la dice lunga della considerazione che hanno per le persone omosessuali, nel loro accecato odio verso il “peccato impuro contro natura” che li ha sempre ossessionati… ), nei fatti  OGNI MARCHIO di OSTILITA’, OSTRACISMO e DISCRIMINAZIONE  e NEGAZIONE di OGNI RICHIESTA di RICONOSCIMENTI GIURIDICI in AMBITO CIVILE.
Ci rendiamo conto ?!
Ratzinger ancora docet con la sua maledetta “Cura pastorale  ( psichiatrica? ) delle persone omosessuali” del 1986, quando era il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede…
Siamo sorpresi dalla deficienza, nel senso di deficere, di questi Vescovi, dalla loro ignoranza ( voluta?) sia teologica che biblica…
Hanno avuto l’ardire di definire l’amore gay fuori dal “disegno antropologico di Dio Creatore”, cioè cosa sarebbe questo amore dunque?
L’unico amore nel “disegno di Dio” è quello tra uomo e donna…
Bontà loro mandano all’ammasso milioni e milioni di persone, uomini e donne per la loro visione univoca dell’affettività e sessualità umana: su oltre 7 miliardi di abitanti sulla terra, vi sono almeno un 5 % di gay e lesbiche ( e una parte piu’ ridotta di transessuali ) , che sono comunque almeno , secondo statistiche, oltre 35 milioni di persone.
Ma questo non li smuove di un centimetro, come il Sinedrio dei farisei.
Siamo alla paranoia pura….
NON POTEVAMO ASPETTARCI NIENTE ALTRO da QUESTA CHIESA GERARCHICA , VECCHIA e in molte parti MARCIA fin dalle sue FONDAMENTA da troppo tempo e lontana anni luce dal Vangelo vero di Cristo…
Piena di tanti documenti fumosi, burocratici, digressioni infinite, questionari e contro-questionari, linguaggi astrusi e spesso incomprensibili, panegirici retorici e romanzati, insomma tutto un armamentario pesante e bolso, un cascame vecchio e polveroso che diventa autoreferente e parla a se stesso e non alle persone reali, alle loro vite incarnate, fatte di quotidiana lotta, tra sofferenza, amore, gioia , dolore, relazioni personali , malattia e morte…
Relazioni personali guardate sempre con quel fare “pretesco” e giudicante, sempre dall’angolatura etica o morale che non si riferisce neanche alla parola del Signore, al Vangelo quanto a una dottrina paolina e radical agostiniana che si  è  costituita quasi come un “contro-evangelo farisaico” , con un’acribia degna di miglior causa, e con quell’occhio indagatore e privo di empatia e di partecipazione.
NIENTE di NUOVO SOTTO L’OMBRA del CUPOLONE….
ARRIVEDERCI MAGARI FRA CENTO ANNI!
( intanto le vite delle persone vengono misconosciute e calpestate )
_______________________________________________________________
RELATIO FINALIS del SINODO dei VESCOVI  2014
L’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale
55. Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
Voto finale 118 Placet 62 Non placet
56. È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.
Voto finale 159 Placet 21 Non placet
N.B. Nessuna parola sulle “coppie gay” che , nonostante siano state approvate in tutto il Continente europeo e in quasi tutti gli Stati Uniti d’America e molti Stati del mondo, vengono volutamente ignorate: si preferisce parlare paternalisticamente ( prendendoci pure in giro ) dei figli gay nati in coppie etero ( e accenni ai bambini nati in coppie di genitori gay )…
Non solo: ma di tutti i gay torturati, incarcerati e ammazzati a causa della loro omosessualità, in tante parti del mondo, retti da dittature religiose islamiche e politiche, non si proferisce alcuna parola!
Con un silenzio di violenza inaudito, che si fa complice di queste barbarie moderne del XXI secolo !
IL TESTO FINALE  ( quello che è dato leggere finora )
IL TESTO FINALE  ( quello che almeno è dato leggere finora)     è confezionato artificialmente, con gli stessi toni e la stessa argomentazione censoria… diciamo pure urtante e indisponente…
Ne emerge una CHIESA INUTILE, ANZI DANNOSA perchè costituisce una sorta di nuovo oscurantismo in pieno Ventunesimo secolo, ed è un ostacolo all’acquisizione positiva di diritti umani e per il progresso stesso dell’umanità, di cui misconosce le conoscenze scientifiche !….
( nelle foto: il Papa nuovo Francesco sembra dire “ok va tutto bene!” rassicurando i suoi fedeli cattolici
e il vecchio Ratzinger invece si asciuga la fronte e dice “che sudata a tenere la Chiesa al suo posto: contro ogni rinnovamento, però con l’aiuto dei conservatori, ce l’ho fatta! “
IL SINODO è STATO UN FALLIMENTO…
( infatti i giornali, alla fine, dopo aver strombazzato riforme velleitarie, hanno usato un tono bassissimo ed è calato presto il silenzio…)


