lunedì 12 marzo 2012

Meditazione quaresimale (Gv 2)

Meditazione a cura di mons. Mario Metodio Cirigliano,
parroco della comunità "San Giovanni Climaco" di Cesano Boscone- Rho



Fuori di qui
 
Siamo in Gv 2 e l'evangelista scrive: "Si avvicinava intanto la Pasqua dei giudei" (Gv 2,13). Perché la Pasqua dei Giudei? Nell'A.T. si dice sempre la Pasqua del Signore, che ricordava la liberazione dalla schiavitù  egiziana. La denominazione tecnica di Pasqua era la "Pasqua del Signore".
Il termine "giudei" in Gv non indica mai il popolo giudaico, ebraico, ma i capi, le autorità religiose. Quindi "dei giudei" non vuol dire "del popolo ebraico", ma "dei capi, delle autorità, dei capi religiosi". Quindi sono i capi che fanno la festa di Pasqua, mentre il popolo, in nome di questa festa, veniva sfruttato.
In che senso il popolo veniva sfruttato? Ogni maschio adulto dal tredicesimo anno di età era obbligato a salire al tempio di Gerusalemme e ad offrire un agnello per la Pasqua. Le feste religiose, quindi, erano un'occasione di grande guadagno per la casta sacerdotale (soprattutto per la casta del sommo sacerdote).
Ma non è questa la verità! La verità, infatti, è che gli agnelli non venivano offerti al Signore, gli agnelli andavano a ingrassare le pance dei sommi sacerdoti. Anche perché mica si poteva offrire un agnello qualunque. Uno pensa: "Beh, ne offro uno di vecchio, lo offro al tempio". No! L'agnello doveva essere perfetto, senza alcun difetto, quindi venivano offerti i migliori. E poi: se io parto da Nazaret mica posso portarmi dietro un agnello per centinaia di chilometri. Per cui lo dovevo comprare lì: sulle pendici del Monte degli Ulivi c'era un recinto dove dovevano essere acquistati gli animali per essere offerti al tempio. E sapete chi era il proprietario di questo recinto di animali? Era Ananìa, cioè il sommo sacerdote.
Come funzionava la cosa? Si prendeva l'agnello, lo si portava al tempio, lo si offriva, attraverso il sacerdote, al Signore. L'agnello veniva macellato, le pelli, che erano molto costose e ricercate, prese (vi erano a volte lotte mortali tra i sacerdoti per spartirsi le pelli); un po' di carne serviva per i sacerdoti e i funzionari del tempio (sacerdoti, leviti, duecento poliziotti sempre in servizio, ecc.) e il resto rivenduta alle macellerie di Gerusalemme. Dobbiamo tener presente che in certi giorni si arrivava a sacrificare qualcosa come 18.000 animali!
Per cui accadeva che il pellegrino, non solo portava la sua carne al tempio, ma poi per mangiare doveva anche pagarsela. Quindi in nome di Dio vi era un bello sfruttamento, molto costoso e remunerativo.