martedì 7 ottobre 2014

IL MESSAGGIO DI UN VESCOVO FUORI DAL SINODO.L' ARCIVESCOVO MONS. GIOVANNI CLIMACO MAPELLI

SINODO dei VESCOVI sulla FAMIGLIA:
il PAPA CHIEDE MISERICORDIA e PERDONO.... MA a CHI ?
La Chiesa del Vaticano ha radunato tutti i Vescovi del mondo per parlare del VANGELO ?
No, per parlare della FAMIGLIA...
Ah che novità..!
Sono 30 anni che continuano a menarla con sta Famiglia...
La Famiglia, la Famiglia, la Famiglia
e la Famiglia ancora....
Loro, i preti e i vescovi che "NON HANNO FAMIGLIA"....
Molto paradossale...
La Chiesa Cattolica romana ha un impianto dottrinale e teologico vetusto, arcaico: hanno chiesto "perdono" per aver condannato Galileo GALILEI durante il pontificato di Giovanni Paolo II Wojtyla cioè circa 450 anni dopo una condanna vergognosa inflittagli da Urbano VIII insieme al cardinale gesuita Roberto Bellarmino ( poi fatto santo, sempre da loro! )....
Tra Urbano VIII e Giovanni Paolo II ci sono oppunto oltre 450 anni...
Ce ne hanno messo di tempo per capire che GALILEO aveva ragione e loro torto!...
Beh ci metteranno un qualche secolo a capire che i GAY non si sono creati da soli, ma sono il frutto della natura tanto quanto gli ETERO?
Il CARDINALE gesuita MARTINI diceva che sul sesso la CHIESA è INDIETREO di 300 anni!
AVEVA VISTO BENE!
Per un credente se l'OMOSESSUALITA' è NATURALE e non produce male ad alcuno, allora vuoi vedere che è pure un DONO della CREAZIONE e dunque di DIO stesso!?
Ma come si fa ad accettarla questa , dato che c'è una Bibbia che come per il caso Galileo riteneva che la Terra era ferma e il Sole girava....
Così la Bibbia , nel libro del Levitico dell'Antico Testamento e in San Paolo nelle sue Lettere apostolica, ai Romani e Corinzi, è scritto che l'omosessualità è "abominio"...
Ovvio che la Bibbia tutta quanta è ferma alla visione pre-scientifica, non è un libro di scienza o meglio risente tutto di quella scienza di oltre vari millenni fa, quando non si conosceva molto della natura in genere e della natura umana, quando per fare solo un esempio si pensava che uno storpio non fosse un soggetto nato con una malformazione genetica bensì un mal segnato da Dio che l'ha colpito, e che dovesse scontare peccati suoi o di altri e così pure si pensava che un terremoto fosse non già un movimento tellurico delle fagli freatiche ma la mano stesso del Dio sterminatore....
La Bibbia è numinosa, usa il linguaggio pre-scientifico e credeva proprio chi l'ha scritta nei secoli di redazione, che la Terra tutta poggiasse su 12 colonne nel mare dell'infinito, come un mondo sospeso tra il nulla e il cielo....
E così Adamo che deriva dall'ebraico "adamah" significa "terra" poichè Dio lo trae dal fango e gli nsuffla lo spirito della vita, mentre Eva deriva da "Ischà" cioè la donna, che è tratta da una costola, simbolicamente e non materialmente, dal fianco di Adamo...
Ebbene che gli omosessuali esistessero ai tempi di Adamo e di Eva è certo: la natura geneticamente non è stata modificata dai suoi inizi in modo troppo grande...
Eppure la Chiesa del Vaticano, con la sua dottrina fatta di esegesi biblica superata, moralista, pre-scientifica e unilaterale, piuttosto ideologica e funzionale al suo grande apparato clericale - ecclesiale, e facendo forza sulla sua Tradizione millenaria che è piena di errori grossolani e di gravi discriminazioni e razzismi, e anche sul suo magnificato "Magistero", che non esente da condanne ingiuste, roghi e inquisizioni universali, continua imperterrita, nonostante questo pacioso nuovo Papa Francesco a trattare i gay come persone che se vivono la loro sessualità commettono grave peccato!
Allora nel SINODO parlano di MISERICORDIA e di PERDONO, ignorando che QUESTI sono FUORI LUOGO perchè semmai li dovrebbero applicare a ben altre categorie di FAMIGLIE come quelle MAFIOSE, cui sono stati loro Vescovi, molto devoti arrivando a far inchinare pure i SANTI e la MADRE di DIO e il Signore ai loro Capi BOSS nelle regioni dominate dai clan.
I GAY NON SONO NE' ASSASSINI NE' LADRI e il PAPA FRANCESCO LO SA. perchè vogliono perdonare quello che invece è solo una QUESTIONE di GIUSTIZIA e di EQUITA', IL PERDONO semmai DOVREBBERO CHIEDERRLO LORO UOMINI di CHIESA, e NON di VANGELO, perchè di OMOSESSUALI nella STORIA ne hanno fatti uccidere tanti e soffrire tanti anche oggi senza umanità alcuna!
+ GIOVANNI CLIMACO MAPELLI
Arcivescovo ( non al Sinodo)
Milano, 7 ottobre 2014