"E Gesù salì a Gerusalemme" (Gv 2,13). Anche Gesù, che il Battista ha già presentato come il vero Agnello di Dio (Gv 1,35) poiché obbligato, sale al tempio di Gerusalemme per offrire il suo agnello al Signore.
Il tempio non era sinonimo della nostra chiesa. Il tempio era il luogo più santo della terra: non esisteva al mondo un luogo più sacro del tempio di Gerusalemme. Quindi potevano esistere tanti templi ma vi era un unico Tempio, quello di Gerusalemme, perché solamente nel Tempio Dio si manifestava. Per questo c'erano tutte le liturgie, l'incenso, i paramenti meravigliosi del sommo sacerdote e la bellezza straordinaria della costruzione (distrutta poi nel 70 d.C.).
Quindi quando Gesù va al tempio, che cosa si aspetta di trovare? Persone che adorino, che preghino questo Signore. E invece cosa vi trova? Vi trova i venditori di buoi, di pecore, di colombe e i cambiavalute. I più ricchi offrivano buoi; quelli né ricchi né poveri, pecore; i poveri, colombe. Il tempio non era più un luogo di preghiera ma di interesse, di mercato e di profitto.
Cos'avevano astutamente fatto i sommi sacerdoti, d'accordo con gli scribi (i teologi del tempo)? Perché vi fosse sempre un introito di denaro continuo avevano istituito, oltre alle feste tradizionali dove si doveva andare a Gerusalemme, tutta una serie di offerte (alimentari o di animali) da fare per ogni colpa.
Avevi fatto peccato? Facevi la tua offerta ed estinguevi il tuo peccato. L'avevi combinata grossa? Dovevi impetrare aiuto? Dovevi guarire da una malattia? Un'offerta e ottenevi il benestare di Dio.
La Legge era impossibile da osservare ed essendo impossibile da osservare eri sempre peccatore; per quanto tu ti comportassi bene, eri sempre in peccato di fronte a Dio e per cancellare il tuo peccato dovevi fare offerte a Dio, che tradotto era al tempio.
Pensate che c'era un medico in servizio 24 ore su 24 nel tempio che doveva curare il mal di pancia dei sacerdoti da quanto questi si ingozzavano di carne! Quindi da una parte i sacerdoti predicavano contro il peccato, ma più la gente peccava più loro ci guadagnavano.
Ma ciò che era più grave era che davano un'immagine di Dio sfalsata: perché un Dio che si "offende" per ogni cosa, anche per la più piccola fesseria, come puoi sentirlo amico? Come puoi sentire l'amore di un Dio che ti fa sempre sentire in colpa per tutto?
C'è anche un'altra cosa che dobbiamo considerare. Se io ero ricco, dov'è che avrei potuto portare il mio denaro o il mio oro o le mie pietre preziose? Qual'era il posto più sicuro? Il tempio! 1. Vi erano ben 200 poliziotti sempre in servizio. 2. Chi avrebbe mai osato andare a rubare a Dio? Per cui il tempio era diventato la più grande banca del Medio Oriente. Il vero Dio adorato nel tempio non era Jahwè, il Dio di Israele, ma era Mammona, il Dio del profitto.

E cosa fa Gesù? Gesù si fa una "sferza di cordicelle" (Gv 2,15). Cosa vuol dire quest'espressione? Il Messia era rappresentato con un flagello in mano e con questo flagello avrebbe dovuto castigare i peccatori. Gesù fa proprio così e caccia i peccatori: i dirigenti e le autorità del tempio!

"E scacciò tutti fuori dal tempio" (Gv 2,15). A volte questo vangelo viene chiamato come: "La purificazione del tempio" o "la cacciata dei venditori dal tempio". Ma qui si dice una cosa diversa: Gesù non purifica niente e non caccia qualcuno. Gesù non purifica il tempio, lo elimina; Gesù non caccia qualcuno ma tutti, quelli che vendono e quelli che comprano.
Dio distrugge il tempio perché presenta un Dio nuovo, sconosciuto alle religioni. Dio non ha bisogno di offerte né di sacrifici per lui.
Nell'A.T. (e in molte religioni) si dice: "Nessuno osi presentarsi al mio santuario a mani vuote" (Es 34,20). Allora la gente andava da Dio e faceva la sua offerta, solo che Dio non voleva offerte.
Con Gesù è finito il tempo di fare offerte a Dio perché è Lui che si offre a te. Non è più l'uomo che si toglie il pane per offrirlo a Dio, ma Dio che si fa pane per nutrire l'uomo. Quelli che offrono, che danno il meglio a qualcun altro, sono i servi, ma con Gesù Dio non vuole più essere servito; anzi sarà Lui stesso a servire l'uomo.
Quand'ero piccolo dovevo fare i fioretti perché così Gesù era contento: ma io quel Gesù non lo amavo affatto perché mi impediva di guardare la tv, di giocare a calcio con i miei amici, mi toglieva il gelato, ecc. Saranno stati anche fioretti, ma a me stava antipatico un Dio così. Sembrava che ce l'avesse con me: tutto ciò che era bello, lo voleva lui!
Questa cosa è rimasta in certe forme di voti: per avere una cosa (o perché succeda una evento) io rinuncio a qualcos'altro. Allora Dio diventa un banchiere che in cambio di qualcosa ti richiede qualcos'altro. Ma Dio non è così; e non fate voti a Dio, perché Dio ha bisogno del vostro amore non dei vostri voti.

Per prima cosa scaccia via le pecore (Gv 2,15). Nel capitolo 10 di Gv, Gesù si presenta come il buon pastore che si offre e offre la vita per le pecore (Gv 10,11-18). Le pecore rappresentano il popolo: Dio, Gesù, sono i veri pastori e non i sacerdoti.
Cosa era accaduto lungo tutto l'A.T.: i sacerdoti del tempio erano ostili a Dio e così Dio cercava di comunicare con il popolo attraverso i profeti, che proprio per questo furono sempre perseguitati.
Tutto il libro del profeta Osea è una denuncia di Dio contro le offerte e i sacrifici: "Che mi importa dei vostri numerosi sacrifici; io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate, il sangue dei tori, degli agnelli, dei capri, io non lo gradisco; quando venite a presentarvi davanti a me chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili? Smettete di portare offerte inutili". E poi Dio se la prende con tutto l'incenso, i sabati, le riunioni false in nome di Dio, le liturgie, ecc.: Dio non le sopporta (se non le sopporta Dio figuriamoci il popolo!); Dio non vuole e non ha chiesto tutto questo.
Os 6,6 dice: "Voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio e non gli olocausti". E molte volte nel suo vangelo Gesù citerà proprio questa frase: "Misericordia io voglio e non sacrificio" (Mt 9,13; 12,7). Gesù si situa lungo la tradizione dei profeti dell'A.T.: "Misericordia io voglio, non sacrificio, offerte". Ma misericordia non è verso Dio ma verso il prossimo.
Solo che c'è una differenza fra Gesù e i profeti: i profeti speravano nella purificazione del tempio, che potesse tornare cioè alla sua essenza: "Il tempio è corrotto, purifichiamolo". Gesù, invece, elimina il tempio: "Prima Dio lo si incontrava nel tempio, adesso, invece, lo si incontra in Gesù".
Gesù è il santuario, il tempio, di Dio. In Gv 4 c'è il dialogo fra Gesù e la samaritana. La samaritana gli dice: "Dio va adorato sul Garizim o al tempio di Gerusalemme?". E Gesù: "Né qui né lì: è giunto un momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Gv 4,23-24).

E Gesù se la prende in particolare con i venditori di colombe: "Portate via queste cose e non fate della casa del padre mio un luogo di mercato" (Gv 2,16). Perché l'unico rimprovero è per i venditori di colombe? In fin dei conti avrebbe dovuto prendersela di più con i venditori di mucche, se non altro per lo sporco che facevano! Per due motivi:
1. La colomba, da sempre, era immagine dell'azione creatrice di Dio, del suo Spirito e del suo amore. L'amore di Dio è gratuito. Ma se l'amore viene comprato ha nome soltanto una parola: prostituzione. La casta sacerdotale ha prostituito l'amore di Dio per i propri vantaggi.
2. Le colombe erano l'offerta dei più poveri per il perdono delle loro colpe. Gesù non accetta che proprio i più poveri e bisognosi debbano svenarsi per conquistare ciò che è già loro (l'amore di Dio).

Poi ci sono le reazioni di quelli che non hanno compreso.
I discepoli non capiscono. Loro s'aspettano un riformatore e infatti citano il Salmo 69,10: "Lo zelo per la tua casa mi divora". Dal termine zelo sono nati gli zeloti, un movimento che voleva imporre con la violenza la legge di Dio.
I discepoli travisano Gesù e non vedono un'azione di eliminazione del tempio ma un'azione di purificazione, come già aveva fatto il profeta Elia. Elia aveva detto: "Sono pieno di zelo per il Signore" (1 Re 19,10). E cos'aveva fatto questo profeta? C'era una divinità pagana, che si chiamava Baal e che aveva i suoi sacerdoti. Elia non li sopportava e li sfida. Fa una prova per vedere qual è il vero Dio. Fanno una catasta di legna, ci mettono le offerte e dice: "Dove scende il fuoco dal cielo, quello è il Dio vero". Vince lui. Non poteva bastare? No. Perché in nome di questo zelo ne scannò personalmente 450!
Saulo, un altro pieno di zelo, perseguitava i cristiani.
Attenti a quelli pieni di zelo! Chiamano "zelo divino" la loro aggressività e il loro risentimento interno.
Ma neppure i Giudei capiscono: "In nome di cosa fai questo? Quale segno ci dai?" (Gv 2,18). Gesù: "Questo tempio che voi distruggerete io lo costruirò in tre giorni" (Gv 2,19). Naturalmente loro banalmente pensano alla costruzione di pietre: "Ma se è stato costruito in 46 anni!". Mentre per i Giudei il culto a Dio è solo esteriore (le pietre del tempio) per Gesù il culto a Dio è interno: Dio non vuole cose da te, vuole solo te.