LA BARCA DELLA CHIESA STA' AFFONDANDO?

Il cammino di ogni autentico discepolo.
Delusione, dubbio, incertezza


Nel giro di una settimana a Gerusalemme è capitato di tutto.
 Gesù è stato accolto in maniera trionfale, acclamato come un re; ha trasmesso il comandamento dell’amore; durante la cena per la pasqua ha rivelato il valore del servizio con la lavanda dei piedi, ha garantito la sua presenza reale spezzando un pane e versando del vino; è stato arrestato; ha sopportato tradimenti e rinnegamenti; è stato arrestato, processato, condannato a morte, trafitto su una croce, sepolto E basta. Tutto è finito. Nel giro di una settimana sono sfumati progetti, speranze e illusioni tessuti pazientemente in tre anni di sequela fedele e attenta. Tutte le cose che abbiamo costruito, per le quali ci siamo spesi, per le quali abbiamo sudato, lottato e pianto, per le quali abbiamo anche rischiato, ci siamo esposti, sono definitivamente sigillate e oscurate dietro quella grande pietra rotolata contro l’entrata di quel sepolcro nuovo, scavato nella roccia. Sembra di sentirli: "che delusione e chi se l’ aspettava lasciamo perdere, andiamo via Basta, torniamo ad Emmaus!".
Sono i discorsi di due persone che, dopo aver vissuto una esperienza affascinante ed esaltante con Gesù, si ritrovano soli, abbandonati, sconfitti e decidono di abbandonare il "cuore" di questa vicenda per dirigersi verso il definitivo ritorno alla realtà di prima, al quotidiano di ogni giorno.