Cosa dice a me, allora questo vangelo? 
1. Il vero culto è l'amore.
E forse invece di essere continuamente preoccupati di quanta gente viene o non viene in chiesa, dovremo chiederci: "Ma chi viene nelle nostre liturgie, si sente amato da Dio? Va fuori pieno di vitalità, di voglia di vivere?", oppure: "Qui la gente trova l'amore? Qui la gente impara ad amare? Qui la gente impara ad essere misericordiosa, compassionevole?".
Gesù se la ride della gente che fa l'elemosina e suona la tromba: "Guarda che cos'ho fatto!" (Mt 6,1-4). L'elemosina si fa per amore del povero e della sofferenza che ti tocca il cuore.
Gesù se la ride della gente che prega per sentirsi devota, ammirata, che sbandiera il proprio essere cristiano fedele: "Quando pregate non fatelo per essere visti? non sprecate parole come i pagani?" (Mt 6,5-8). La preghiera non è una ripetizione di parole ma le parole dell'innamorato alla sua innamorata.
Gesù se la ride della gente che digiuna, che è malinconica, triste, che si sacrifica, in nome di Dio: "Quando digiuni?" (Mt 6,16-18). Non serve a niente, Dio non vuole questo.
La gente che si sente migliore perché prega, perché è fedele ai comandamenti, perché non è come gli altri, perché non fa quello che gli altri fanno, Gesù li chiama "ipocriti" (cioè commedianti, attori). Lui non si lascia ingannare: esibiscono le loro opere solo per sentirsi migliori (Mt 6,2).
E Gesù dirà: "Se presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono" (Mt 5,23-24). Cioè: tutte le tue offerte, le tue preghiere, le tue liturgie, non servono a nulla se hai odio, risentimento, rancore, giudizio per tuo fratello.
Non è la preghiera che fa divini ma l'amore. Se poi la preghiera è amore, allora è una preghiera divina.
Vi ricorda niente questo racconto? Un uomo viene malmenato e lasciato mezzo morto sulla strada. Passa un sacerdote, un uomo di Dio, un uomo di preghiera: lui non può contaminarsi e tira dritto. Passa un levita, uomo al servizio della liturgia: neppure lui può contaminarsi, visto gli oggetti che tocca. Passa un samaritano, uno che la chiesa non la vede neanche da lontano e quando vede il poveraccio si ferma, perché è il suo cuore (cioè l'amore), e non una regola religiosa, che glielo comanda (Lc 10,29-37).
Il poeta Kabir dice: "A che serve che lo studioso ponderi parole e concetti, se il suo cuore non trabocca d'amore? A che serve che l'asceta indossi abiti del colore dello zafferano, se dentro di sé è scialbo? A che serve che tu lustri il tuo comportamento etico, fino a farlo brillare, se non c'è musica al suo interno?".

2. Il tempio sono io: dentro di me ci sono i mercanti e i cambiavalute, le pecore, i buoi e le colombe e c'è Gesù. Gesù dice ad ognuno di loro: "Fuori di qui! Questa non è casa vostra!".
La pecora è la persona senza identità: lei fa quello che le viene detto. Lei obbedisce: "Cosa dice Tizio? Cosa dice Caio? Cosa è giusto?". E' una persona rimasta bambina: non c'è nessuna presa di responsabilità della propria vita. La pecora ha rinunciato a vivere: lei segue la mandria. Sull'epigrafe si troverà scritto: "Ha vissuto tanto? ma per niente". Oppure: "Non ha mai fatto male a nessuno? perché non ha mai fatto niente".
Poi c'è il bue: è la persona testarda, ottusa, cocciuta, quella che va avanti senza guardarsi attorno. "Perché fai quella cosa?". "Non lo so!". Ma continua a farla. "Perché fai quella cosa?". "Perché l'ho sempre fatta!". "E allora?".
Un uomo ha iniziato 3 terapie di coppia e tutti gli hanno detto: "Sa, è difficile parlare con lei (tradotto: impossibile)". Ma lui si è risentito perché gli altri non l'hanno capito! E' andato da due preti: stessa cosa. E sul suo diario dove ogni sera appunta qualcosa ha scritto: "I preti sono psicologi religiosi!".
C'era una vecchietta che diceva a tutti: "Solo io e la mia amica Maria andremo in paradiso". Un giorno un giornalista andò a visitarla: "Ma davvero lei crede che solo lei e la sua amica Maria andrete in paradiso". "Sì certo!". "Ma è proprio sicura?". "Sì certo". Siccome il giornalista insisteva e continuava a chiederle: "Ma solo voi andrete in paradiso?", la vecchietta si fermò e iniziò a pensarci davvero su. Poi disse: "In effetti, a ben pensarci, non so se la Maria andrà in paradiso!".
Poi ci sono le persone colombe: sono quelle che passano di ramo in ramo, ma non rimangono mai. "Io ho fatto i corsi di Pnl, di Spiritualità, di Counseling", di tutto, ma sono sempre gli stessi. Fanno tanto per sentirsi bravi ma è solo un modo per non fare niente.
A tutti questi Gesù, il Dio in me, dice: "Fuori di qui!". Sì, bisogna cacciare tutto ciò che deturpa la sacralità, la grandezza, la bellezza di noi stessi o che ci fa schiavi.

Dentro di me poi ci sono i mercanti: sono le soluzioni a basso prezzo. Una coppia era in crisi ed è andata a farsi un viaggio ai Caraibi. Bello, ma? Un uomo è depresso da anni, e si è iscritto ad un corso di ballo. Bene, ma non basta. Una donna soffre di attacchi di panico; ha fatto due incontri con lo psicologo, poi basta  perché guarita. Forse? Un uomo si sente sempre inquieto: ha deciso che dirà ogni sera una preghiera. Bene, ma?
Dentro di me ci sono i cambiavalute: sono quelli che mi danno se io gli do qualcosa. "Se obbedisci, noi ti accettiamo. Se fai come noi, sarai dei nostri. Se mi ami, ti amerò. Se fai il bravo e non sei in peccato, Dio ti accetta". Ma si può comprare l'amore?
A mercanti e venditori, Gesù dice: "Fuori di qui, impostori!".

martedì 27 dicembre 2011

La preghiera di Natale composta dall'Arcivescovo Primate



E' NATALE ANCORA... MA IO NON CREDO!


" Imparate da me che sono mite e umile di cuore! " ( Gesù nel Vangelo )



Non credo al potere della religione che per affermarsi 
deve uccidere prima la coscienza e poi le persone.

Non credo agli uomini con le tonache che sanno dire 
tutto quello che devono fare gli altri, tranne che a se stessi.

Non credo a chi si veste di bianco 
e pensa di essere il migliore di tutti sulla terra.

Non credo a chi è molto ricco 
e dice ai poveri come devono accettare la loro povertà totale 
come degno dell'amore di Dio.
Non credo ai ministri che amministrano e non vivono.
Non credo a chi ha fatto della propria vocazione 
un lavoro per poter campare, a spese altrui.

Non credo a chi ti dice come devi nascere, come devi sposarti, 
chi amare, come devi generare, quanto generare 
e come devi morire e quando devi morire.

Non credo a chi parla di rispetto 
e invece calpesta i tuoi sentimenti e la tua dignità 
dicendoti che sei indegno di amare.

Non credo a chi distingue tra amore eterosessuale, 
omosessuale o transessuale, 
dicendoti che Dio ne ha benedetto uno solo (e maledetto gli altri).

Non credo a chi mette davanti Cristo, 
quando Cristo ce l'ha sotto i piedi.

Non credo a una parola di chi parla di amore 
e porta in cuore solo integralismo religioso e condanna.

E' Natale, e io non credo a tutti i vostri falsi presepi di gesso e di cartapesta.
Non credo alle fedi che hanno ucciso la speranza in un Dio migliore!

Cristo non è dove pensate voi che Egli sia!
La mia preghiera è questa:
insegnami, Signore, a cercarti dove Tu sei veramente;

un abbandonato che nessuno cerca e nessuno vuole.

Amen.

Lunedì 26 dicembre: Divina Liturgia Vigiliare di San Giovanni, Apostolo ed Evangelista