Gesù si fa compagno
A questo punto, se non conoscessimo l’esito della vicenda e se dovessimo completare la storia con i nostri sistemi, è facile intuire le reazioni: "e fate come volete pazienza peggio per voi siete grandi e vaccinati.. arrangiatevi".
C’è qualcuno che non la pensa così. "… Gesù in persona si accostò e camminava con loro" (v. 15b) e non perché gli piace mettersi in mostra e affermare la sua supremazia, tant’è che "i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo" (v. 16). E’ lui che prende l’iniziativa e soprattutto cammina al loro fianco, si fa compagno di quella strada, di quella determinata fase del loro cammino.
Certamente – e ce lo rivela l’originale del testo greco – il loro discutere e discorrere era visibilmente animato, tanto che è facile per lo sconosciuto permettersi di domandare loro: "Ma di che cosa state parlando così calorosamente?". Anche qui, con il nostro stile poco aperto al dialogo, verrebbe voglia di sostituirci alla risposta dei due discepoli: "Ma cosa vuoi? Fatti i fatti tuoi!". E forse, dopo che essi rispondono: "Di quanto è capitato a Gerusalemme in questi giorni" ed egli incalza: "E che cosa è successo?", non verrebbe voglia di rispondere: "Ma scusa, dove vivi? Dove hai la testa?". Invece è talmente forte la ferita che sentono dentro, la sensazione di essere stati ingannati, che essi sentono il bisogno di sfogarsi. D’altronde chiunque avrebbe convenuto con loro sull’assurdità della vicenda, quindi non esitano a raccontare e esprimere tutta la loro delusione.
E questo si coglie dai verbi che utilizzano: fu profeta grande speravamo fosse lui a liberare Israele I discepoli avevano i loro progetti e le loro speranze; certamente, anche sulla scia delle idee promosse dagli zeloti, ai quali era legato uno di loro, che ritenevano che la liberazione dovesse esprimersi con atti militari e tendere alla ricerca della prosperità economica e del benessere materiale. Invece Gesù non solo è condannato a morte, ma alla morte in croce, infamante, riservata ai malfattori. Questo non rientra nei loro progetti.
Anche noi abbiamo desideri, progetti, speranze cui ci aggrappiamo con tanta passione, senza considerare che alcuni accadimenti possono rivelarci che esiste un progetto di Dio, diverso dal nostro, che naturalmente non possiamo prevedere o preventivare, più grande dei nostri pensieri. Per questo non riusciamo a pensare che possa essere più bello, più utile, più entusiasmante per noi e più capace di dare fiato e speranza. Certo, non è facile aprirsi e abbandonarsi al progetto di Dio e al mistero che lo accompagna. Ma per cosa pensate che Gesù "si accosta e cammina con noi"? Non certo per una sterile comprensione affettiva o per assecondare delusioni o incomprensioni. Egli è la via, la verità e la vita. Per questo cammina con noi: per condurci sulla via; per questo ci spiega le scritture: per portarci alla verità; per questo spezza il pane: per donarci la vita.