I passaggi teologici principali dell'Omelia dell'Arcivescovo



Lunedì 26 dicembre alle ore 18,00 della sera, l'Arcivescovo Primate mons. Giovanni Climaco Mapelli Arcivescovo e Primate della nostra Chiesa ha presieduto con i Presbiteri diocesani una Divina Liturgia in canto dedicata a San GIOVANNI Apostolo di Cristo ed Evangelista, chiamato il Teologo e il Silenzio nell'Oriente cristiano, a motivo delle profondità teologiche e spirituali toccate nel suo Vangelo che si discosta dai racconti dei tre Sinottici ( Matteo, Marco, Luca ) e con sguardo penetrante dell'Aquila (animale che simboleggia la sua teologia) scruta il Mistero del Verbo, il Logo, che è dall'eternità presso il Padre e si è "fatto carne". L'Arcivescovo ha tratteggiato brevemente ma con precisa conoscenza la biografia del suo Santo onomastico ( che divide con San Giovanni Climaco, il Padre del deserto del Sinai, nel Monastero di Santa Caterina ) dagli esordi della chiamata di Gesù fino all'addio sulla spiaggia del Mare di Tiberiade, quando Pietro chiede al Maestro quale sarà la sorte del' "Discepolo che Egli amava". I passaggi salienti toccati dal Primate sono stati il Prologo, in cui è visibilmente presente la riflessione della filosofia greca, del neoplatonismo, benché intrecciata con la cultura ebraica, proveniente dai monaci esseni del Mar Morto, per passare al corpo centrale del Vangelo, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, simbolo della Eucaristia di vita, il pane del Cielo che dà la vita eterna, fino alla Risurrezione dell'amico Lazzaro, prefigurazione di una Risurrezione in cui la vita non muore più, e all'episodio della Samaritana in cui Gesù stesso è l'acqua viva che ogni credente beve dal seno stesso di Cristo, mentre il tempio della preghiera è quello degli adoratori di Dio in spirito e verità, e non per appartenenze canoniche da rivendicare, in una religione legalistica e chiusa, che si contende primati tra Samaria e Gerusalemme. L'episodio dell'Unzione a Betania, dove l'amore è più grande di qualunque peccato e la donna disprezzata dai Farisei diviene icona della grande misericordia del Padre e del Signore Gesù. Infine l'ingresso trionfale in Gerusalemme per la Pasqua che è narrato con una vivezza di immagini che sembra di esserci in mezzo, preludio a una tragedia incombente cui Cristo volutamente non vuole sottrarsi, perché la volontà del Padre viene prima di ogni cosa: il Padre, che il discorso della Cena ultima, mette al centro di tutta la sua missione salvifica, e come inizio di ogni ministero. Il Padre ha mandato Gesù, Gesù manda i suoi Discepoli: e il mandato viene anche rappresentato simbolicamente ma concretamente nella Lavanda dei piedi, come ultimo atto di amore fino alla fine, e come atto di servizio, vero comandamento alla Chiesa in ogni tempo, senza il quale tutto perde di senso e di significato. Il discorso della Cena che è una summa della teologia trinitaria, del Padre col Figlio e con il Consolatore: il testamento di addio ai suoi Discepoli, in cui l'amore che fu all'inizio sarà per sempre oltre la fine, perché i cuori non siano turbati e la fede sia radicata in questa certezza e speranza del suo ritorno, dove la gioia sarà grande e mai nessuno potrà sottrarla. "Il rimanete nel mio Amore, come Io rimango nel suo Amore (del Padre) ", è la circolarità dell'Amore divino che non si esaurisce mai, ma rimane in eterno.
Questi i punti principali toccati dall'omelia dell'Arcivescovo.
Al termine dei Vesperi di San Giovanni e della Santa Messa mons. Giovanni Climaco ha impartito la solenne benedizione, e augurato a tutti i presenti un Anno Nuovo 2012 ricco di occasioni di spiritualità e di carità viva nella Comunità dei fratelli e sorelle e verso chiunque, vicino o lontano, noi dovessimo incontrare sulla strada della nostra vita.


LA SEGRETERIA DIOCESANA ARCIVESCOVILE


p. s. Consigliamo due volumi per meditare sulla figura e l'opera di SAN GIOVANNI APOSTOLO ed EVANGELISTA : Commento al Vangelo di Giovanni, di Sant'Agostino (Edizioni Paoline 1976) e La Follia di Dio : il Cristo di Giovanni, di Alberto Maggi (Edizioni Cittadella 2010). Due testi lontani nel tempo, molto diversi sotto il profilo contenutistico eppure complementari per un approccio generale. Il primo seguendo l'antica tradizione del commento spirituale ricco di suggestioni ed intuizioni di grande profondità teologica che l'autore universalmente conosciuto assicura ci descrive come il Quarto Evangelo era recepito già nel IV secolo dalle Chiese che sorgevano sul Mediterraneo e influenzavano il nostro Occidente.
Il secondo per la ricerca esegetica incalzante e coerente, e per gli aspetti inediti che suscita nel delineare un Cristo giovanneo non scontato e non agiografico, ma fortemente in urto con l'istituzione religiosa farisaica, che in questi tempi di conformismo ecclesiale e di piattume teologico non può che essere foriero di quello Spirito che Giovanni ha indicato nel colloquio tra Gesù e Nicodemo di notte, e che a dispetto delle gabbie clericali "soffia proprio dove vuole e quando vuole!"

mercoledì 21 dicembre 2011

Solenne Divina Liturgia nel ricordo del Natale di Nostro Signore


La Solenne Divina Liturgia verrà accompagnata
da canti natalizi
eseguiti dal Maestro di fama mondiale
Stefano Ligoratti.