Gesù, novità sempre nuova
Mentre i discepoli parlano Gesù li ascolta e li fa parlare. Questo è il compito del vero animatore: ascoltare e fare i modo che l’altro possa esprimere le proprie ansie e possa spiegarsi bene.
L’iniziativa dell’incontro, dicevamo, è presa da Gesù. I discepoli non solo non fanno nulla perché l’incontro possa accadere, ma quasi accettano il viandante con indifferenza, a malincuore e frappongono l’ostacolo della delusione, della rinuncia a credere e a sperare. Gesù però dà rilievo alla libertà dei discepoli, che dapprima scoraggiata e rinunciataria, viene via via rigenerata e aperta alla speranza, alla fiducia nel disegno di Dio sulla storia dell’uomo.
Gesù fa questo senza dire cose nuove. Ma sono cose che avevano bisogno di sentirsi ridire e che assumevano, in quel determinato momento e in quella specifica situazione, un significato nuovo.
E’ per questa ragione che i due, a loro volta, lo ascoltano e lo lasciano parlare: perché si tratta di parole che aprono, spiegano, illustrano, indicano, fanno vedere gli eventi della vita, anche i più oscuri, in un modo nuovo e pieno di speranza.
Sembrava loro che tutto ciò che pesava sul loro cuore a poco a poco si sciogliesse. Ed è così che, arrivati a destinazione, con semplicità e serenità gli dissero: "Perché non ti fermi con noi?". E’ molto bella questa richiesta, la richiesta di restare, di rimanere. Se ci pensate è ciò che avvenne, con inversione delle parti, all’inizio della vita pubblica di Gesù. Due discepoli lo seguono, egli si volta e dice loro: "Che cercate?" - gli dissero: "Maestro, dove abiti?" - egli rispose: "Venite e vedrete" - essi andarono, videro dove abitava e stettero con lui quella notte. Lo stare, il rimanere è il segno più eloquente della conoscenza. Capite ora l’importanza di contemplare,di aprire il cuore alla sua parola,di non tradire quell’amore che sempre ci chiama a stare con Lui. Di rivivere, la frazione del pane non come gesto rituale,ma come accoglienza della presenza di Gesù. E’ in quella fractio panis,che va fondato il discepolato.
La missione fondamentalmente è nutrire con un pane incorruttibile,o meglio la stessa persona di Gesù,la cena del Signore non ci autorizza mai a strumentalizzare la missione in progetti corruttibili. Chi pensa di nutrirsi di questo pane,permanendo nell’uomo vecchio,ancorato a progetti materialistici,non solo disonora e dissacra il pane,ma rende un pessimo servizio ai fratelli.
Ed è proprio la frazione del pane la chiave di svolta di questi due uomini. Quando due persone si amano si parlano anche solo con uno sguardo, basta un segno, la comunicazione è immediata.
Di colpo balzarono in piedi, lasciano la cena a metà e corrono verso Gerusalemme. Quel Gesù che fu profeta, che speravano liberasse Israele, che è stato ucciso in croce era apparso loro, aveva camminato con loro e aveva spezzato per loro il pane.
Ecco l’insegnamento per noi oggi: balzare in piedi, lasciare la mensa, correre nel buio per gridare a tutti: "Il Signore è veramente risorto! Noi l’abbiamo visto".
Gesù ha acceso il loro cuore ed essi non riescono più a contenere l’ardore: sentono il bisogno di comunicarlo agli altri. E’ fonte di commozione e di responsabilità sapere che Gesù chiede la nostra collaborazione per raggiungere gli altri uomini. Il testo greco ci ricorda che lungo il cammino è avvenuta la metanoia,senza questa assoluta conversione del cuore,che ci permette di consegnarci alla Sua promessa,ogni nostro gesto risulta sterile e infecondo. la missione,pertanto si delinea come adesione del cuore,cambiamento,rinuncia delle nostre prerogative progettuali. L’accoglienza non è tornaconto,l’affetto e l’amore non possono mai trasformarsi in subdoli interessi conditi con parole e gesti ipnotici,perché dobbiamo portare gli altri al nostro ovile. La pericope evangelica dei discepoli di Emmaus,si pone come tracciato esistenziale concreto,non sono io che progetto la missione,perché semplicemente non devo portare la mia persona ad essere conosciuta e contemplata,ma un’altra. Dunque,la differenza tra la mia ansia missionaria e quella di Gesù,non possono essere contingente. Portare il messaggio di un altro significa,entrare nel mondo dell’altro,conoscerlo,farlo proprio,frequentare la sua casa,ascoltare la sua parola,condividerne le idee,permettergli di convivere nell’intimità del cuore e della mente. Non si può essere discepoli senza questa metanoia,altrimenti continueremo a portare noi stessi,con le nostre idee preconfezionate,con la presunzione di aver capito tutto,di essere arrivati. Soprattutto di far passare quell’idea,del discepolato partime,quasi d’ufficio,come se il Signore ci chiedesse di stare con Lui solo quando ci fa comodo o ne sentiamo il bisogno o come riempitivo di una insoddisfazione psico-affettiva. La fedeltà è la chiave dello stare con il Signore,senza questa fedeltà gioiosa,serena,amorosa,contemplativa,spesso senza comprendere il perché,ci accorgiamo che le nostre incoerenze lentamente si trasformano in condivisione,attesa,silenzio,preghiera,solitudine. Certo è ,che questa esperienza di Emmaus,ci invita a spezzare il pane con generosità e fiducia,anche quando la nostra giornata si presenta faticosa e invasa da tanti ostacoli e pensieri negativi,anche da coloro che abitano con noi e dividono lo stesso tetto. Non rinunciamo mai a tornare a questo Pane,svuoteremmo la nostra missione e rischieremmo di dare a chi ci stano vicino solo il pane corruttibile. Non permettiamo a nessuno di impedirci di spezzare questo pane,di sottrarci a questa mensa,accondiscendendo a pseudo abbracci umani ,svuotati di ogni assiologia valoriale. La fractio panis è ontologicamente inserita nella vita del discepolo.
Chiedo a Gesù che lui stesso accompagni ciascuno di noi, come ha accompagnato i due discepoli di Emmaus, così anche noi, al termine del cammino, possiamo ripetere la loro preghiera: "Resta con noi perché si fa sera".
All’ora come oggi,rimane un solo modo di remare,per evitarne la completa deriva. Ritornare al cuore del discepolato.


+Padre Mario Metodio

domenica 5 ottobre 2014

NORME PER LE AMMISSIONI AGLI ORDINI SACRI E ALLA VITA MONASTICA

            per l’ammissione ai SACRI ORDINI (maggiori e minori) e norme per i corsi di studi teologici richiesti ai Candidati


1) per l’ammissione agli Ordini Minori, lettorato e accolitato, che si riassumono nell’Ordine del Suddiaconato, come si definisce ancora in Oriente: è previsto un corso di studi propedeutici di almeno 1 anno con relativo Attestato – previo accordo bilaterale con le Autorità Accademiche - presso un Istituto di Scienze Religiose della Chiesa cattolica romana o presso una Facoltà di Teologia sia cattolica romana che anglicana o valdese in Italia, con i corsi specifici istituiti in genere per i ministri straordinari dell’eucaristia o nel caso valdese per i laici impegnati in compiti ecclesiali (equipollenti)
Nel caso il candidato agli Ordini Minori, decida fare il percorso diaconale e presbiterale potrà ricevere una vestizione religiosa, semplice, senza voti monacali oppure nel corso degli anni, secondo le disposizioni del Superiore responsabile del percorso vocazionale e del Vescovo, una professione di voti monacali (è ovvio che chi chiede il percorso che porterà agli Ordini maggiori dovrà proseguire negli studi teologici)
2) per l’ammissione al Diaconato permanente (sia con voti monacali che uxorato ) un corso di studi almeno triennale con diploma finale (Tesi di Laurea breve) – dopo accordo bilaterale con le Autorità Accademiche –  presso un Istituto Superiore di Scienze Religiose (o presso una Facoltà Teologica sia cattolica romana che anglicana o valdese, ove fosse previsto un percorso di studi equipollente istituito per i candidati al Diaconato permanente o al Pastoralato presso i valdesi)

3) per i candidati al Diaconato e al Presbiterato si richiede il corso quinquennale ( o quadriennale ove ancora presso alcune diocesi o presso alcuni atenei si sia mantenuto questo piano di studi ) con relativo Diploma finale (Tesi di Laurea) – con accordo intercorso con le Autorità accademiche – sia presso un Istituto Superiore di Scienze Religiose che presso una Facoltà di Teologia cattolica romana o presso Atenei equipollenti valdesi, o anglicani, ove esistano più vicini alla propria residenza. La richiesta di seguire corsi presso Atenei non cattolici è concessa espressamente per motivi di ordine pratico e di vicinanza al luogo di residenza, soprattutto per candidati lavoratori, purchè, oltre all’esegesi biblica e alle altre materie principali,  vengano integrati con discipline e corsi che illustrino ampiamente la struttura della Chiesa cattolica originaria, sia romana che ortodossa (la Chiesa ortodossa è infatti una chiesa “cattolica” antica a tutti gli effetti) e abbiano a cuore lo studio dei Padri e dei primi Sette Concili Ecumenici e lo studio della storia della Chiesa Indivisa (primo millennio) secondo un’ecclesiologia e teologia patristica e apostolica approfondita.
Esistono tre vie per il presibiterato, come nella Chiesa Ortodossa di tradizione russa : Presbiteri sposati e Presbiteri celibi non monaci, ed infine Iero-monaci, cioè Presbiteri monaci con voti di monachesimo ( indicato  nelle Chiese d’ Oriente come “ordine” vero e proprio).
Le ammissioni al Diaconato e al Presbiterato dei candidati, alla fine dei corsi e dopo il conseguimento delle rispettive Tesi di Laurea, sono stabilite, udito il Consiglio Presbiterale (a votazione di maggioranza)  secondo l’ultimo insindacabile giudizio del Vescovo.
Vi sono alcune deroghe alle disposizioni presenti, stabilite in genere dettagliatamente dallo Statuto della Chiesa, che tengono presente delle condizioni personali e sociali  del candidato (età e condizioni di salute, o altre circostanze salienti della vita )  e che vanno valutate –  su istanza del candidato stesso – dal Consiglio Presbiterale, convocato appositamente dal Vescovo Primate, che avrà l’ultima definitiva decisione in merito sul caso.
* La necessità di inviare studenti e candidati presso questi Istituti ed Atenei è dovuta al fatto   che la nostra Chiesa non possiede i mezzi economici e tecnici per poter istituire queste realtà accademiche e culturali.