Breve biografia del Maestro:


Stefano Ligoratti, nato a Milano nel 1986, è pianista, organista, clavicembalista, compositore, Direttore d'Orchestra.
Nel 2006 ha conseguito presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, i diplomi in Organo e composizione organistica con il massimo dei voti e la lode, e in Pianoforte con il massimo dei voti, la lode e la menzion d'onore. Nello stesso giorno ha conseguito anche il Compimento Medio di Composizione tradizionale, con votazione 10/10.
Nel luglio 2007, sempre al "Verdi" di Milano e sempre a pieni voti, si diploma anche in Clavicembalo, e nell’A.A. 2008-2009 consegue anche il Diploma di Biennio di specializzazione in Pianoforte e quello di  Direzione d'Orchestra. Sta inoltre ultimando gli studi di Composizione.
Ha studiato il Pianoforte con  Maria Gloria Ferrari, Riccardo Risaliti, Leonardo Leonardi e Daniele Lombardi, l'Organo con Eva Frick Galliera e con Ivana Valotti, il Clavicembalo con Ruggero Laganà e Maria Cecilia Farina, la Composizione con Paolo Arcà, Danilo Lorenzini e Mario Garuti, e Direzione d'Orchestra con Julius Kalmar, Herbert Handt e Daniele Agiman.
Dopo il primo concerto organistico, tenuto nel 1999, ha affiancato gli studi in Conservatorio ad una intensa attività concertistica, esibendosi per importanti enti concertistici sia in Italia che all’estero, nelle vesti di solista, camerista (sia come pianista, che come organista e clavicembalista) e Direttore d’Orchestra. In particolare ha tenuto diversi recital per l'Associazione musicale “ClassicaViva”, come pianista solista, organista, Direttore, pianista di musica da camera. Si è esibito come solista presso il Conservatorio di Milano e quello di Lugano, la Triennale di Milano, gli Amici del Loggione del teatro alla Scala di Milano, Festival “Mito”, “la Società dei Concerti” di Milano.
E’ vincitore di diversi premi in Concorsi nazionali e internazionali, tra cui il concorso di Castrocaro per l’“XI Rassegna dei migliori diplomati 2006” e il prestigioso concorso pianistico europeo “Mario Fiorentini” di La Spezia, svoltosi nel gennaio 2010, nel corso del quale ha vinto sia il primo premio, che quello del pubblico, che quello per il pianista più giovane.
Direttore artistico del Network musicale “ClassicaViva”, per la quale incide in esclusiva, si è esibito con grande successo alla guida dell’omonima orchestra, da lui fondata nel 2005, spesso nella duplice veste di pianista solista e Direttore.
Incide per l’etichetta discografica “ClassicaViva” per la quale sono usciti due CD: “Variazioni … e dintorni”, pubblicato nel 2007 e “Fantasie”, pubblicato nel 2009.
Si dedica con passione alla riscoperta del grande repertorio, che ripropone - affiancato a quello di brani rari e poco eseguiti -  in tutte le proprie poliedriche vesti di musicista, dal Rinascimento fino ai giorni nostri.
Il debutto nella grande stagione 2009-2010, avvenuto l’11 novembre 2009 per la Società dei Concerti, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano con un recital solistico, ha segnato un’importante svolta nella sua carriera di concertista.

lunedì 19 dicembre 2011

Gli auguri del clero diocesano all'Arcivescovo per l'anniversario di Consacrazione Episcopale

Nel corso della solenne Divina Liturgia in ricordo del V anniversario di Consacrazione Episcopale del nostro Arcivescovo e Primate, il Cancelliere Arcivescovile, mons. Mario Metodio Cirigliano, a nome del clero diocesano ha pronunciato questo discorso:



Eminenza Reverendissima,
correva l’anno del Signore 2006,quando il giorno 14 dicembre,veniva consacrato vescovo nella,nella chiesa di Bergamo, dedicata alla Teotokòs, la santissima Madre di Dio,per le mani di Sua Beatitudine Evloghios,al quale va il nostro deferente saluto.
Sono trascorsi cinque anni da quel giorno luminoso e di grazia,dove Lei ha costantemente mantenuto nei gesti e nelle parole,quello spirito di umiltà,di mansuetudine e di profonda paternità. In tante occasioni sia liturgiche che di incontro,lei ci ha sempre insegnato che la passione per il vangelo di Cristo,va coniugata con la passione per la vita,soprattutto per quella vita che non trova nel perbenismo clericale,l’accoglienza,la comprensione e l’amore. Ci ha insegnato a coniugare l’amore alla carità e la carità alla giustizia,poiché non ci può essere esperienza di Dio,quando si cercano appannaggi e scorciatoie. Il signore ,come lei ci testimonia guarda solo alla purezza del cuore,poiché nell’intimo ci insegna la sapienza. Il cammino verso il Signore non è uno sforzo psicologico,perché dio non è il nostro compagno di merenda. Non è neanche una ricerca di consensi,perché chi si fida di Lui non ha nulla da temere.
Probabilmente adesso più che all’ora,percepisce sempre più come il Pastore al quale viene affidato il gregge,non può non sperimentare da una parte la presenza amorevole del Signore e dall’altra la durezza del cuore dei figli ,faticando a comprendere il cammino verso Dio.
Carissimo Padre,
lei vive nell’oggi la stessa esperienza di Gesù,quando a Cafàrnao,percepisce che nei suoi discepoli si adombra la debolezza e la caduta della fede. Ma il Maestro non scende a compromessi con i suoi discepoli,anzi alza la posta in gioco e rilancia la sfida della fede.
In questa divina liturgia abbiamo pregato e sperimentato come solo nell’affidamento totale al Signore si prosegue nel cammino,ricordando a ciascuno di noi, come da soli non possiamo nulla ,con Lui possiamo tutto.
Eminenza,
a nome di tutta la diocesi, dei presbiteri e i candidati in formazione, esprimo con stima riconoscenza e affetto ,la vicinanza e la condivisione del ministero,augurandole di vero cuore di continuare la sua opera pastorale nel segno del Buon Pastore,che è sempre stella splendida e mattutina.

domenica 11 dicembre 2011

Quinto anniversario della Consacrazione Episcopale del nostro Arcivescovo e Primate


Quinto anniversario di Consacrazione Episcopale
di Sua Eminenza
mons. Giovanni Climaco Mapelli


L'Arcivescovo e Primate della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica,
Sua Eminenza mons. Giovanni Climaco Mapelli,
nel V anniversario della sua Consacrazione Episcopale
avvenuta nella chiesa della Santissima Madre di Dio in Bergamo
il 14 dicembre 2006,

presiederà una Solenne Divina Liturgia di Ringraziamento 
con tutti i presbiteri e ministri della Diocesi

domenica 18 dicembre 2011 alle ore 10.30
presso la Chiesa Parrocchiale
dedicata a Santa Maria Consolatrice e San Massimo Vescovo
in Torino, Corso Inghilterra 35.

Le comunità e le parrocchie dell'intera Diocesi
si stringono in preghiera unanime attorno al loro pastore,
ringraziando il Signore Onnipotente ed Eterno
per questo grande dono.

martedì 6 dicembre 2011

7 dicembre 2011: Divina Liturgia nel ricordo di Sant'Ambrogio, patrono della nostra Chiesa Diocesana


Mercoledì 7 dicembre 2011

Sant'Ambrogio, Vescovo di Milano
patrono della nostra Chiesa Diocesana

In onore di Sant'Ambrogio, Vescovo di Milano
e celeste patrono della nostra Chiesa Diocesana,
mercoledì 7 dicembre 2011
alle ore 18.00
verrà officiata una Solenne Divina Liturgia
presieduta da Sua Eminenza
+ Mons. Giovanni Climaco Mapelli,
arcivescovo e primate,
nella nostra parrocchia dei Santi Cirillo e Metodio
in Milano, via G. Govone 54 (all'interno della galleria).

Preghiamo il Signore Dio Onnipotente affinchè, per l'intercessione del santo vescovo Ambrogio,
la nostra Chiesa possa essere segno della presenza del Signore
accanto ad ogni uomo, in ogni luogo e tempo.