domenica 3 marzo 2013


  • Sua Emin. Mons. Giovanni Climaco Mapelli - Arcivescovo Primate - Milano
  • Padre Mario Metodio Crigliano - Vescovo ausiliare.

venerdì 16 novembre 2012

Il VESCOVO AUSILIARE

SUA ECCELLENZA REV.MA MONS MARIO METODIO CIRIGLIANO
VESCOVO AUSILIARE DELLA DIOCESI ANTICO CATTOLICA


Padre Mario Metodio Cirigliano,nasce ad Amendolara , CS ( il 23Maggio 1964)  da Francesco e Rocchina Marino,Secondo di tre figli. All’eta’ di 11 anni,segue la famiglia,già trasferitasi a Milano,dove a breve inizia il ciclo della scuola media.
Dopo la maturità magistrale,conseguita nel 1981,si iscrive alla facoltà di filosofia,presso l’ateneo milanese,optando per una ricerca sulla spiritualità e comunicazione multimediale,conseguendone il diploma,nel 1985.
Si approccia al mondo della comunicazione,ed è affascinato dalla metodologia della parabola evangelica, come ,forma di comunicazione,sia sul piano umano che spirituale.
Per approfondire,i suoi interessi culturali,vive per qualche anno nel meridione d’Italia a contatto anche con realtà italo-albanesi,di cui ne riconosce la ricchezza della spiritualità. In questi quattro anni di permanenza,in Calabria,offre un servizio laicale alla liturgia della cattedrale di Cassano allo Jonio,ed è ospite presso il seminario minore,avendo già ricevuto l’incarico della stessa curia di insegnante,presso le scuole medie,per mandato del vescovo Giovanni Francesco Pala.
Dal 1987 al 1991 continua l’esperienza di insegnante e frequenta da esterno la facoltà teologia,presso San Pio x di Catanzaro.
Nel 1992,decide di lasciare,l’esperienza meridionale,per ritornare al nord,presso la propria famiglia,scrivendosi alla facoltà teologica dell’Italia Settentrionale di  Milano,dove  consegue il Baccalauretato,con una tesi sulla teologia dei prefazi.
Continua l’incarico di insegnante ,presso le scuole pubbliche,sia inferiori che superiori,su richiesta della curia Arcivescovile diMilano.
Dopo un dissenso con l’allora responsabile dell’ufficio scuola della stessa curia,lo stesso non veniva rinnovato,lasciando decadere l’incarico.
Dopo qualche anno,di lavoro presso il call center di famiglia cristiana,e in diverse altre aziende del milanese con diversi incarichi e mansioni,decide di proseguire gli studi teologici,con la frequentazione del corso di licenza in teologia pastorale,presso Il San Tommaso D’Aquino a Napoli,con una tesi dal titolo : L’Imposizione delle mani tra oriente ed occidente. Con l’ingresso nella chiesa antico cattolica,come da tradizione assume il nome religioso di Metodio,scelto dall’Arcivescovo,in occasione del  conferimento del sacro myron, ,il 24 Maggio 2009 e conferimento del suddiaconato.
Il 31Maggio del 2009 viene ordinato diacono, Dall’Arcivescovo Primate ,Mons Giovanni Climaco. Riceve l’incarico di segretario dell’Arcivescovo,  e  di cerimoniere Arcivescovile . collabora con  la Parrocchia dei santi Cirillo e Metodio di Milano. Il 6 Dicembre 2009 viene ordinato presbitero e nominato parroco della parrocchia San Giovanni Climaco di Cesano Boscone-rho.
l’Arcivescovo primate,Mons Giovanni Climaco Mapelli gli affida, l’incarico di responsabile alle vocazioni e alla vita religiosa. Successivamente viene nominato cancelliere Arcivescovile e canonico della cattedrale.
Il 3 maggio 2012 viene eletto vescovo Ausiliare della diocesi e consacrato il 16 Giugno 2012 da Sua eminenza L’Arcivescovo Mapelli Primate della chiesa antico cattolica,con l’assistenza dei vescovi con consacranti.
 Il Vescovo prende la titolarità della Calabria citeriore Cosentia.
Oltre all'incarico di Vicario generale della Diocesi,si occupa del sud italia per la formazione dei candidati all'ordine o alla vita relgiosa.
vescovomario@alice.it